Come stanno in Puglia

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DOSSIER 2025 Medicina Democratica Sezione Puglia

Con questo dossier si intende offrire un quadro sintetico ma documentato dei principali indicatori che descrivono lo stato di salute e le condizioni socio-economiche della popolazione pugliese.
L’obiettivo è contribuire a un’analisi pubblica fondata sui dati, sottraendo temi cruciali – come la salute, la povertà e la qualità dei servizi – alla propaganda e agli slogan.

  1. Mortalità generale e prematura

La Puglia continua a presentare tassi di mortalità significativamente più alti rispetto alla media nazionale.
Nel 2022 la mortalità generale è stata di 168,9 per 10.000 uomini e 114,7 per 10.000 donne, contro valori italiani rispettivamente di 111,3 e 75,2.
La differenza percentuale è più marcata nel genere femminile (+52%), segnalando una criticità spesso trascurata nei dibattiti pubblici.

Durante la pandemia il picco è stato drammatico: nel 2021 i tassi di mortalità hanno raggiunto 163,3 nei maschi e 108,6 nelle femmine, a fronte di incrementi più contenuti nel resto d’Italia.
Questo eccesso è attribuibile non solo all’ondata pandemica (in particolare la variante Delta), ma anche alla fragilità del sistema sanitario territoriale e alla limitata disponibilità di posti di terapia intensiva.

Anche la mortalità prematura (35-69 anni) resta superiore alla media: nel 2019 si registravano 54 decessi per 10.000 maschi e 29 per 10.000 femmine, contro valori nazionali di 49 e 26.
Il trend di miglioramento interrotto nel decennio precedente si è invertito con la pandemia, che ha accentuato la vulnerabilità pugliese.
Le cause principali sono la maggiore diffusione di fattori di rischio (fumo, obesità, diabete) e la bassa partecipazione agli screening oncologici, soprattutto tra le donne.

  1. Mortalità evitabile

Analizzando le morti considerate evitabili (0-74 anni), la Puglia si colloca ancora al di sotto della media italiana, con 24 decessi ogni 10.000 maschi e 14 ogni 10.000 femmine (Italia: 21 e 12).

Le differenze si concentrano sia nelle cause trattabili – legate a ritardi diagnostici e terapeutici – sia in quelle prevenibili, connesse a fumo, incidenti stradali e scarsa adesione agli screening.
Durante la pandemia (2020-2022) il divario si è ulteriormente ampliato a causa dell’interruzione o del rallentamento di molte attività di prevenzione e cura.

  1. Dinamiche demografiche e migratorie

Tra il 2014 e il 2024 la Puglia ha perso circa 220.000 residenti, passando da 4,09 a 3,87 milioni di abitanti (-5,4%), una riduzione più accentuata della media nazionale (-3,2%).
Questo declino deriva da un saldo naturale fortemente negativo (nascite ai minimi storici) e da una emigrazione giovanile strutturale, verso le regioni del Nord e l’estero.

Le migrazioni interne si attestano oggi attorno ai 28-29.000 trasferimenti annui, mentre le migrazioni estere restano stabili tra 6.000 e 7.000 espatri l’anno.
I soggetti più mobili sono i giovani tra 25 e 39 anni, spesso laureati, confermando un persistente fenomeno di brain drain.
I principali Paesi di destinazione restano Germania, Svizzera, Regno Unito e Belgio.
Il saldo migratorio estero, nel biennio 2023-2024, continua a essere negativo.

  1. Occupazione e reddito

Sul piano economico, il tasso di occupazione pugliese (15-64 anni) nel 2024 è pari al 51,2%, contro una media italiana del 61,9%.
Il divario di circa dieci punti percentuali si mantiene costante da un decennio, riflettendo una struttura produttiva fragile.
Persistono forti disuguaglianze di genere: 63% di occupazione maschile contro 40% femminile.

La ripresa post-pandemica è stata lenta, frenata dalla prevalenza di piccole imprese, dal lavoro precario e dalla scarsa presenza di settori tecnologici e industriali avanzati.

Il reddito medio pro capite, nel 2023, è di 21.800 euro, circa 10.000 euro in meno rispetto alla media nazionale (32.500).

Nonostante una crescita simile in termini percentuali (+22% dal 2014), la Puglia resta su una base di partenza debole.
L’economia regionale è dominata dal terziario (65-70%), in particolare turismo e servizi pubblici, mentre industria e costruzioni pesano per il 25-30%.
L’aumento delle presenze turistiche – passate da 9 milioni nel 2005 a 20 milioni nel 2024 – non si è tradotto in un corrispondente incremento del reddito individuale, segnalando una debole redistribuzione dei benefici economici.

  1. Mobilità sanitaria e servizi territoriali

Un indicatore chiave delle disuguaglianze sanitarie è la mobilità passiva: ogni anno circa 58.000 pugliesi si recano fuori regione per cure ospedaliere, con destinazioni prevalenti nel Centro-Nord.
Il crollo dei ricoveri extraregionali nel 2020 (36.650) è stato un effetto diretto della pandemia, non di una maggiore fiducia nei servizi locali.
Il fenomeno rimane stabile nel tempo e indica una fiducia limitata nei servizi sanitari regionali.

Nel quadro del PNRR Sanità, alla Puglia sono stati assegnati 120 Case della Comunità e 31 Ospedali di Comunità.
Tuttavia, secondo AGENAS, nel 2025 solo una Casa della Comunità risulta effettivamente operativa.
La Regione contesta questi dati, sostenendo che molti progetti sono in fase di costruzione o contrattualizzazione.
Il ritardo nell’attuazione del PNRR rappresenta comunque una criticità organizzativa che rischia di ampliare ulteriormente il divario territoriale nei servizi di prossimità.

  1. Risorse idriche

La Puglia dispone di circa 570 milioni di m³ di risorsa idrica annua, ma oltre il 70% dell’acqua potabile proviene da altre regioni, principalmente Campania e Basilicata.

Il problema è aggravato da prelievi non regolamentati: si stimano circa 200.000 pozzi abusivi, con effetti gravi sulla quantità e qualità delle falde.
A ciò si aggiunge la dispersione idrica: circa il 40% dell’acqua immessa in rete non raggiunge le utenze a causa dell’obsolescenza infrastrutturale.
Il cambiamento climatico – con precipitazioni irregolari, periodi siccitosi e eventi estremi – accentua la fragilità di un territorio strutturalmente carente di risorse idriche proprie.

  1. Produzione energetica

Nel campo dell’energia, la Puglia si distingue positivamente: nel 2023 oltre il 65% dell’elettricità consumata proviene da fonti rinnovabili, a fronte del 36,9% della media nazionale.
La regione è leader italiana per produzione fotovoltaica ed eolica: nel 2023 ha generato 6.464 GWh di energia eolica, pari al 27% della produzione nazionale.
La sola provincia di Lecce contava 707,7 MW di potenza installata con oltre 17.000 impianti fotovoltaici.

Tuttavia, l’espansione del fotovoltaico solleva criticità ambientali e sociali: le organizzazioni agricole denunciano l’uso di vaste aree produttive per impianti energetici, a scapito della vocazione agricola dei territori.
Nonostante i progressi, una quota rilevante della produzione elettrica pugliese resta ancora legata a fonti fossili.

Conclusione

Il quadro complessivo restituisce una regione dalle forti contraddizioni: dinamica e innovativa sul fronte energetico, ma ancora segnata da disuguaglianze socio-sanitarie, fragilità demografiche e ritardi strutturali nei servizi pubblici.
La salute dei pugliesi continua a risentire più delle condizioni sociali e organizzative che di fattori strettamente clinici.
Rilanciare prevenzione, occupazione, welfare territoriale e sanità pubblica è una condizione necessaria non solo per migliorare gli indicatori sanitari, ma per ridare coesione e fiducia a una regione che da troppo tempo si trova a convivere con un deficit strutturale di giustizia sociale.

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