DAZI E CONTRODAZI SEGNANO LA FINE DI UN GRANDE FETICCIO: LA UNIONE EUROPEA
di Giuseppe Amata
E’ stato sempre noto che tutti i mass media italiani e stranieri appartengono ai diversi grandi gruppi capitalistici e che i giornalisti informano dall’angolo visuale degli interessi dei loro padroni. Pertanto, denunciando la loro disinformazione, sforziamoci di capire qual è il significato dei dazi decretati da Trump e dagli eventuali controdazi in via di allestimento da parte della Commissione europea.
E’ chiaro a Trump, e il suo establishment ne è consapevole, che i dazi determinano una recessione produttiva di tutta l’economia mondiale, quindi momentaneamente anche di quella americana. Certo le Borse europee crollano e anche quelle asiatiche e la stessa Wall Street.
Attenzione, però, quando il mainstream dice che in Borsa sono stati bruciati immense quantità di denaro, perché dobbiamo saper discernere. E’ vero che la Borsa scende quando l’offerta di titoli (azioni e obbligazioni) è superiore alla domanda, ma se non ci fosse domanda la Borsa ristagnerebbe. E allora se ci sono i compratori vuol dire che costoro comprano a prezzo decrescente perché fanno operazione di concentrazione e centralizzazione dei capitali rafforzando i propri trust, monopoli o multinazionali che dir si voglia, oppure perché pensano di vendere successivamente quando inizierà il rialzo, in quanto nel modo di produzione capitalistico tutti i fenomeni hanno un andamento sinusoidale e non rettilineo . Inoltre, i dazi di Trump determineranno a lungo termine l’accentuarsi della concorrenza interimperialistica per la rispartizione delle aree di influenza estere che stanno velocemente diminuendo, in quanto la Cina sta diventando la prima potenza economica mondiale e sulla sua spinta i BRICS+ stanno instaurando i loro rapporti economici sulla base dei principi di eguaglianza, di non ingerenza negli affari interni, sul reciproco vantaggio commerciale, sul dissolvimento del vecchio ordine economico imposto dal colonialismo e dall’imperialismo e sulla ricerca tendenziale (ci vorrà un po’ di tempo) di una nuova moneta di conto e nello stesso tempo di riserva internazionale al posto del dollaro.
Il dollaro, come è noto, è stato imposto nel dopoguerra come segno dell’egemonia mondiale americana, sia dopo Bretton Woods con la convertibilità 1 oncia di oro = 35 dollari (apparentemente corretta nella forma, niente affatto nella sostanza perché la Federal Reserve stampava dollari non sulla base dell’oro depositato dalle Banche centrali a Fort Nox, bensì sulle esigenze della politica imperiale americana che moltiplicava le basi militari estere e gli armamenti ed inoltre doveva pagare gli stipendi ai suoi soldati e a quelli stranieri associati come in Corea e soprattutto in Vietnam ed in altre zone del mondo), sia a maggior ragione a partire dal 15 agosto 1971 con l’abolizione della convertibilità dei dollari svalutati che giravano nel mercato mondiale per riottenere l’oro secondo gli accordi del 1944.
Di conseguenza, riducendosi ai giorni d’oggi le rispettive aree di influenza dei Paesi imperialistici, la concorrenza riguarderà i loro mercati interni sia delle merci che dei capitali e, pertanto, Trump, costatando che gli USA hanno perso il potere egemonico (economico e politico) nel mondo, determinatosi dopo il dissolvimento della Unione Sovietica, da tre anni accelerato anche dall’andamento della guerra per procura contro la Russia (voluta da Biden col sostegno all’Ucraina fino al suo ultimo uomo), vuole distruggere economicamente la Unione Europea invadendo i suoi mercati interni con merci americane e di rimando chiamando negli USA i capitali finanziari europei allettati dai maggiori rendimenti.
Gli stupidi dirigenti della UE e i giornalisti al loro seguito dicono: siamo 400 milioni, abbiamo un vasto mercato interno, buone tecnologie, manager esperti, tecnici e operai specializzati altamente professionali, se ci uniamo possiamo sconfiggere economicamente la politica di Trump e se ci riarmiamo anche con la deterrenza nucleare diventiamo una grande potenza, difendiamo l’Ucraina e sconfiggiamo la Russia. Ritorna in auge il vecchio sogno di Napoleone che aveva ridimensionato le imprese coloniali della Francia per conquistare tutta l’Europa, in seguito di Hitler per accaparrarsi i granai sovietici (per nutrire le sue truppe aggressive e affamare quei popoli uniti in Stato sovranazionale) e soprattutto i giacimenti petroliferi del Caspio importanti per l’industria tedesca (la terza direttrice dell’Operazione Barbarossa scatenata il 22 giugno del 1941 doveva giungere fin lì ma fu fermata e sconfitta nell’epica battaglia di Stalingrado, conclusasi nel gennaio del 1943 segnando l’inizio della fine della potenza nazista). Il sogno ora è fatto proprio della nipotina di Adolf e da quanti sproloquiano sulla unità europea, sia che si trovano collocati negli emicicli parlamentari a destra oppure a sinistra, sia che scendono nelle piazze con la bandiera blu con stelle, sia che scomodino prezzolati uomini dello spettacolo a vaneggiare il mito europeo, in realtà il feticcio europeo.
Ci domandiamo: la Unione Europea dove si approvvigionerà di materie prime energetiche e di altro tipo per far funzionare le sue industrie e per riscaldare gli uffici e le abitazioni, dopo che ha imposto le sanzioni alla Russia e ha disdetto i vantaggiosi contratti energetici di gas e petrolio?
Certo che se si accentuerà la competizione con gli USA non li otterrà più nemmeno da loro, forse le avrà a prezzo triplicato rispetto a quello già caro di oggi in confronto con quello degli accordi con la Russia. Che farà, tornerà al carbone come alla fine del Settecento e per tutto l’Ottocento?
E gli effetti disastrosi sull’ambiente, inclusa la salute degli abitanti, in seguito ad una utilizzazione sovrabbondante, è stata messa a calcolo?
Utilizzerà l’energia solare costruendo centrali di grande capacità?
Ci vorrà tanto tempo e dal punto di vista del calcolo economico capitalistico, cioè considerando l’azienda come unità di produzione, il costò sarà notevole (diversamente in un’economia socialista considerando il territorio come unità di produzione) ed inoltre le possibilità di determinare continui processi produttivi per realizzare maggiori profitti si ridurrà (ecco perché la cosiddetta transizione energetica non ha avuto sviluppo), pur diminuendo i danni da inquinamento.
Con il fotovoltaico nelle abitazioni?
Oppure, come molti eurocrati pensano, posizionando i pannelli solari nelle aree fertili di pianura o di bassa collina od anche in alta collina e montagna?
Follia pura, in quanto nel primo caso si sottrae terra fertile per lo sviluppo agricolo e nel secondo caso per i grandi fenomeni di erosione del suolo e quindi di alluvioni verso le città che si determineranno.
La Unione Europea aveva la possibilità di un corretto sviluppo economico sulla base del reciproco vantaggio con tutti i Paesi del Continente Euroasiatico, come ha scritto Marco Pondrelli nel suo libro omonimo di qualche anno addietro. In fondo era il sogno di Mattei, De Gaulle e Brandt. Ma gli eurocrati di Bruxelles e i capi di Stato europei che trasformarono la CEE in UE con aspirazioni imperialistiche, a partire dagli accordi di Maastricht e successivamente con la costituzione della Banca centrale europea non come ente di diritto publico, ma come una banca privata che svolge una funzione pubblica ma divide i profitti tra i capitalisti azionisti, hanno tradito l’aspirazione che avevano propinato alle masse ingenue europee sulla creazione di uno Stato sovranazionale, mentre hanno di fatto tentato di costruire lo Stato delle multinazionali.
Noi comunisti, lo possiamo dire con forza e ad alta voce, non siamo caduti in questo trabocchetto, nel quale erano caduti o erano coscienti molti Partiti che si definivano socialisti, e avevamo parlato chiaro sin dalla costituzione del MEC dicendo che era un accordo dei monopoli europei per allargare i loro mercati e a maggior ragione dopo con la CEE, la quale anziché armonizzare la politica economica dei diversi Stati, in particolare quella agricola, ha ulteriormente aggravato le differenze regionali esistenti (da noi in particolare la storica questione meridionale) creandone altre (come scritto in tanti libri e su marx.21.it) e inoltre danneggiando i territori di alta collina e montagna con scelte scellerate come il set aside.
Ora stiamo assistendo alla crisi finale della UE, crisi preconizzata nei nostri articoli da quando la UE si è imbarcata a fomentare il colpo di Stato di Euromaidan del 2014 e a sostenere tutte le scelte aggressive verso il popolo del Donbass rappresentato dalle repubbliche popolari di Lugansk e Donest. Nello stesso tempo abbiamo combattuto contro le sirene europeiste che sguazzano negli scogli di sinistra del mare nostrum e che col loro canto cercano di ingannare i giovani mentre di fatto aiutano i capitali finanziari e le fabbriche di armi.
In conclusione, avanzando la sconfitta militare dell’imperialismo in Ucraina, si stanno creando nuove condizioni che faciliteranno la lotta dei popoli contro l’imperialismo e quella dei Paesi progressisti per realizzare la pace e una comunità mondiale dal destino condiviso. In tal senso si inquadra l’incontro al vertice tra Putin e Xi Jinping che ci sarà in occasione della celebrazione del 80° anniversario della vittoria sul nazismo (Mosca 9 maggio parata sulla Piazza Rossa) e dalle conclusioni che ne verranno capiremo anche quale sarà il percorso da compiere e come si dovrà realizzare un Fronte unito popolare.
8/4/2025 https://www.marx21.it/










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