Il morso, le redini e la pancia della bestia

Il morso, le redini e la pancia della bestia

Nel percorso di costruzione del regime autoritario il decreto legge in approvazione su sicurezza e immigrazione rappresenta un tassello fondamentale e brilla per la chiarezza di impostazione. L’obiettivo è duplice:  da un lato spingere sempre più ai margini i migranti, eliminando ogni possibilità di regolarizzare la loro presenza, neutralizzando le pratiche rivendicative e solidaristiche; dall’altro, determinare gli strumenti per reprimere con il pugno di ferro ogni rivolta che nascesse dalla obiettiva disperazione in cui migliaia di persone finiranno in pochissimo tempo.

Così il “governo del cambiamento” declina la parola d’ordine “prima gli italiani” e risponde alla richiesta di massa dell’opinione pubblica di “ordine e disciplina” potenziando lo stato di perenne emergenza (già causato dall’impostazione razzista della Bossi-Fini) con una spirale di emarginazione e di repressione preventiva della ribellione.

Il decreto legge unificato “immigrazione e sicurezza”, dopo la conclusione delle scaramucce tra Lega e 5stelle (Di Maio: “il reddito di cittadinanza sarà solo per gli italiani”) e il regime di isolamento adottato nei confronti delle pur timide resistenza dell’area Fico dei grillini, sarà in discussione lunedì 24 e prevede, dunque, novità decisive per il processo autoritario.

Per quanto riguarda l’immigrazione il testo oltre ad ampliare i reati che portano alla revoca del permesso di soggiorno, in tema di asilo cancella sostanzialmente la cosiddetta “protezione umanitaria” (1) ed esclude il gratuito patrocinio per i ricorsi contro i dinieghi della protezione. Per facilitare le espulsioni dei migranti prevede, inoltre, il raddoppio dei tempi di trattenimento nei centri per i rimpatri (da 3 a 6 mesi), la possibilità di “ospitare” i migranti anche in locali delle questure e procedure più veloci per costruire nuovi centri, peraltro con un notevole aumento dei costi a carico delle risorse nazionali. Viene ridotto e sostanzialmente cancellato il sistema di protezione (SPRAR) escludendo i richiedenti asilo e riservando la protezione solo ai rifugiati. Contestualmente raddoppiano i tempi (da 2 a 4 anni) della concessione della cittadinanza per matrimonio e residenza.

Per quanto riguarda la “sicurezza” il decreto amplia le zone dove scatta il Daspo urbano includendo i presidi sanitari e le zone destinate a fiere, mercati, spettacoli. La polizia municipale dei Comuni con più di 100mila abitanti potrà sperimentare il taser. Giro di vite, inoltre, per le “occupazioni arbitrarie di immobili” con il raddoppio delle pene e delle sanzioni.

Le restrizioni sui permessi umanitari e la cancellazione di un sistema modello come lo SPRAR hanno già sollevato le proteste di chi teme l’esplosione di una crisi con migliaia di persone senza diritti, ridotte sempre più ai margini.

Mimma d’Amico, rappresentante del Centro Sociale Ex Canapificio (che gestisce lo Sprar di Caserta e da sempre impegnato con immigrati), ha lanciato l’allarme contro questi provvedimenti in occasione della commemorazione della strage dei ghanesi a Castel Volturno, il 18 settembre: “Se dovesse essere cancellato il permesso di soggiorno per motivi umanitari, sarà caos in molte città italiane, e a Castel Volturno ci sarà una grande tensione sociale. È ovvio che molti immigrati si troveranno ad essere irregolari ma non potranno essere rimpatriati”. Insomma il Ministro “promette ordine e sicurezza, ma sta per regalarci conflitti sociali e instabilità, business illegali dell’accoglienza e irregolarità”.

La risposta di Matteo Salvini non si è fatta attendere ed è stata violenta, diffamatoria e, soprattutto, evasiva: “Il decreto immigrazione è in dirittura d’arrivo e ci sono già ottime notizie. Un centro sociale (…) la cui responsabile si occupa di immigrati per professione, mi accusa di creare caos. Insomma: vengo attaccato da estremisti di sinistra e che fanno business con gli stranieri. Sono sulla strada giusta!”. Neanche una parola nel merito, sui drammi e sui costi enormi, economici e sociali, che questo decreto andrà a determinare.

Il coordinamento provinciale Caserta Antifascista e gli esponenti delle organizzazioni sociali, sindacali e politiche democratiche del casertano hanno espresso solidarietà e vicinanza a Mimma D’Amico, agli attivisti e alle attiviste del Centro Sociale Ex Canapificio da sempre protagonisti delle vertenze per i diritti delle persone migranti, capaci di dimostrare con la trasparenza dell’impegno, anche attraverso l’esperienza dello SPRAR, “che l’accoglienza diffusa è efficace nell’integrazione dei migranti arrivati nel nostro paese, oltre ad essere un valido aiuto al superamento dei Centri di Accoglienza Straordinari i quali troppo spesso, sotto la spinta dell’emergenza, hanno creato disagi e speculazioni”.

L’azione del Ministro dell’Interno e del Governo del Cambiamento seguono una logica estremamente chiara: piuttosto che lavorare per un sistema di accoglienza che garantisca strumenti di crescita ed integrazione reali per sviluppare inclusione sociale ed economia, scelgono di tenere il Paese in un perenne stato di emergenza per proseguire il rafforzamento elettorale e soprattutto sociale del processo autoritario, alimentandolo con la spirale emarginazione-repressione.

Sebbene nelle forme nuove della società della comunicazione interattiva, la tendenza autoritaria assume il senso e la direzione di quello che è stato il regime fascista in Italia. Con il morso stretto della paura e le redini tirate dalla richiesta di massa di “ordine e disciplina”, il polo che si va costruendo sulla parola d’ordine “prima gli italiani” accarezza la pancia della bestia, assopita ma sempre viva, che di nuovo rialza la testa in Italia, in Europa e nel mondo.  Esacerbando all’interno di ogni paese il clima sociale nei confronti degli stranieri e sul piano internazionale la guerra commerciale, con l’imposizione violenta degli interessi nazionali, travolgendo i fragili equilibri internazionali e preparando, se l’ondata nera non sarà fermata in tempo, un nuovo macello mondiale.

(1) possibilità di concedere il permesso di soggiorno per motivi umanitari valutati da apposite commissioni a quei migranti che non posseggono lo status di “rifugiati politici” ma per cui è valutato opportuno un regime di “protezione umanitaria”: tale possibilità rappresenta nella gran parte dei casi l’unica strada per evitare ai migranti di precipitare nella clandestinità

Giosuè Bove

24/9/2018 www.rifondazione.it

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