Francia. Donne migranti tra Calais e Grande-Synthe
PH: Clementina Maiullari
Women Refugee Centre: tra vulnerabilità, resistenza e solidarietà
Clementina Maiullari 1
Le jungles di Calais e Grande-Synthe sono, da anni, un simbolo drammatico delle politiche migratorie in Europa.
Calais – Tra le persone che vivono in accampamenti informali in attesa di poter raggiungere l’Inghilterra, le donne sono esposte ad una condizione di particolare vulnerabilità. Soprattutto per chi viaggia da sola, il rischio di violenza fisica e psicologica, prostituzione forzata e sfruttamento è estremamente alto.
Le temperature rigide di questo inverno, insieme agli interventi continui della polizia che, ogni due giorni a Calais e ogni tre o quattro settimane a Dunkerque, smantella i campi confiscando tende ed effetti personali, peggiorano ulteriormente la situazione.
A questo si aggiunge la carenza di spazi privati per il bagno e la doccia, oltre all’assenza di strutture statali adeguate ad accogliere le donne in ambienti sicuri, rendendole ancora più vulnerabili.
In questo contesto estremamente difficile, la rete di organizzazioni e volontari della società civile che rispondono ai bisogni delle persone migranti nel nord della Francia rappresenta un faro di speranza. Women Refugee Center (RWC) si dedica, in particolare, al supporto delle donne e delle loro famiglie.
Ogni giorno, con il nostro team di Grande-Synthe, raggiungiamo il punto di distribuzione per fornire beni essenziali come prodotti sanitari, vestiti, tende, sacchi a pelo e sim card. Tuttavia, a causa della presenza crescente di trafficanti e dell’alto tasso di violenza, non possiamo addentrarci nella jungle e siamo costrette ad aspettare le donne appena fuori.


Qui cerchiamo di creare uno spazio sicuro e riservato esclusivamente a loro, per instaurare un rapporto di fiducia che ci permetta di ascoltare le loro necessità più profonde e prenderci cura delle situazioni più fragili.
Tre giorni alla settimana abbiamo la possibilità di utilizzare una palestra provvista di docce calde e di uno spazio abbastanza grande da permetterci di organizzare attività di cura personale e di fornire informazioni cruciali. Spieghiamo alle donne le misure di sicurezza da adottare durante il loro viaggio verso l’Inghilterra (safety on the sea) e su cosa fare una volta arrivate.
Parlare con loro ci ha fatto capire quanto sia fondamentale creare un ambiente di benessere e di cura di sé, un luogo, che pur tra le difficoltà quotidiane, offra momenti di “normalità” e protezione. È qui che impariamo che riconoscere la vulnerabilità non significa vittimizzare, ma riaffermare la dignità e il rispetto che ogni donna merita.
Durante una partita a calcio, H., giovane ragazza eritrea, ha condiviso con noi la sua passione per lo sport e ci ha detto, nonostante tutto, di sentirsi viva.
Soprattutto a Grande-Synthe, molto più che a Calais, trovare una sistemazione per la notte per le donne e le famiglie che ne hanno è una grande sfida. Ogni giorno un autobus parte la mattina per portare chi vuole in strutture gestite dallo stato francese, dove si può rimanere per due settimane. Tuttavia, questi centri sono lontani dalle jungles e, quindi, poco pratici per chi vuole raggiungere l’Inghilterra, dato che non ci sono mezzi a disposizione per tornare sulla costa.
Questa strategia fa parte di una politica più ampia attuata nei confronti dei migranti nel nord della Francia: piuttosto che garantire un’assistenza adeguata, si cerca di scoraggiarne la presenza, allontanandoli dai confini invece di affrontare realmente la questione umanitaria.
Solo nei giorni in cui le temperature sono estremamente rigide una palestra a Dunkerque viene messa a disposizione per la notte. Molte donne, però, ci raccontano che, essendo uno spazio misto, spesso non si sono sentite a loro agio o hanno vissuto esperienze negative. Per questo alcune di loro scelgono di non andarci e rimanere a dormire all’aperto nell’attesa che le condizioni meteorologiche siano favorevoli per attraversare la Manica.


Durante i turni a Calais, le nostre mattine iniziano con la preparazione del freeshop: carichiamo la macchina con vestiti e prodotti essenziali, accuratamente divisi per taglia, che nel pomeriggio portiamo alle donne durante il maraud, il nostro giro tra i diversi punti dove vivono. La grande giungla di Calais è stata smantellata nell’ottobre del 2016, ma da allora numerosi piccoli insediamenti continuano a formarsi.
Ogni giorno, inoltre, ci rechiamo al centro diurno di Secours Catholique – Caritas France che, grazie al prezioso impegno dei volontari, offre uno spazio sicuro e un momento di sollievo dalle difficoltà della vita negli accampamenti. Qui le persone possono riposarsi, usufruire di servizi essenziali e ricevere supporto, in un ambiente che cerca di restituire loro un senso di dignità e umanità.
Nella stanza dedicata esclusivamente alle donne possiamo organizzare attività, ma soprattutto creare un ambiente di ascolto e cercare, quando possibile, una sistemazione per la notte. Rispetto a Grande Synthe, a Calais esistono alcune opzioni in più. La prima risorsa a cui ci rivolgiamo è il 115, il call centre che gestisce l’accesso al centro di accoglienza statale situato in città.
Le donne e le famiglie possono dormirci solo una notte: salvo rare eccezioni, è quasi impossibile ottenere un nuovo pernottamento. In teoria, chi non ha mai usufruito di questo servizio dovrebbe avere diritto incondizionato a un posto.
Nella pratica, però, ci siamo più volte trovate di fronte a rifiuti. Una volta esaurita questa opzione, per chi non vuole accedere ai CAES (Centre d’Accueil et d’Évaluation de Situation), ad un’ora dalla città, cerchiamo, nel limite delle possibilità, altre soluzioni.
Tra queste, al momento, c’è MSH (Maria Skobtsova House), che offre una soluzione più a lungo termine per donne e bambini, con 12 letti e una cucina in comune o alcune stanze in hotel messe a disposizione da Medici senza Frontiere che possono ospitareper tre notti.
Un’altra risorsa è il sistema di Hébergements Citoyens, una rete di cittadini che, con grande generosità, ospitano per una notte le famiglie in difficoltà, offrendo un esempio straordinario di solidarietà e resilienza.

Tuttavia, le opzioni disponibili non sono infinite e non è sempre possibile trovare una soluzione per tutti. Spesso ci troviamo costrette a poter offrire solo una tenda e delle coperte per trascorrere la notte all’aperto nonostante l’evidente vulnerabilità della loro situazione.
In questo contesto, l’attenzione alla fragilità e all’umanità diventa ancora più urgente. Nonostante l’impegno costante e la dedizione delle organizzazioni che lavorano sul campo, la condizioni delle donne migranti tra Grande-Synthe e Calais rimane estremamente precaria e difficile.
Le politiche attuali, che trattano la migrazione come una minaccia da contenere, contribuiscono a creare un ambiente di insicurezza e sfruttamento, con un impatto particolarmente visibile sulle donne e le famiglie. Le risorse disponibili non sono, purtroppo, sufficienti a garantire un supporto adeguato.
È evidente che il lavoro della società civile non possa sostituire una politica migratoria nazionale ed europea giusta, che sappia riconoscere la vulnerabilità e soprattutto la dignità delle persone in movimento e adotti misure concrete per garantire un pieno rispetto dei loro diritti fondamentali, in particolar modo ai confini.
- Neo laureata nel corso magistrale in Human Rights and Mutli-Level Governance. A inizio 2025 ho iniziato un tirocinio a Calais con la ONG O’s Refugee Aid Team (ORAT) ↩︎
5/3/2025 https://www.meltingpot.org/










Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!