Il gennaio nero dell’agrobusiness

Anche in Italia le organizzazioni impegnate in questi giorni per contrastare i “decreti ogm” in discussione in commissione Agricoltura, riescono a fermare nuove “aperture” nei confronti di NBT , vecchi e nuovi OGM. Ora occhi puntati su chi prenderà il posto della ministra Bellanova. Occorre promuovere un dibattito ampio e informato sui veri bisogni di ricerca e futuro necessari all’agricoltura, fondati su agroecologia e agricoltura contadina

E’ un gennaio nero per le multinazionali dell’agribusiness e i loro lobbisti.

Messico, Perù e Tanzania hanno chiuso le porte agli Ogm mentre, in Italia, ventisei organizzazioni di agricoltori e della società civile hanno lanciato una pervasiva campagna di informazione e pressione che ha indotto la commissione agricoltura della camera a confermare il bando non solo alla vecchia generazione di Ogm ma anche alle nuove Nbt (New Breeding Techniques).

Un successo per tutti i movimenti che si battono per mantenere la propria sovranità alimentare al riparo dagli attacchi delle multinazionali che, attraverso la commercializzazione di semi brevettati, intendono estendere il loro controllo sui sistemi agroalimentari globali mettendo così al guinzaglio agricoltori e consumatori.

Il caso italiano, in particolare, mette in evidenza la nuova strategia delle multinazionali che hanno deciso di puntare sulle Nbt, nuove tecniche di manipolazione genetica concepite per bypassare le severe normative sugli Ogm in Europa.

A seguito della pubblicazione della sentenza della Corte di Giustizia europea, il 25 luglio 2018, che equiparava gli Ogm alle Nbt, l’Unione Europea è stata sottoposta a incessanti pressioni lobbistiche da parte degli Stati Uniti e di altri partner commerciali affinché gli Ogm di nuova generazione non venissero inquadrati nella normativa di riferimento.

L’allora ministro dell’agricoltura statunitense, Sonny Perdue, aveva definito il pronunciamento della Corte europea come «regressivo e intempestivo» annunciando la volontà del suo ministero di «raddoppiare gli sforzi» per convincere i partner europei a cambiare idea. Una nuova fase lobbistica che coinvolge anche l’Italia.

L’incontro fra Sonny Perdue e la ministra dell’agricoltura, Teresa Bellanova, avviene a fine gennaio 2020 a Roma. Fra i temi dell’incontro non potevano mancare le Nbt: «Penso in primo luogo – questa la posizione espressa dalla nostra ministra – alla collaborazione in ricerca e innovazione, con particolare riguardo alle tecniche innovative di genomica vegetale. Stiamo lavorando anche a livello europeo per fare una netta distinzione tra queste tecniche e le modifiche genetiche transgeniche».

Nel novembre del 2020 i quattro decreti pro Ogm/Nbt, ispirati dagli Stati Uniti e dalla lobby dell’agroalimentare, sono pronti e nel mese di dicembre, mentre gli italiani erano intenti a capire come passare le feste in regime di lockdown, venivano approvati, in un batter d’occhio, dalla commissione agricoltura del senato.

Un vero blitz a cui le ventisei organizzazioni hanno risposto con una campagna mediatica e di pressione sui membri della commissione agricoltura della camera. Il 14 gennaio scorso, i decreti sono stati approvati con pareri condizionati in cui si chiede, come si specifica nel comunicato delle associazioni, «il rispetto della sentenza della Corte europea di Giustizia che ha stabilito che alle Nbt si applicano senza eccezioni o deroghe le norme oggi esistenti per gli Ogm, unitamente allo stralcio dei riferimenti relativi agli Ogm nei decreti in esame, a conferma della natura di paese libero da Ogm dell’Italia».

Le successive dimissioni della ministra Bellanova chiudono uno dei capitoli più bui dell’attuale legislatura in cui gli interessi delle multinazionali erano riusciti momentaneamente a prevalere su quelli del paese.

Un successo della società civile che si registra a pochi giorni da analoghi successi in America Latina. Il 1° gennaio 2021 è entrato in vigore in Messico un decreto presidenziale per l’avvio della graduale eliminazione di «uso, acquisizione, distribuzione, promozione e importazione» del glifosato, con un periodo di transizione che durerà fino al gennaio 2025.

Il decreto «revoca e si astiene» dal concedere permessi per il rilascio di sementi di mais geneticamente modificato al fine di proteggere la sicurezza alimentare e la sovranità alimentare del Paese, il mais autoctono e i suoi campi di mais tradizionali. Allo stesso modo, le autorità preposte alla biosicurezza devono «revocare e astenersi» dal concedere autorizzazioni per l’uso di mais geneticamente modificato negli alimenti, fortemente importato dagli Stati Uniti, con l’eliminazione graduale che dovrà essere completata entro il 31 gennaio 2024. Anche il Perù sceglie la sovranità alimentare e la biodiversità.

Il 5 gennaio 2021, è stata prorogata, fino al 31 dicembre 2035, la moratoria sull’ingresso e la produzione di Ogm nel Paese. Il 12 gennaio, è invece il turno della Tanzania, che annuncia la sospensione di tutti gli esperimenti di ricerca sugli Ogm nel Paese.

Manlio Masucci

21/1/2021 https://comune-info.net

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