Il pericoloso crinale del DDL Omofobia

Il testo base del disegno di legge (che porta il nome dell’Onorevole Zan) contro l’omolesbobitransfobia, presentato in Commissione Giustizia qualche settimana fa, è stato frutto di una mediazione e del nostro costante impegno fin dal principio.

L’introduzione dell’emendamento Costa riformulato nel testo contro l’omolesbobitransfobia è l’ennesimo segnale del crinale pericoloso in cui questa legge è stata posta dai partiti politici.

La scelta operata dalle forze della maggioranza di governo per coinvolgere Forza Italia non solo impoverisce politicamente la legge, ma non sembra essere riuscita nemmeno ad assicurare al resto del testo il consenso necessario all’approvazione.

Riteniamo ogni compromesso sulla pelle della nostra comunità totalmente inaccettabile.

Se l’idea delle forze che si oppongono a questa legge è quella di fingere supporto per sottoporre il testo a uno stillicidio progressivo di richieste di modifica fino a snaturarlo o a renderlo inefficace, diciamo chiaramente che non ci presteremo a questo gioco al massacro sulla vita delle persone e chiediamo ai parlamentari che stanno, con passione e coraggio, combattendo per questo testo di non fornire ulteriori alibi ai suoi oppositori.

Facciamo chiarezza. Si porti la legge in aula senza modifiche, e saranno le diverse forze politiche e i singoli parlamentari ad assumersi la responsabilità di bocciare il testo.

Siamo stanchi di politici e partiti che millantano sostegno alle nostre cause e, ogni volta che si arriva a un voto, non si battono per tutelare i diritti della comunità LGBT+.

Oggi pretendiamo l’intervento dei leader della maggioranza e del governo. Nicola Zingaretti, Vito Crimi, Matteo Renzi, Pietro Grasso e Giuseppe Conte, è finito il tempo del disimpegno. Pretendiamo che prendiate una posizione chiara e che mettiate la vostra faccia sull’approvazione di questa legge che, per i temi che tratta, non può essere abbandonata a questa trattativa umiliante.

Non abbiamo che farcene di leader politici che sfilano ai Pride e si colorano di rainbow a giugno se poi non hanno il coraggio di prendere la parola quando si parla delle nostre vite nelle aule del Parlamento.

Scegliete da che parte stare. Noi non mancheremo di chiedervene conto.

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6/8/2020

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