Scorta mediatica contro la disinformazione

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Il fronte “No Ad” sembra proprio che stia combattendo una “mission impossible”. Era così qualche anno fa quando è cominciato tutto. Ed è peggio, se vogliamo, in una fase come questa, in cui l’opinione pubblica viene giornalmente “asfaltata” da una informazione pre-confezionata. C’è la guerra, bellezza! E c’è la politica che balbetta su tutti i fronti. O meglio, nel clima di confusione generale, in cui davvero si stenta a far venir fuori il profilo dei reali bisogni popolari, assistiamo all’indecoroso spettacolo di un ceto politico che approfittando della disattenzione generale pensa più che altro a curare i suoi interessi di bottega. E l’Autonomia differenziata è lo strumento migliore. I cosiddetti partiti tornano nei territori, da cui in realtà non se ne sono mai andati, per tenere a puntino e sempre pronte per l’occasione le loro “macchine elettorali” a stretto contato con lobby e filiere di interesse. Stanno sui filoni più promettenti: Sanità, Trasporti, Scuola, Ambiente. Tutti settori al centro delle deleghe chieste al Governo.

Detto questo, la questione va analizzata dal punto di vista delle possibilità reali che abbiamo di far arrivare i nostri contenuti e il nostro messaggio al cosiddetto “uomo della strada”. Alcuni segnali di queste settimane sono obiettivamente interessanti ma certo non bastano a invertire la tendenza.

Dal punto di vista mediatico, dopo l’evidenziazione del tema presso l’opinione pubblica, a partire dall’intervista del ministro Calderoli al Corriere della Sera, c’è il rischio che si generi una grande confusione perseverando nella “esclusione programmata” dai media mainstream di chi da tempo si batte contro l’Autonomia differenziata anche attraverso un importante lavoro di controinformazione e far precipitare così tutto dentro una sterile polemica politica fine a se stessa. Rischia di affermarsi una chiave, quella del divario Nord-Sud o, peggio, delle fantasiose “potenzialità territoriali” che non solo è inservibile per far capire cosa sta realmente accadendo ma che finisce per essere un aiuto al disegno complessivo di
stampo leghista.

Purtroppo la trasversalità degli interessi sul tema non permette di fare chiarezza. Per dirla in breve, si fa fatica a legare la questione sociale alla neo-frammentazione amministrativa e istituzionale del Bel Paese, cavalcata dal centro-destra, dal Pd e da poli e poletti vari fuori e dentro le compagini politiche presenti in Parlamento.

Per battere questo disegno abbiamo pochi mezzi. E su questo non ci facciamo troppe illusioni. Sarebbe già qualcosa, però, se si riuscisse a coordinare il nostro lavoro mediatico e di produzione dei contenuti. Unendo le forze, ovviamente nel rispetto dei ruoli e delle autonomie delle varie componenti, si potrebbe far arrivare un messaggio più netto e distinto all’opinione pubblica, provare a montare qualche campagna social, funzionalizzare gli sforzi evitando di produrre doppioni, sfruttare le capacità specifiche e le professionalità di ognuno a beneficio di tutta la rete “No Ad”, attivare la sana pratica del confronto per mirare meglio all’obiettivo, etc.

Sembra evidente che da qualche tempo le pratiche mediatiche hanno subito una trasformazione rilevante. O stai in modo efficace sui social puntando alla viralità oppure devi pregare che qualche redazione del mainstream prenda in considerazione una “ospitata” di pochi minuti. E’ un reale gioco al massacro al quale dobbiamo sapere opporre intelligenza e organizzazione. Al di là di quelle che sono le sfumature nel fronte “No Ad” va capito che dobbiamo innanzitutto ristabilire il profilo della posta in gioco.

Non c’è una parte del Bel Paese che ci guadagna e una parte che ci perde; tutti soccombiamo inesorabilmente.
Alcuni soccomberanno subito altri nel medio periodo. Sinceramente fa un po’ ridere amaramente la figura rimediata da Bonaccini che in qualità di presidente della Regione Emilia Romagna si appresta a chiedere aiuti dopo la recente alluvione. Ma come, il sostenitore dell’autonomia regionale che al primo rovescio piagnucola gli aiuti dello Stato centrale. Se non portiamo a galla questo sarà difficile poi far emergere l’indignazione popolare.

Come procedere operativamente? Abbiamo intanto lanciato un appello ai comunicatori della rete militante a fare “massa critica”.
Un primo strumento è raccogliersi intorno ad una newslettere, che con cadenza settimanale è operativa dal 4 maggio 2023. Gli step da bruciare in tempi rapidi sono altri. Innanzitutto, creare un flusso bi-direzionale con i territori, da cui far affluire notizie e informazioni utili alla campagna.

Vanno messi in campo contenuti qualificati, storie, interviste, approfondimenti. E nello stesso tempo bisogna fare in che dai territori arrivino segnalazioni su giornalisti che nelle rispettive testate locali possano mostrarsi sensibili ai temi “No Ad”. Secondo passaggio, occorre concntrarsi su campagne social. Va abbracciata la prospettiva di produrne a ritmi industriali. Le potenzialità le abbiamo, il punto è riuscire a coordinare la rete. Terzo step, va investito il mainstream creando i contatti con le redazioni delle testate più importanti. Parallelamente, occorre dotarci di format consolidati e professionali facili da gestire e mettere in campo che mettano la nostra rete in condizione di lavorare in modo indipendente sulla diffusione dei contenuti. La Scorta mediatica è aperta a tutti i contributi e a tutte le esperienze che comunque sono già in atto.

Fabio Sebastiani

Giornalista
Coordinatore di “Scorta mediatica” Tavolo NO AD

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