Israele sta per svuotare Gaza
Israele è pronta a portare avanti la più grande campagna di pulizia etnica dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Dal 2 marzo ha bloccato l’arrivo a Gaza di cibo e aiuti umanitari e ha tagliato l’elettricità, in modo che l’ultimo impianto di desalinizzazione dell’acqua non funzioni più. L’esercito israeliano ha occupato metà del territorio (Gaza è lunga 40 km e larga 7-8 km) e ha imposto ordini di evacuazione per due terzi di Gaza, dichiarandoli “zone vietate”, compresa la città di confine di Rafah, circondata dalle truppe israeliane. Di fatto Israele sta per svuotare Gaza.
Venerdì il ministro della Difesa Israel Katz ha annunciato che Israele “intensificherà” la guerra contro Hamas e utilizzerà “tutte le pressioni militari e civili, compresa l’evacuazione della popolazione di Gaza verso sud e l’attuazione del piano di migrazione volontaria del presidente degli Stati Uniti [Donald] Trump per i residenti di Gaza”.
Da quando Israele ha unilateralmente posto fine al cessate il fuoco il 18 marzo, che oltretutto non ha mai rispettato, il paese ha effettuato bombardamenti e attacchi incessanti contro i civili, uccidendo oltre 1.400 palestinesi e ferendone oltre 3.600, secondo il ministero della Salute palestinese. Secondo le Nazioni Unite, ogni giorno vengono uccisi in media un centinaio di bambini. Allo stesso tempo, Israele sta incitando alle tensioni con l’Egitto per gettare quelle che sospetto saranno le basi per un’espulsione di massa dei palestinesi nel Sinai egiziano.
Il ministro delle finanze Bezalel Smotrich, facendo eco a Katz, ha dichiarato che Israele non toglierà il blocco totale fino a quando Hamas non sarà “sconfitto” e i restanti 59 ostaggi israeliani non saranno rilasciati.
“Non entrerà nemmeno un chicco di grano a Gaza”, ha promesso.
Ma nessuno in Israele o a Gaza si aspetta che Hamas, che ha resistito alla decimazione di Gaza e al massacro di massa, si arrenda o scompaia.
La questione non è più se i palestinesi saranno espulsi da Gaza, ma quando saranno cacciati e dove andranno. La leadership israeliana è apparentemente combattuta tra spingere i palestinesi oltre il confine con l’Egitto o spedirli in paesi africani. Gli Stati Uniti e Israele hanno contattato tre dei governi dell’Africa orientale (Sudan, Somalia e la regione separatista della Somalia nota come Somaliland) per discutere il reinsediamento dei palestinesi vittime di pulizia etnica.
Le conseguenze di una pulizia etnica su vasta scala saranno catastrofiche, metteranno a repentaglio la stabilità dei regimi arabi alleati con Washington e scateneranno una tempesta di proteste nei paesi arabi. Probabilmente significherà la rottura delle relazioni diplomatiche tra Israele e i suoi vicini Giordania ed Egitto, già vicini al punto di rottura, e spingerà la regione più vicina alla guerra.
Le relazioni diplomatiche sono scese al minimo storico dalla firma degli accordi di Camp David nel 1979. Le ambasciate israeliane al Cairo e ad Amman sono in gran parte vuote, con il personale israeliano ritirato a causa delle preoccupazioni per la sicurezza seguite all’incursione in Israele di Hamas e di altre fazioni armate palestinesi il 7 ottobre. L’Egitto ha rifiutato di accettare le credenziali di Uri Rothman, nominato ambasciatore israeliano lo scorso settembre. L’Egitto non ha nominato un nuovo ambasciatore in Israele quando l’ex ambasciatore, Khaled Azmi, è stato richiamato l’anno scorso.
I funzionari israeliani accusano l’Egitto di violare gli accordi di Camp David aumentando la sua presenza militare e costruendo nuove installazioni militari nel Sinai settentrionale, accuse che l’Egitto dice essere inventate. L’allegato del trattato di pace consente ulteriori attrezzature militari egiziane nel Sinai.
L’ex capo di stato maggiore israeliano, Herzi Halevi, ha messo in guardia da quella che definisce la “minaccia alla sicurezza” dell’Egitto. Katz ha detto che Israele non permetterà all’Egitto di “violare il trattato di pace” tra i due paesi firmato nel 1979.
I funzionari egiziani fanno notare che è Israele ad aver violato il trattato occupando il corridoio di Philadelphi, noto anche come asse Salahuddin, che corre lungo i 14 km di confine tra Gaza e l’Egitto e che dovrebbe essere smilitarizzato.
“Ogni azione israeliana lungo il confine di Gaza con l’Egitto costituisce un comportamento ostile contro la sicurezza nazionale egiziana“, ha dichiarato al quotidiano in lingua araba Asharq Al-Awsat il generale egiziano Mohammed Rashad, ex capo dell’intelligence militare.
“L’Egitto non può restare a guardare di fronte a tali minacce e deve prepararsi a tutti i possibili scenari”.
I funzionari israeliani chiedono apertamente il “trasferimento volontario” dei palestinesi in Egitto. Il membro della Knesset Avigdor Lieberman ha dichiarato che “spostare la maggior parte dei palestinesi da Gaza al Sinai egiziano è una soluzione pratica ed efficace”. Ha messo a confronto l’alta densità di popolazione (Gaza è uno dei luoghi più densamente popolati del pianeta) con le vaste “terre inutilizzate” nel Sinai settentrionale egiziano e ha osservato che i palestinesi condividono una cultura e una lingua comuni con l’Egitto, rendendo qualsiasi deportazione “naturale”. Ha anche criticato l’Egitto perché presumibilmente “beneficia economicamente dell’attuale situazione politica”, in qualità di mediatore tra Israele e Hamas e “raccoglie profitti dalle operazioni di contrabbando attraverso i tunnel e il valico di Rafah”.
Il think tank israeliano Misgav Institute for National Security, composto da ex ufficiali dell’esercito e della sicurezza israeliani, ha pubblicato un documento il 17 ottobre 2023, in cui chiede al governo di approfittare dell’“opportunità unica e rara di evacuare l’intera Striscia di Gaza” e di reinsediare i palestinesi al Cairo con l’assistenza del governo egiziano. Un documento trapelato dal Ministero dell’Intelligence israeliano proponeva di reinsediare i palestinesi da Gaza nel Sinai settentrionale e di costruire barriere e zone cuscinetto per impedire il loro ritorno.
Qualsiasi espulsione avverrebbe probabilmente rapidamente con le forze israeliane, che stanno già radunando senza pietà i palestinesi in aree di contenimento a Gaza, conducendo una campagna di bombardamenti sostenuti contro i palestinesi intrappolati e creando portali di evacuazione porosi lungo il confine con l’Egitto. Ciò comporterebbe una situazione di stallo potenzialmente letale con l’esercito egiziano, mettendo immediatamente in crisi il regime egiziano di Abdel Fattah El-Sisi, che ha descritto la pulizia etnica dei palestinesi a Gaza come una “linea rossa”. Da lì a un conflitto regionale il passo sarebbe breve.
Israele ha preso possesso di territori in Siria e nel sud del Libano, come parte della sua visione di un “Grande Israele”, che include l’occupazione di terre in Egitto, Giordania e Arabia Saudita. Desidera ardentemente i giacimenti di gas marini al largo della costa di Gaza e ha lanciato piani per un nuovo canale che aggiri il Canale di Suez, per collegare il porto israeliano in bancarotta di Eilat sul Mar Rosso al Mar Mediterraneo. Questi progetti richiedono lo svuotamento di Gaza dai palestinesi e il suo popolamento con coloni ebrei.
La rabbia della popolazione araba, una rabbia di cui sono stato testimone negli ultimi mesi durante le mie visite in Egitto, Giordania, Cisgiordania e Qatar, esploderà in una furia giustificabile se si verificheranno deportazioni di massa. Questi regimi, semplicemente per mantenere il potere, saranno costretti ad agire. Gli attacchi terroristici, sia da parte di gruppi organizzati che di lupi solitari, prolifereranno contro obiettivi israeliani e occidentali, in particolare gli Stati Uniti.
Il genocidio è un sogno di reclutamento per i militanti islamici. Washington e Israele devono, in qualche modo, comprendere il costo di questa barbarie. Ma sembra che lo accettino, cercando stupidamente di cancellare coloro che hanno espulso dalla comunità delle nazioni, coloro che chiamano “animali umani”.
Cosa credono che succederà, secondo Israele e Washington, quando i palestinesi saranno espulsi dalla terra in cui hanno vissuto per secoli? Come pensano che reagirà un popolo disperato, privato di speranza, dignità e mezzi di sostentamento, massacrato da uno degli eserciti tecnologicamente più avanzati del pianeta? Pensano che creare un inferno dantesco per i palestinesi attenuerà il terrorismo, frenerà gli attacchi suicidi e favorirà la pace? Non riescono a capire la rabbia che si sta diffondendo in Medio Oriente e come instillerà un odio verso di noi che durerà per decenni?
Il genocidio a Gaza è il più grande crimine di questo secolo. Tornerà a perseguitare Israele. Tornerà a perseguitare noi. Porterà alle nostre porte il male che abbiamo perpetrato sui palestinesi.
Si raccoglie ciò che si semina. Abbiamo seminato un campo minato di odio e violenza.
Originale di ScheerPost, 13 APRILE 2025
https://scheerpost.com/2025/04/13/israel-is-about-to-empty-gaza
Traduzione di Enzo Gargano per il Centro Studi Sereno Regis
17/4/2026 https://serenoregis.org/









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