Adotta una lavoratrice

Foto: Unsplash/ Annie Spratt

Abbiamo rivolto qualche domanda a Giuseppina Rosato, docente di matematica attualmente in pensione e vicepresidente dell’associazione Stati generali delle donne Hub, per farci raccontare della ‘piattaforma webinar’ che l’associazione vuole attivare a sostegno di donne in difficoltà che vogliono inserirsi nel mondo del lavoro o fare impresa, tra i progetti selezionati dal contest di Libere: tecnologie innovative per la prevenzione e il contrasto alla violenza contro le donne.

Lo avete chiamato Adotta una lavoratrice, in cosa consiste il vostro progetto?

Adotta una Lavoratrice, progetto promosso dall’associazione Stati generali delle Donne Hub ha come obiettivo prioritario il sostegno di donne che desiderano inserirsi nel mondo del lavoro o lo sono già ma hanno forte necessità di supporto in termini di consulenza e formazione. Vogliamo con questo offrire un aiuto concreto, reale e rivolto a potenziali lavoratrici: donne che hanno perso il lavoro, che non hanno ancora trovato un lavoro, donne vittime di violenza e/o di sfruttamento, donne con gravi problemi familiari, con un sogno nel cassetto. E anche creare possibilità di lavoro in autonomia, al fine di eliminare le disparità sociali e lavorative attraverso una adeguata formazione e supporto, reti virtuose tra lavoratrici, interazioni e scambio di informazioni e di aiuto reciproco, creazione di un network specifico, una piattaforma Webinar, un incubatore di startup capace di seguire le idee per un anno. Intendiamo anche incentivare l’imprenditoria delle donne.

Com’è nata la vostra idea, e perché avete deciso di chiamare il progetto così? 

Come associazione portiamo avanti diversi progetti per il contrasto alla violenza di genere, ne costituisce un esempio la panchina rossa da posizionare in un luogo significativo delle città, diventata simbolo e monito della violenza di genere, ormai diffuso a livello mondiale. Ad un certo punto ci siamo poste il problema di come costruire politiche efficaci di contrasto alla violenza sulle donne, di come attivare risorse adeguate per finanziare interventi sistematici per la protezione e l’integrazione sociale delle vittime attivando percorsi di inserimento nel mercato del lavoro finita la fase di emergenza. Abbiamo indirizzato proposte a enti e istituzioni con scarsi risultati. Allora ci siamo chieste qual è oggi il reale problema delle donne. E ci siamo risposte così: acquisire competenze specifiche per il lavoro, aggiornarsi, formarsi e avere sostegno da professionisti con la possibilità di riprendersi dopo una sconfitta, oppure essere sostenute in fase di start up per progetti di impresa. Volevamo mettere a disposizione delle donne che desiderassero avviare imprese o che avessero bisogno di un aiuto concreto, le competenze di professioniste, commercialiste, avvocate, psicologhe, esperte in comunicazione, giornaliste, esperte del mercato del lavoro, social media manager. Prendere per mano una donna, una potenziale lavoratrice, e ‘adottarla’ per condurla fuori da una situazione di fragilità. Da qui il nome del progetto.

Intraprendere un percorso di autonomia è una delle sfide più difficili davanti a cui può trovarsi una donna che ha deciso di uscire da una storia di violenza, in che modo la vostra piattaforma può contribuire a facilitare questo passaggio?

Adotteremo le donne in situazioni di fragilità economiche-sociali sostenendole con una rete di socialità che agisca da antitodo alla solitudine o all’isolamento, guidandole con il dialogo e la formazione continua. Queste donne potranno accedere online alle competenze di molte esperte, e forse anche esperti, così da essere sostenute e orientate, intraprendere percorsi di ricerca attiva del lavoro, che favoriscano l’inserimento lavorativo la creazione di micro imprese. Attraverso la piattaforma le professioniste, commercialiste, avvocate, esperte in comunicazione, esperte del mercato del lavoro, formatrici, psicologhe, metteranno a disposizione le proprie competenze, in modo del tutto volontario: un network di professionalità diffuse sul web. Ci saranno corsi di formazione, di supporto alle scelte, di indirizzo di lavoro, di ricerca a livello territoriale. Inoltre, la rete supporterà le start up di nuove imprese femminili, impegnandosi a sostenerle nel periodo dell’avviamento con servizi reali e una giusta politica di indirizzo al credito sociale. Sarà introdotta la pratica abituale del microcredito, verranno valorizzate le reti e le filiere delle imprese femminili, e sostenute tutte le attività di cooperazione, inclusione e integrazione.

Perché avete deciso di partecipare al contest di libere e che aspettative avete rispetto a questa esperienza? 

La call for solutions Libere dedicata alla “diffusione di tecnologie digitali innovative per il contrasto e la prevenzione della violenza sulle donne” riassumeva un binomio perfetto per il nostro progetto. Poi risultare vincitrici ci ha riempito di orgoglio, ha rafforzato la nostra convinzione di essere nel giusto dedicando il nostro tempo nel fare cose reali con la disponibilità delle donne per le donne. Il premio ci permetterà di poter contare su una piattaforma webinar. Con una mostra itinerante a Milano e Modena presenteremo il progetto a studenti universitari e delle scuole superiori, a docenti, amministratori locali e alla cittadinanza, con seminari e workshop, così da mettere in campo un’ampia e diffusa sensibilizzazione dei partecipanti a impegnarsi per costruire un mondo libero dalla violenza di genere. Dal confronto, siamo certe, nascerà un valido contributo di idee per l’implementazione e lo sviluppo del progetto stesso e nascerà una rete per concretizzare progetti, condividere difficoltà e risultati e riallacciare fili spezzati per scoprire nuovi orizzonti.

Redazione

2/8/2019 www.ingenere.it

 

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