Il caso Naval’nyj e il vergognoso servilismo dei “media” occidentali

Poco conosciuto in Russia, Aleksej Naval’nyj era piuttosto noto per le sue azioni criminali, mentre l’Occidente lo ha usato da vivo e da morto per attaccare Putin, ma sempre con accuse prive di prove e con secondi fini politicamente motivati. L’articolo di Marinella Mondaini.

Navalnij non aveva nessun seguito in Russia, era pressoché sconosciuto al popolo russo. Non era alla testa di nessun dissenso popolare. Se piccole aree sociali si ricordavano di lui, era soprattutto per i suoi atti delinquenziali e per la sua strenua lotta contro la Russia, il proprio paese. Per il cinico utilizzo che ne ha fatto, solo l’Occidente può usufruire della sua morte. Putin non aveva nessun bisogno politico di farlo fuori e anzi la morte di Navalnij, in prossimità delle elezioni presidenziali, può solo danneggiare il presidente russo. L’altissima marea che con la morte di Navalnij si è di nuovo alzata contro Putin e la Russia, altro non è che la continuazione, con altri mezzi, della guerra, politica e militare, che da tempo l’Occidente, guidato da Washington, conduce contro Mosca.

I delatori della Russia sembra non aspettassero altro che questa notizia, per dare ancora più forza e veleno alla loro propaganda antirussa e demonizzazione di Putin! Navalnij si è sentito male durante la passeggiata nel carcere e ha perso conoscenza, la morte è sopraggiunta quasi improvvisa e sembra per un’embolia. Con Navalnij morto, adesso hanno un motivo “enorme”, eclatante, per scagliarsi con la massima foga contro Putin e perciò tutto e di più gli viene permesso di scrivere, basta leggere Iacoboni su «La Stampa»: “è morto in carcere l’uomo di cui il Cremlino aveva più paura”.

Che dire di questa affermazione, che è pura disinformazione? Una paura terribile aveva Putin di questo uomo che era seguito da così poche persone, quattro gatti e tutti traditori del proprio paese. Il popolo russo conosceva a malapena Navalnij e ne aveva la più bassa considerazione, poiché lo riteneva un furfante e un ladro. La sua avventura giudiziaria era cominciata nel 2013. Furto di legname dello Stato e poi denunciato dall’azienda francese Yves Rocher Vostok LLC e Multidisciplinary Processing Company LLC, con l’accusa di aver commesso un furto con l’inganno di fondi appartenenti alle suddette aziende, nonché di riciclaggio di denaro. Non accusato da Putin, ma da un’azienda francese! Poi gli altri guai sono arrivati dopo, quando è stato reclutato dagli agenti dei servizi segreti occidentali. E proprio adesso, durante l’Operazione speciale russa in Ucraina, con tutto il paese che sostiene Putin, oltre l’80%, con le imminenti elezioni presidenziali, giovava forse a Putin farlo fuori? «La Stampa» scrive che “Putin e si è sempre rifiutato anche solo di pronunciare il nome di Navalnij”: si vede bene che non conoscono Putin, il quale non solo di Navalnij si rifiuta di pronunciare il nome, ma anche di tutti gli altri che hanno tradito il paese, che lo hanno abbandonato per lavorare dall’estero contro la Russia per soldi, così come Khodarkovskij, di cui Putin pure non pronuncia il nome, oppure di Zelenskij, traditore dell’Ucraina, dell’Urss e di suo nonno, che ha combattuto con grande onore durante la Grande Guerra Patriottica contro i nazisti, (fu insignito dell’ordine della Stella Rossa e altri riconoscimenti per aver abbattuto 15 soldati e ufficiali tedeschi), e ora il nipote Zelenskij in Ucraina sostiene i nazisti ed è diventato egli stesso un nazista che stermina il proprio popolo.

Ecco, di tutti questi traditori Putin non pronuncia mai il nome perché per lui il tradimento è la cosa peggiore, imperdonabile. Putin viene accusato senza alcuna prova di aver, non solo “ucciso” Navalnij, (prima però lo aveva “avvelenato in Siberia”, secondo i disinformatori), ma anche di aver commesso tutti i delitti di questo mondo. Il ditirambo a Navalnij è condito di parole deliranti che dipingono Putin come il mostro peggiore dell’umanità e spingono oltre l’immaginabile l’odio contro la Russia. Vergognoso per l’Italia intera questo tipo di “giornalismo”! Non ha fatto in tempo a morire, che gridano che Putin l’ha ucciso! Ma siamo sicuri che convenisse proprio a Putin ucciderlo e non, magari, all’Occidente o all’Ucraina, che deve nascondere la perdita di un punto strategico e decisivo, anche psicologicamente, come Avdeevka?

Se Putin avesse voluto uccidere Navalnij, lo avrebbe fatto molto tempo fa, prima di lasciargli fare tutti i comodi che ha voluto, i danni che ha fatto, come il video, fabbricato dai servizi segreti occidentali, sul “palazzo di Putin”, a cui i mass media occidentali hanno fatto fare il giro del mondo, spacciandolo come “servizio investigativo vero”! Accusano Putin di averlo avvelenato con il famigerato “Novičjok”, la sostanza chimica militare con cui Putin “aveva già avvelenato” Skripal’ – padre e figlia – a Londra, che a proposito sono spariti dalla circolazione e nessuno ne sa più nulla, a parte il Mi6. Se così fosse stato, Navalnij non sarebbe sopravvissuto, sarebbero stati contaminati anche i suoi amici che gli stavano intorno e non avrebbe fatto nemmeno in tempo a mettere piede sull’aereo che la Merkel gli ha prontamente fornito per andare a curarsi in Germania! Se Putin avesse voluto ucciderlo, non avrebbe dato il permesso di lasciarlo uscire per andare in Germania con la pena che ancora doveva finire di scontare.

Ora dicono che i medici tedeschi l’hanno salvato. Ma da che? L’hanno salvato invece i medici russi dal malore che aveva avuto per i suoi acciacchi ai reni. Ricordo e sottolineo che i medici tedeschi non hanno mai rivelato quello che aveva Navalnij, anzi si sono rifiutati categoricamente di trasmettere i dati medici alle autorità russe!

Nessuna collaborazione, solo accuse vuote senza prove alcune, né documenti! Dopo esser uscito dalla clinica, in Germania Navalnij ha girato in lungo e in largo tranquillamente, spesato e protetto dai servizi segreti. E lì ha fatto quel famoso video contro Putin. Il suo compito era troppo importante: fare in modo di creare le condizioni per la destituzione di Putin e per la distruzione della Russia, lavorando sui giovani che reclutava e pagava con le sue Fondazioni, istituite e foraggiate dagli americani. Ma la società russa non si è piegata, anche perché Navalnij non era nessuno in patria, non aveva costruito nessuna “opposizione”, non rappresentava alcun “dissidente”! Qualcuno dovrebbe dire agli pseudogiornalisti italiani che i dissidenti c’erano ai tempi dell’Urss. Ma il delirio “antiputiniano” che sfocia nella pura idiozia annebbia le menti e fa cadere nella trappola della propaganda. Anche i capi di Stato occidentali sono presi da questo fanatico, delirante antipuntinismo. Ecco a tal proposito, il commento del Ministero degli Esteri russo: “La reazione immediata dei leader della Nato alla morte di Navalnij sottoforma di accuse dirette contro la Russia è autoesponenziale. In un brevissimo periodo di tempo, nel giro di due ore, i politici occidentali e i loro media scagnozzi sono riusciti a ottenere i risultati di un esame medico-legale non ancora effettuato, a condurre un’indagine, a incolpare Mosca e a emettere un verdetto. Una reazione così rapida e uguale per tutti significa che era stata preparata per tempo. La morte di una persona è sempre una tragedia. Ci chiediamo perché per la Casa Bianca, per il Dipartimento di Stato, la morte di un cittadino russo in una colonia penale russa si sia rivelata molto più importante e sia sembrata più terribile della morte di un cittadino americano, il giornalista Gonzalo Lira, che è stato torturato a morte in una prigione ucraina”. Infatti di questa morte, in Occidente, nessuno ne ha parlato, ovviamente nemmeno in Italia, perché non serviva per il losco scopo di far cadere Putin e avrebbe messo in luce la vera natura nazista del regime ucraino che loro foraggiano, contro gli interessi del popolo italiano.

Marinella Mondaini

19/2/2024 https://giuliochinappi.wordpress.com/

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