Il Cpr di Macomer e i cani da cuccia

Versione interattiva https://www.blog-lavoroesalute.org/lavoro-e-salute…/
Archivio https://www.lavoroesalute.org/
di Marco Gabbas
Recentemente, i media hanno parlato della visita di Ilaria Salis al Cpr di Macomer. Per l’esattezza, non si è trattato della prima ispezione fatta da parlamentari o dalla garante dei detenuti, che sono le uniche persone il cui ingresso nei Cpr non può essere negato (in modo totalmente arbitrario, i gestori di queste prigioni etniche consentono talvolta a dei giornalisti di entrare, non è dato sapere con quale criterio).
In realtà, anche l’attenzione su questa visita è stata scarsa, e probabilmente dovuta alla notorietà della Salis. Purtroppo, non penso l’europarlamentare abbia potuto scoprire niente di nuovo rispetto a ciò che già si sapeva sul Cpr di Macomer, che forse è il peggiore fra tutti quelli d’Italia. Come infatti è stato già detto su queste pagine, si tratta di una struttura particolarmente isolata, situata in una zona economicamente depressa, in un ex carcere di massima sicurezza chiuso perché non a norma (ma è a norma per essere un Cpr!). Recentemente, sono stati presentati ben due esposti in procura (uno a Nuoro, l’altro a Oristano), che contengono accuse gravissime, comprese quelle di pestaggi sistematici e vere e proprie torture da parte di carabinieri e altre guardie in divisa.
Poco prima della visita di Ilaria Salis, alcuni detenuti avevano indetto uno sciopero della fame per protestare contro il cibo immangiabile e maleodorante. Dopo due settimane, lo sciopero è finito perché pare che la qualità del cibo sia migliorata, ma la cosa sconcertante è che, anche in questa occasione, la stampa sia locale che nazionale abbiano sostanzialmente ignorato la cosa. Del resto, chi se ne frega se qualche “negro” è in sciopero della fame? Non risulta che qualcosa sia stato detto in proposito sulla Nuova Sardegna, il principale quotidiano dell’Isola, che si occupa di queste questioni troppo sporadicamente, soprattutto quando c’è la possibilità di qualche titolo a effetto. Del resto, quando a marzo avevo segnalato la storia di un senegalese rinchiuso nel Cpr anche se convivente con una cittadina italiana, mi era stato detto che non se ne poteva parlare, data la concomitanza con il carnevale (caspita, ecco le cose importanti!).
Non risulta che neanche l’Unione sarda ne abbia parlato, e c’è poco da stupirsi, dato che questo quotidiano ha censurato un mio commento sul Cpr con un pretesto ridicolo. Al di là di supposte rivalità e “differenze”, i due quotidiani dell’Isola si dimostrano molto simili quando si tratta di tacere su certe questioni. Analogo silenzio c’è naturalmente stato sulla stampa nazionale, con l’eccezione di Altreconomia e Domani che si sono impegnati a parlare della questione (cosa che aspettiamo con ansia). Forse, i prigionieri in sciopero della fame hanno avuto la sfortuna di iniziare la loro protesta mentre si parlava solo del nuovo papa. Con tutto il rispetto, qui viene in mente il concetto di «papolatria» usato in passato da Alex Zanotelli. È più importante parlare del nuovo papa che di esseri umani che protestano per una questione di sopravvivenza? E con quale coerenza si parla tanto di papi rivoluzionari, di sinistra e vicini agli ultimi, se quando i famosi “ultimi” si permettono di protestare in qualche modo, le loro proteste vengono testardamente ignorate?
Ancora una volta, questo atteggiamento fa pensare alla differenza fra la retorica sul giornalista coraggioso e la realtà, molto spesso del tutto opposta (a parte alcune lodevoli eccezioni, infatti in Sardegna solo l’emittente diocesana Radio Barbagia ha menzionato lo sciopero). Altro che Veronica Guerin e Ilaria Alpi, reporter talmente coraggiose che hanno pagato addirittura con la vita la dedizione al proprio mestiere di “cani da guardia dei forti”! Infatti, l’espressione “cani da guardia”, proveniente dal mondo anglosassone, illustra bene quale dovrebbe essere il compito dei media in una società degna: quello di fare la guardia, di tener d’occhio i potenti, di star loro col fiato sul collo quando qualcosa di grave viene commesso. Invece, quando si parla di migranti e di Cpr (ma non solo), la triste realtà che ci si presenta davanti è quella di cani da cuccia che nella migliore delle ipotesi ignorano certe questioni per vigliaccheria e ipocrisia (quando non sono sul libro paga di qualcuno, o hanno rapporti assai stretti con le autorità che dovrebbero monitorare).
Un’altra cosa che lascia perplessi, dopo gli esposti in procura che parlano di pestaggi, torture, ecc., è il totale silenzio delle principali autorità responsabili, se non altro indirettamente. Non risulta nessun commento da parte della prefetta Alessandra Nigro, del questore Alfonso Polverino, del comandante dei carabinieri Gennaro Cassese, del comandante della guardia di finanza Alessandro Ferri (eh sì, perché in questo strano Paese la guardia di finanza viene usata anche per controllare i detenuti dei Cpr!). Pare soltanto che il questore Polverino abbia preso molto a cuore la repressione contro gli attivisti che periodicamente fanno dei saluti simbolici vicino al Cpr, comminando una serie di fermi, denunce e fogli di via.
Per concludere, è interessante che in questa provincia piena di paradossi, il presidente del tribunale di Nuoro Mauro Pusceddu abbia recentemente pubblicato due libri gialli in cui la protagonista è una commissaria nera che opera proprio a Nuoro (anzi, è la prima commissaria nera d’Italia). Ho scritto una recensione evidenziando le incoerenze e i le problematicità di questi romanzi, che ho inoltrato sia all’autore sia all’editore Il Maestrale, senza che ci sia stata alcuna reazione.
Di fronte alla grave situazione del Cpr di Macomer, non posso che ripetere, leggermente modificandolo, l’appello che facevo alla fine di quella recensione: speriamo che l’immaginaria commissaria nera esca dal mondo della fantasia per entrare in quello della realtà, di modo che possa indagare i crimini commessi nel Cpr e ottenere giustizia per i prigionieri.
Versione interattiva https://www.blog-lavoroesalute.org/lavoro-e-salute…/
Archivio https://www.lavoroesalute.org/











Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!