Google paternal controll

pisanews.net

Oggi mi sono imbattuto in un bel problema. Con la famiglia volevamo impostare il telefono di mio nipote.

Bisogna che premetta alcune cose:
Mio nipote é un vivace sgarzello di sei anni. Quando é venuto ad abitare vicino a me aveva degli evidenti ritardi didattici. Tipici delle sue generazioni a quanto pare.
Disegnava come un bimbo di 2 anni, scarabocchiando senza riuscire a disegnare nemmeno una casetta o simili.Non aveva ancora pieno controllo della manualità e faceva cadere tutto. Parlava come avesse tre anni meno della sua età… Non distingueva dentro e fuori, sopra e sotto. 

Insomma i danni della didattica pre scolare fatta da uno stato bigotto erano evidenti. “Obbedisci e segui i trattini, non razionalizzare altrimenti poi pensi, imparare non dev’essere un piacere ma un noioso obbligo cosí non vorrai imparare, preferirai produrre e non pensare “.  

Ma una volta incuriosito il pargolo mi sono reso conto che era rapidissimo ad apprendere. Bastava spiegare i princìpi anziché pretendere obbedienza.
Cosí in pochi mesi ha imparato i numeri in italiano e inglese, sa sommare e fare adfirittura piccole moltiplicazioni, sa che abita su un pianeta sferico (pazienza se ancora non sa cos’è l’Italia, anzi meglio) inizia a scrivere il suo nome e quello dei parenti vicini. Sa scrivere anche J-ax! E sono riuscito sd insegnargli le note.

E cosí sono passato presto da un telefono con parental control a volerlo responsabilizzare sbloccando il telefono e dandogli la sua email ed il suo calendario scolastico. Perché capisca quello che gli adulti non capiscono, ovvero che il telefono non é un giocattolo ma é molto piú figo se usato bene. E che non ha padroni né limiti.

L’intenzione é accendergli la curiosità. Insegnarli ad imparare da solo, per gioco, cercando in quella immensa biblioteca che ha la fortuna di avere.  
Ma pare che accendere in un bambino la voglia di sapere sia vietato dal codice penale di Google. Eh si. 

Google, proprietario di Youtube, non solo censura opinioni politiche ma anche lezioni di sessuologia pensate proprio per un pubblico di minori. Il canale “Entropy for life” ne sa qualcosa. 

E c’è di piú. É stata recentemente aggiunta una modifica all’algoritmo. Per non essere troppo tecnico la spiego con un esempio differente:
Immaginate di aver acquistato un nuovo telefono che solo gli smanettoni sanno “degooglizzare”, e di voler creare una nuova email. Ma durante la creazione vi sbagliate ad inserire la data di nascita, risultando cosí erroneamente minorenni. 

Ed ecco che per Google quel telefono sarà permanentemente bloccato, perché associato ad un minorenne. Non c’è reset che tenga perché google riconosce direttamente il codice-macchina.

Quindi? Possibilità :

1: buttate il telefono. 

2: siete in grado di falsare il machine code. (Consigliato sermpre a prescindere)

3: date a google la vostra carta di identità e vi sbloccherà.
La carta di identità?

Ma siam pazzi?! Direbbe Bersani.
Parliamoci chiaro, consiglio fortemente di non dare mai a Google i vostri documenti. Perché? 
Perché il problema é piú grave della semplice privacy.
Google non é un pubblico ufficiale né uno stato, che in quanto tale sarebbe tenuto a rispondere a una costituzione, dare garanzie di diritto ed accettare pretese democratiche e di civilizzazione da parte della popolazione. 
Essendo un’azienda privata non é nemmeno tenuto a fornire garanzie di diritto e giustizia.

Io voglio che i miei nipoti sappiamo cos’è il mestruo, vedano un parto, conoscano “l’origine del mondo”, e che da grandi preferiscano i porno a Rambo.

Che possano cercare liberamente informazioni senza censura. Liberi di sapere. Nel bene e nel male. Responsabilizzati. 
É il genitore che decide come educare il proprio figlio, non il virtual-prete elettronico di questa cippa. E invece Google cancella in un colpo tutte le lotte di diritto dell’ultimo secolo e costringe tutti a vivere come in Arabia Saudita.

Non ci sto. E cosí dopo tanto sudore sono riuscito a fottere Google. 
Non vi spiegherò come. Altrimenti Google colma il bug. Ma vi invito, come invito mio nipote, ad accendere la curiosità e abituarvi a studiare, studiare senza pigrizia, specialmente i metodi di disobbedienza e rivoluzione, sempre, fino all’ultimo giorno di vita. 

Nel frattempo vi invito a riflettere su un punto: il web, come tutte le innovazioni tecnologiche esiste grazie all’intelletto collettivo, e come tutti i sistemi di produzione e le risorse del pianeta, non puó essere di proprietà privata. 

Ma é inutile boicottare. É palese che usiamo quasi tutti Google, Amazon, Wikipedia, i social etc. Perciò la soluzione é una sola: pretendere delle garanzie. 

Un esempio piú chiaro: La Coca-Cola é una multinazionale che sta monopolizzando le falde acquifere. Ma l’acqua é di tutti! Senz’acqua si muore. Quindi ci sono solo due possibilità: 
o la Coca-Cola diventa un garante di dominio pubblico che rispetta gli obblighi democratici (acqua gratis ai poveri) o prima o poi qualcuno comincerà a farle la guerra e incendiarne gli stabilimenti. E sarà la prima e guerra che sosterrò in vita mia. 

Difficile spiegare questa contraddizione ad un bambino, ma un adulto capirà: 
“Per dignità non per odio”.

Delfo Burroni

Collaboratore di Lavoro e Salute

15/4/2021

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