Umanità in esilio. Cronache dalla frontiera alpina
Didier Fassin, Anne-Claire Defossez Umanità in esilio. Cronache dalla frontiera alpina, (Milano, Feltrinelli, 2025)[1]
Didier Fassin[2] è medico e antropologo francese e Anne- Claire Defossez, sociologa, anch’ella francese e fra l’altro, studiosa dei bambini di strada e donne in America Latina. Hanno svolto una ricerca che è durata cinque anni sulla frontiera alpina fra l’Italia e la Francia. Questa frontiera fra le montagne, percorsa da molti secoli in tutti e due i sensi da muratori, operaie e balie, contrabbandieri, soldati, profughi religiosi e politici, è diventato lo scenario dell’ennesima tragedia della migrazione. Dal 2015 molti uomini, donne, bambini, adolescenti e adulti, fuggendo da Afghanistan, Iran, Siria, Maghreb e da diversi paesi dell’Africa subsahariana , provano ad attraversare le Alpi italo-francesi fra Oulx, Clavière o Bardonecchia fino a Modane o Brianꞔon in un tentativo di aggirare le forze dell’ordine francesi che pattugliano il confine.
Gli autori li chiamano esuli, per il carattere forzato del loro viaggio della speranza. L’esilio sempre rinnovato è, secondo gli autori, una “forma di vita”, termine preso da Wittgenstein ma che essi usano per significare modi di esistenza che presentano delle caratteristiche comuni, qualunque sia il luogo, mettendo in tensione questioni etiche e politiche (corsivo mio, p.24). Intendono svolgere un”analisi situazionale” delle vicende della frontiera come quella svolta nel 1940 dall’antropologo sudafricano Max Gluckman per analizzare le relazioni sociali e politiche messe in luce dall’inaugurazione di un ponte. Gluckman ha esaminato una catena di eventi sociali per mettere in evidenza i fattori macrosociologici e politici in gioco nel Sudafrica dell’apartheid.
Le vicende della frontiera alpina si compongono per Fassin e Defossez in un “caso esteso”, coinvolgendo in momenti diversi gli stessi attori : esuli, cittadini, “solidali” e volontari delle associazioni, politiche statali, interventi delle forze dell’ordine, la montagna e la frontiera stessa. In seguito agli attentati terroristici a Parigi del 2015, fu revocata la libertà di circolazione entro lo spazio Schengen. Le postazioni alpine, da alcuni decenni poco attive, vennero rinforzate in nome della lotta contro il terrorismo. La frontiera fu “estesa”ad una fascia di 20 kilometri, entro la quale chiunque poteva essere fermato e espulso. In genere la persona fermata veniva riaccompagnata in Italia dalla Croce rossa italiana.
Nel frattempo diverse guerre civili africane e mediorientali, coinvolgendo anche interessi e forze delle grandi potenze, avevano costretto alla fuga milioni di persone, in grande parte verso i paesi attigui, ma in alcuni casi verso Europa e altri paesi industriali. Fra quelli che arrivavano alla frontiera franco-italiana, molti erano passati per il deserto africano ed i campi della Libia, e per viaggi terribili per mare, proseguendo direttamente in treno o pullman fino alle Valle di Susa. Altri raccontavano delle torture e umiliazioni sofferte sulla rotta balcanica in Grecia e alle frontiere serbe e croate. Altri ancora fuggivano da condizioni intollerabili sperimentate in Italia (p.198). Quando incontravano i ricercatori, alcuni erano stati uno o più anni in Italia e parlavano meglio l’italiano che il francese o l’inglese, anche quando erano cresciuti in paesi francofoni o anglofoni.
Il “caso esteso” della frontiera è bene illustrato dalla concatenazione di tre vicende descritte nel libro. Sono legate ad eventi in Francia, Italia e nei paesi di provenienza degli esuli, colpiti da guerre civili. La prima vicenda fu una grossa manifestazione sul Col d’Échelle, ben pubblicizzata e finanziata, di Génération identitaire, associazione di estrema destra, fondata nel 2012 e costruita imitando la Lega italiana. Génération identitaire è erede di una rete carsica di gruppi militarizzati di destra, formati a partire del 1990, a volte dichiarati fuori legge (come G.I stessa nel 2021), responsabili di azioni anti musulmane e anti-immigrazione in diverse parti della Francia. Alla manifestazione sul col d’Échelle, ad un’altitudine di 1762 metri, parteciparono attivisti di diversi paesi.
Due giorni dopo in seguito ad una “caccia“ (questo termine è usato sia dai “solidali” sia dalla stampa per descrivere le azioni delle forze dell’ordine, che lo rifiutano (p.206 )), alcuni militanti “catturarono” quattro esuli esausti e spaventati, consegnandoli poi ai gendarmi. La manifestazione di Génération Identitaire fu tenuta nel 21 aprile 2018, giorno in cui l’Assemblea Nazionale francese discuteva una legge su Asilo e immigrazione. Il giorno dopo alcuni cittadini e associazioni di diversi paesi europei attenti alla tragedia che si stava svolgendo sulla frontiera, si diedero convegno a Clavière in Valle di Susa. Decisero di fare una “ traversata solidale”, percorrendo la strada fra Oulx a Briançon in pieno giorno e passando per il colle del Monginevro, a 1854 metri.
Alcune centinaia di persone parteciparono alla traversata, accompagnando qualche dozzina di esuli africani. La polizia di frontiera li lasciò passare ma più tardi arrestò tre manifestanti non francesi con l’accusa di aver favorito l’ingresso irregolare in Francia di stranieri. Come diceva un partecipante, la manifestazione della destra si è dimostrata una trappola. In seguito a questi avvenimenti e all’irrigidimento delle politiche statali francesi, diversi corpi di polizia anche da altre parti della Francia furono mandati a Briançon a pattugliare la frontiera, fino a raggiungere 250 uomini.
La militarizzazione del confine con grande dispiego di uomini, veicoli e strumentazione, tende a rendere più brutali i rapporti fra forze dell’ordine e esuli, provocando uno sforzo maggiore di protezione da parte delle reti solidali locali, in linea con una lunga storia di salvataggi e solidarietà nella zona alpina. La presenza militare rende più rischioso e spaventoso il percorso per gli esuli. Sono costretti a passare per i valichi più pericolosi lasciando delle vittime sul terreno e subendo traumi duraturi (p.182,p.359,p.207).
Alcuni gruppi di volontari civili, partendo da Brianꞔon, tentano di trovare gli esuli, spesso smarriti nelle montagne, prima che incontrino la polizia. Vogliono proteggere i loro diritti, ridurre il loro trauma, curare le ferite, offrire beni di prima necessità e soprattutto fornire una guida fino al rifugio di Brianꞔon. Qui possono rifocillarsi, riposare, sentire un po’ di calore umano e riprendere il loro viaggio verso altre destinazioni. La società civile a Brianꞔon non protesta, alcune persone denunciano gli esuli, ma molte persone fanno di tutto per aiutare gli esuli e il rifugio con doni e volontariato (p.326).
Sembra che questo si possa dire anche di Oulx in Valle di Susa. Coerentemente con il loro posizionamento come “cittadini” attenti alla situazione in Francia, gli autori di Umanità in esilio non commentano quello che succede in Italia, ma potrebbe essere utile accennarvi in questa sede. In genere l’attenzione dei mass-media e del loro pubblico in Italia è stata concentrata sulle tragedie dei naufragi nel Mediterraneo e sulle politiche governative, passate e presenti, intese a regolare o “fermare” l’immigrazione via mare. Si legge anche dei “respingimenti” a Ventimiglia di persone, in particolare africane, che tentano di entrare in Francia. Anche sulla frontiera alpina, dove passano persone di diverse nazionalità, sono gli africani e le persone con la pelle scura ad essere più spesso fermati e trattati bruscamente, a suggerire che a volte degli atteggiamenti razzisti informino le azioni di amministratori e forze dell’ordine (p.181,217).
Alcune notizie sulle paure e dei pericoli affrontati dagli esuli nei loro tentativi di attraversare le montagne fra la Valle di Susa e Briançon filtrano a Torino dove abito. Si racconta in genere di esperienze terrificanti, compiute di notte e senza guide, senza vestiti adatti né conoscenze pertinenti. Diverse Ong organizzano delle raccolte di abiti, cibi e medicinali per sostenere i volontari che prestano assistenza alle persone che prima di tentare la salita si fermano nei rifugi ad Oulx in Valle di Susa (p15). Alcune associazioni offrono corsi di formazione per i volontari. Quello che colpisce nel contesto Italiano, tuttavia, e che ha reso possibile in passato anche la nascita e relativa riuscita degli Sprar,[3] è la collaborazione fra istituzioni pubbliche e associazioni private. Un stralcio del sito della Fondazione Talità Kum che gestisce il rifugio Solidarietà Massi nell’Alta Valle di Susa recita:
Si è sviluppato un modello di intervento ‘a rete’ grazie ai finanziamenti pubblici e privati e alla collaborazione di varie realtà associative e di volontariato” Significativo a questo proposito è un aggiornamento datata 16 dicembre 2021 sul sito del Ministero dell’Interno che enumera fra i suoi link esterni la Prefettura di Torino, il dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione dello stesso Ministero, la Croce rossa italiana, la Fondazione Magnetto di Alpignano e la Diocesi di Susa. Queste istituzioni ed enti privati sono state coinvolte dall’inizio del 2018 in un progetto nominato Migralp per fornire primo soccorso e assistenza sanitaria (Croce rossa e associazione Rainbow Africa) a quei migranti, soprattutto famiglie con minori, che cercano di attraversare la frontiera alpina, anche in condizioni meteo molto avverse… I comuni di Oulx, Bardonecchia e Clavière, attraverso i loro sindaci, sono impegnati a pieno titolo nella progettazione e forniscono supporto amministrativo a tutti gli enti coinvolti.
I flussi che transitavano dalla fine del 2020 a tratti raddoppiavano quelli dei corrispondenti periodi degli anni precedenti, fino a raggiungere 100 persone per notte sul territorio di Oulx. Molti erano in arrivo dalla crudele rotta balcanica, giunti da paesi asiatici dopo un viaggio stremante di mesi o anni. A dicembre 2021, grazie ad un contributo della Fondazione Magnetto, la Fondazione Talità Kum acquistò un nuovo immobile permettendo di aumentare l’accoglienza fino a 70 posti.[4]
Il libro di Didier Fassin e Anne-Claire Defossez è circostanziato e ben documentato, portando delle evidenze basate su rapporti statistici e casi legali, osservazione e descrizioni di eventi, numerosi colloqui con esuli, amministratori, volontari, cittadini di Brianꞔon e con membri delle diverse forze dell’ordine. Riconoscono che ognuna di queste fonti è parziale, limitata dal posizionamento reciproco di ricercatore e interlocutore: nel caso delle forze dell’ordine, dalla reticenza imposta dal loro ruolo e nel caso degli esuli, dalla diffidenza e dal breve tempo dell’incontro. Fassin e Defossez prestavano anche assistenza medica e sociale ai profughi, partecipando alle attività di diverse ONG francesi come per esempio all’associazione Tous migrants e Médecins du Monde.
Fassin e Defossez paragonano il loro approccio ad un treppiedi (p.37). I tre sostegni del loro lavoro sono la ricerca di distanza per non dire “equilibrio” nell’analisi, la partecipazione a situazioni sociali e l’impegno etico. Emergono da questo approccio diversi dati interessanti. Uno primo dato riguarda il numero di persone che passano dall’Italia alla Francia, molto minore di quello paventato dal senso comune, sovente infiammato dai discorsi ideologici dei politici dei due paesi. Il numero è aumentato in seguito al passaggio in Italia del cosiddetto decreto Salvini (24 settembre 2018) che restringeva il sistema di accoglienza, escludeva i richiedenti asilo dal registro anagrafico, aboliva la protezione umanitaria e limitava la protezione internazionale e sussidiaria.
Fra gli esuli sulla montagna fra l’Italia e la Francia, i ricercatori hanno trovato molti di quelli “buttati per strada” dalle misure italiane[5]. I governi successivi hanno modificato questo decreto (vedi decreto sicurezza n.130/2020) introducendo nuove basi per i permessi di soggiorno, ma insistendo sul tema della “sicurezza”[6]. Molti esuli erano diventati “irregolari” in Italia, a causa dei cambiamenti e delle incertezze delle leggi e delle lungaggine burocratiche. Si trovavano a rischio di essere rinchiusi, senza aver commesso alcun crimine, nelle CPR dei quali gli intervistati di Fassin e Defossez sembrano avere orrore, per le pessime condizioni imposte.
Li chiamavano i“campi”. Un dato importante che emerge dal libro è che il dispositivo militare francese dispiegato alla frontiera dal 2018, con il pretesto di fermare gli ingressi dall’Italia non sembra aver raggiunto i risultati attesi, come suggeriscono i dati registrati all’accoglienza nei rifugi. Quasi tutti gli esuli, in maggioranza uomini ma fra i quali ci sono anche donne e bambini (molti i minori non accompagnati) persistono nel tentativo di “passare“ la frontiera fino a riuscirci, anche se devono rischiare la vita e provarci sei o sette volte. Il numero di fermati registrato dalla polizia (316 nel 2016 e I.899 nel 2017) non corrisponde alle persone effettivamente espulse ma ai tentativi ripetuti da parte delle stesse persone di passare, che sono sei volte più numerosi. I dati ufficiali non ritraggono la realtà. Nel 2017 il rifugio a Briançon, aperto nel luglio quell’anno, ha accolto 2.207 esuli (p.43).
Per commentare il resoconto di Fassin e Defossez, potremmo citare il libro del sociologo Hein de Haas che mette in discussione una ventina di “miti” sulle migrazioni. Fra questi miti: che le migrazioni siano ai massimi storici o che stiano aumentando quelle illegali, che i paesi di accoglienza stiano diventando più eterogenei o segregati, che le frontiere si stiano chiudendo e che le restrizioni alle frontiere riducano l’immigrazione, tutti miti sposati spesso dai governi per coprire i loro fallimenti.
In realtà, il sistema economico liberale e lo stato sociale dei paesi industrializzati si reggono da decenni sull’apporto lavorativo di migranti. Le imprese reclamano la loro presenza che è in grandissima parte legale.
Non è possibile coniugare liberismo economico e politiche migratorie liberali e soddisfare al contempo i desideri dei cittadini che vorrebbero meno immigrati … il “pugno duro” contro l’immigrazione offre ai politici l’opportunità di presentarsi come crociati votati a estirpare gli sporchi affari dei trafficanti di esseri umani e a proteggere la nazione dagli invasori stranieri .[7]
Le restrizioni e abusi alle frontiere, gli arresti e incarcerazioni nei campi come se i migranti fossero dei criminali, il “pugno duro” contro le migrazioni tende a produrre un effetto paradossale.
Più restrittive diventano le politiche migratorie più i migranti vorranno restare nella nazione di accoglienza”. Si interrompe la “circolarità dei flussi e il ritorno a casa dei lavoratori migranti [8].
Note
[1] Originale francese, L’exil, toujours recommencé. Chronique de la frontière, Paris, Ėditions du Seuil, 2024
[2] Didier Fassin è professore al Collège de France, titolare della cattedra Questioni morali e problemi politiche nelle società contemporanee, direttore di studi all’Ėcole des Hautes Etudes des Sciences Sociales. Ha svolto ricerche su epidemiologia e salute pubblica in India, Senegal e Sudafrica, e su temi riguardanti la polizia, le carceri e la punizione. Anne-Claire Defossez, sociologa e ricercatrice presso l’Institute for Advanced Study at Princeton, ha svolto ricerche sui bambini di strada e la violenza sulle donne in Ecuador e Venezuela.
[3] (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati ), dispositivo italiano di accoglienza di piccoli gruppi che ha avuto un effetto di socializzazione e di prospettiva di futuro per i profughi e rassicurazione per le popolazioni locali.
[4] https://www.fondazionemagnetto.org/talita-kum-rifugio-massi:
[5] Cosa prevede il decreto Salvini su immigrazione e sicurezza.
https://www.internazionale.it/bloc-notes/annalisa-camilli/2018/09
[6] Decreto immigrazione: le novità sui permessi di soggiorno. https://www.altalex.com/documents/news/ 2020/12/ 2022 decreto-immigrazione Vedi anche Provvedimento D.L.133/ 2023 –Immigrazione e sicurezza
[7] De Haas, Hein, Migrazioni. Le verità oltre le ideologie. Dati alla mano,Torino Einaudi, 2024 p.420
[8] De Haas, Hein, ibid p.539
Recensione di Vanessa Maher, antropologa. Università di Verona
17/4/2025 https://serenoregis.org/










Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!