Artisti per il disarmo. Mostra a Roma. La crociata dei bambini

Immagine: Opera di Paolo Di Nozzi

di Roberto Gramiccia

Era da tempo che avvertivo l’esigenza di realizzare una grande mostra per consentire a uno spaccato prestigioso del mondo dell’arte contemporanea, che mi è prossimo, di urlare tutto il proprio sdegno nei confronti della guerra, di tutte le guerre, ma in particolare di quella che sta devastando l’Ucraina, rischiando di innescare dinamiche potenzialmente apocalittiche che andrebbero ben oltre i confini dell’attuale conflitto. In particolare lo sdegno che mi guidava e mi guida, ancora di più oggi che è esploso un secondo e lacerante conflitto in terra di Palestina, era acuito dalla consapevolezza che la strada che la maggioranza dei Paesi Occidentali, compreso il nostro, aveva intrapreso di fronte alla guerra in Ucraina, non era quella della tessitura diplomatica ma quella di una cobelligeranza di fatto, fondata sull’invio di quantità pazzesche di armi micidiali.

Si valuta che raramente nella storia dell’uomo sia stato accumulato un arsenale così potente e sofisticato come quello che si è venuto formando in questi due anni in Ucraina, a opera di Stati che dicono di volere la pace e di fatto partecipano alla guerra. Una deliberazione contro la quale si è scagliato Papa Francesco, il quale, ripetutamente e accoratamente, ha invocato il cessate il fuoco e l’avvio di trattative diplomatiche, attivando un processo virtuoso, nel quale il nostro paese, culla naturale della Cristianità, avrebbe potuto e ancora potrebbe svolgere un ruolo determinante, in accordo con la sua Costituzione e la sua storia diplomatica recente.

Questo per così dire il razionale, percorso per altro da fremiti di addolorata e crescente partecipazione emotiva, man mano che in terra di Ucraina cresce il macabro castello delle vittime militari e civili, una partecipazione condivisa dai molti amici artisti che ho il piacere di conoscere e di frequentare. Mancava soltanto l’innesco necessario a scatenare quella reazione a catena necessaria per mettere in campo tutte le forze e i soggetti atti a realizzare un’impresa pensata come molto ambiziosa, anche se grande era il sogno e scarse le risorse. E, ancora una volta, è stata l’arte ad accendere il fuoco dell’arte. Mi riferisco a una canzone di Vinicio Capossela, uscita a un anno dallo scoppio della guerra in Ucraina, che ho avuto la fortuna di sentire all’interno di un video, fruibile su YouTube, di rara eleganza ed efficacia.
La canzone si intitola La crociata dei bambini e dal primo ascolto, con l’aiuto delle immagini di Stefano Ricci, realizzate con rara e ispirata perizia e con la collaborazione di Ahmed Ben Messid, letteralmente mi folgorò. Lo fece sin dal titolo che seppi poi ispirato a un poema di Bertold Brecht, La crociata dei ragazzi, (1942, edito da Einaudi nel 1959). Nel poema il drammaturgo tedesco prende spunto da un evento storico alquanto controverso che narra di una brigata di fanciulli, i quali, in epoca medioevale, vogliono a tutti i costi andare in terra santa a combattere gli infedeli. Brecht rivisita l’episodio rovesciandone il senso, dando vita così a una Crociata di bambini che fugge la guerra, intesa come “la peggiore delle catastrofi”. Lo fa guidata da un tamburino e seguita da un cane ossuto e sfinito dalla stanchezza. La vicenda della brigata di fanciulli in cerca della “terra della Pace” viene ambientata nella seconda guerra mondiale, nei paesaggi innevati della Polonia. Mai come in questo tempo di crisi subentranti l’operazione poetico-narrativa dello scrittore e drammaturgo tedesco avrebbe potuto essere più attuale. Mai il suo spirito, attraverso l’opera di Capossela, avrebbe potuto essere meglio espresso: “l’antimilitarismo, la denuncia della guerra come suprema e più disumana affermazione del Capitale” che affoga nel sangue “l’essenza stessa dell’innocenza, l’infanzia”.

Ed è proprio il produttivo contrasto fra la bellicosa prosopopea della parola “Crociata” e l’innocenza immediatamente evocata dall’infanzia a caricare di forza poetica un ossimoro che si scaglia contro la guerra e contro le armi. Una forza che, nelle intenzioni mie e degli artisti che mi hanno seguito in questa avventura, abbiamo inteso trasferire nella mostra che proponiamo oggi negli spazi della sala Consiliare di Villa Lazzaroni e che ha preso in prestito il titolo della canzone di Capossela. Mi riferivo poco fa alla catena di eventi di cui la canzone è stato l’innesco, una catena che fortunatamente c’è stata e ha prodotto risultati straordinari. Il più importante dei quali è stato il coinvolgimento a pieno titolo dell’ANPI nazionale che ha fatto propria un’iniziativa, che oggi si configura come una delle articolazioni della battaglia per la Pace di questa prestigiosa e amatissima Associazione. Di questo mi corre l’obbligo di ringraziare il Presidente nazionale, Gianfranco Pagliarulo e Fabrizio De Sanctis, il Presidente provinciale, al quale per primo mi sono rivolto, catalizzatori entrambi di una proposta che è stata fatta propria da tutta l’ANPI con il conseguente e
decisivo sostegno, anche organizzativo, dell’evento.

Equivalente gratitudine va espressa a Riccardo Sbordoni, l’Assessore alla Cultura del Settimo Municipio di Roma che, con entusiasmo, ha accettato la nostra richiesta di sostegno, ancora una volta dimostrando una sensibilità che chi lo conosce sa che egli riserva a tutte quelle iniziative che esprimono una cifra culturale e artistica meritevole di essere valorizzata nel territorio di sua competenza. La disponibilità resa possibile, attraverso lui dal Settimo Municipio, della sala consiliare dell’edificio di Villa Lazzaroni e quella del bellissimo teatro attiguo, ha fornito il palcoscenico in assenza del quale dei linguaggi non solo non è risultata di impaccio alla buona riuscita della mostra ma, viceversa, unificata – come ha dimostrato di essere – dal filo rosso di una qualità che prescinde dagli stili, ha dato il meglio di sé. Quello che ne è scaturito – crediamo – è un esempio più che apprezzabile di un legame, che solo l’arte autentica può raggiungere, fra una grande e raffinata ricercatezza e una capacità di parlare a un mondo ampio, non solo di specialisti e di addetti ai lavori. Per questo ritengo che la mostra che offriamo all’attenzione dei cittadini di Roma, e speriamo non solo, assume ed esprime un valore pedagogico che speriamo possa essere colto anche dalle Scuole del Settimo Municipio. In questo senso la nostra disponibilità è assoluta e entusiastica.

Oltre a questa valenza che potremo definire nobilmente ‘popolare’, corre l’obbligo sottolineare come la qualità complessiva di questo gruppo, composta da figure di primo piano del panorama artistico, restituisca una mappatura preziosa anche per gli addetti ai lavori, per così dire per i palati più raffinati, raccontando di quelle che sono state e sono alcune linee di ricerca decisive per la storia dell’arte contemporanea: dalla Nuova Figurazione, alla Scuola del Pastificio Cerere di San Lorenzo, fino agli Artisti proposti da una storica galleria come La Nuova Pesa, così ben diretta da Simona Marchini e dai suoi collaboratori e a traiettorie individuali di eccellenza. Del resto la convinzione di chi scrive è che l’alto e il basso sono distinzioni che hanno poco senso in arte, la più disinteressata e nobile delle attività umane, la cui natura ha a che vedere con il ristoro delle angosce dell’uomo che un ricercatore, filosofo e antropologo come Arnold Gehlen, definisce ontologicamente ‘carente’.

Fragile in quanto umano e umano in quanto fragile. La guerra non fa che incrementare le fragilità e le carenze degli uomini e delle donne rischiando di renderle definitive e inemendabili. Occorre battersi contro la guerra per rendere la fragilità un’occasione di riscatto e non una tomba senza alcuna possibilità di ritorno.

Come avrete notato non ho citato alcuno dei nomi degli artisti che espongono in questa Crociata dei bambini. Artisti per il disarmo. L’ho fatto volutamente per non operare scelte arbitrarie, sicuro come sono, che l’opera di ciascuno di essi meriti uno spazio di cui non è possibile disporre in questa sede. Non posso esimermi, tuttavia, mentre, insieme a loro, concludo questa breve presentazione ribadendo le valide ragioni che ci hanno mosso, di ringraziarli uno a uno. Parleranno per loro le opere che sono esposte e la curiosità e l’interesse che susciteranno, sperando fortemente siano soddisfatti in altre mostre agite e vissute in futuro senza più l’incubo di guerre vicine e lontane.
Questo dipenderà anche dall’impegno di ciascuno di noi. L’impegno a spegnere l’incendio delle guerre e a spezzare i fucili.

Grazie a:
Ennio Alfani, Andrea Aquilanti, Gianfranco Basso, Valeria Cademartori, Ennio Calabria, Caterina Ciuffetelli, Angelo Colagrossi, Gianni Dessì, Paolo Di Nozzi, Stefano Di Stasio, Davide Dormino, Mariano Filippetta, Alessandra Giovannoni, Pierluigi Isola, Ernesto Lamagna, Felice Levini, H.H. Lim, Adele Lotito, Federica Luzzi, Mauro Magni, Giuseppe Modica, Luca Padroni, Roberto Pietrosanti, Salvatore Pulvirenti, Nicola Rotiroti, Pietro Ruffo, Massimo Ruiu, Giuseppe Salvatori, Stefano Salvi, Sandro Sanna, Maurizio Savini, Vincenzo Scolamiero, Normanno Soscia, Silvia Stucky, Alberto Timossi

https://www.lavoroesalute.org/

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