L’alba trionfa sulla notte
Genocidi, guerre, destre al potere, crisi climatica: impossibile non percepire la forza della notte. L’alba che spazza via il buio diventa allora non una certezza, ma un orizzonte di senso, uno stendardo di lotta contro la notte del mondo attuale, del capitalismo. Il nostro grido: “No! Questo mondo non ci piace!”. Scrive John Holloway: “Viviamo nel mezzo di una catastrofe unica, che ci getta rovina su rovina ai piedi, accumulandole senza fine, ma la sfida importante e terribile non è parlare delle rovine, bensì trovare il fiore tra le rovine”
Un numero enorme di persone ha partecipato in Valsusa sabato 3 ottobre alla manifestazione per fermare l’Avigliana-Orbassano, un pezzo della Tav Torino-Lione. La presenza dei giovani è stata una delle caratteristiche dell’ennesima marcia No Tav. Questo straordinario movimento ne ha visti di governi e partiti pronti a decretare la fine della protesta… Ne ha viste di notti. E di albe. Foto Luca Perino (qui il suo potente reportage fotografico)
di John Holloway
Il 17 luglio, Raoul Vaneigem e la sua compagna Eleni inviarono un messaggio alla loro mailing list dicendo: “L’aube s’emporte sur la nuit“, “L’alba trionfa sulla notte”. Fu l’ultimo messaggio pubblico di Raoul. Undici giorni dopo, il 28 luglio, si è spento.
L’alba trionfa sulla notte. Un messaggio toccante da parte di qualcuno che si trovava ad affrontare gli ultimi giorni della sua vita; aveva 92 anni. Ma più di questo, è una sintesi della sua eredità, di tutto ciò che ci aveva raccontato in tanti scritti diversi, a cominciare, per me e per molti altri, dal suo libro del 1967, Trattato sul vivere per l’uso delle giovani generazioni. Generalmente considerato uno dei due classici del movimento situazionista degli anni ’60 in Francia, questo libro presentava un netto contrasto con l’altro classico del movimento, La società dello spettacolo, di Guy Debord. Il libro di Debord si concentra molto di più sul potere della notte, su come siamo intrappolati in questo mondo di false apparenze.
L’alba trionfa sulla notte. Una dichiarazione personale, una sintesi della sua eredità, e più di questo: uno slogan, uno stendardo di lotta che dobbiamo innalzare contro la notte del mondo attuale, del capitalismo. Va contro la tendenza attuale di gran parte del discorso anticapitalista, che ripete incessantemente: “La notte sta vincendo sull’alba”, o semplicemente: “La notte sta vincendo, non ci sarà più l’alba”. Le ultime parole di Raoul ci lasciano con una sfida, la sfida di pensare al mondo dalla prospettiva dell’alba. Non in modo semplicistico o ottimistico, ma di pensare alla tragedia del mondo attuale con la nostra forza, con noi stessi. Pensare dalla vita e non dalla morte.
La sfida di pensare dalla vita è espressa con straordinaria forza nelle prime righe del suo libro, dal meraviglioso titolo: Lettera ai miei figli e ai figli del mondo a venire.
Hai avuto il privilegio di nascere in un momento cruciale della storia; un’epoca in cui tutto si trasforma, in cui nulla sarà più come prima… Una civiltà crolla, un’altra nasce. La sventura di ereditare un pianeta in rovina si mescola a una felicità incomparabile: quella di assistere alla lenta nascita di una società come la storia non ha mai conosciuto, se non fosse per la folle speranza, alimentata da migliaia di generazioni, di poter un giorno condurre una vita degna di un essere umano, una vita finalmente libera dalla miseria, dalla barbarie e dalla paura. Una nuova società sta lentamente emergendo dalla nebbia. (2012, 15)
Naturalmente, Raoul non è stato il solo a insistere nel pensare dall’alba, ma lo ha fatto con straordinaria coerenza e forza. La battaglia è sempre in corso, nel pensiero anticapitalista ma anche nella propria mente: pensare dalla morte, dalla notte, è costantemente pervasivo. È una battaglia molto reale. Soprattutto in questo momento, sarebbe impossibile non percepire la forza della notte. Persino nel caso degli zapatisti, indubbiamente la forza di speranza più articolata nel mondo di oggi, si avverte la forza dello scontro tra notte e alba. Nella loro meravigliosa Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona dell’ottobre 2019, in cui annunciavano il loro viaggio in Europa, iniziano con un’analisi dettagliata dell’attuale catastrofe globale, proseguendo:
E questo abbiamo deciso: che è di nuovo tempo che i cuori danzino, e che né la loro musica né i loro passi siano di lamento e rassegnazione.
In altre parole, l’alba trionfa sulla notte, la danza trionfa sul lamento. L’alba pura o la danza pura sarebbero prive di significato se non riconoscessimo la notte in cui viviamo, il lamento che ci circonda, ma parlare solo della notte e dedicarci al lamento riproduce involontariamente la notte che stiamo lamentando. Vedere la notte è facile; ciò che è difficile è danzare, pensare dalla prospettiva dell’alba.
Alba e notte: lo stesso conflitto si può riscontrare nelle interpretazioni del Capitale di Marx. La tensione è già presente nel primo paragrafo:
La ricchezza delle società dominate dal modo di produzione capitalistico appare come un “enorme accumulo di merci”, e la singola merce come la forma elementare di ricchezza. La nostra indagine, pertanto, inizia con l’analisi della merce.
La ricchezza è l’alba, almeno se la intendiamo nel senso che Marx esprime nei Grundrisse, come “movimento assoluto del divenire umano” (Marx, Grundrisse 2001, vol. 1: 447-448). La merce è la notte. Dopo aver iniziato con l’alba (la ricchezza), Marx si contraddice immediatamente affermando che la sua indagine inizia con la notte (la merce). Quasi tutte le interpretazioni del Capitale seguono il Marx della seconda frase, intendendo la grande opera come un’analisi del dominio capitalistico. Ma se seguiamo il Marx delle prime parole, vediamo che la sua opera è in realtà un’analisi del potere della ricchezza, della sua capacità di sovvertire la merce. Marx scriveva nel contesto dell’ascesa della lotta della classe operaia e diceva ai suoi compagni che, nonostante le apparenze, il potere della ricchezza è la crisi permanente del capitale. Vale a dire, l’alba avrebbe trionfato sulla notte, un’alba radicata nella loro ricchezza e nelle loro lotte.
Lo stesso contrasto è presente nelle nostre discussioni, cioè all’interno e intorno alla nostra magnifica rivista, Anticapitalist Critique. Penso in particolare alla critica di Sergio Tischler all’interpretazione isolata della nona tesi di Walter Benjamin. La tesi è molto nota:
C’è un dipinto di Klee intitolato Angelus Novus. Raffigura un angelo, apparentemente sul punto di distogliere lo sguardo da qualcosa su cui è fisso. I suoi occhi sono selvaggi, la bocca spalancata e le ali spiegate. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Il suo volto è rivolto al passato. In quella che a noi appare come una catena di eventi, egli vede un’unica catastrofe, che gli scaglia ai piedi rovine su rovine, accumulandole senza fine. L’angelo vorrebbe fermarsi, risvegliare i morti e ricostruire ciò che è stato distrutto. Ma un uragano soffia dal paradiso e turbina tra le sue ali, ed è così forte che l’angelo non riesce più a ripiegarle. Questo uragano lo trascina irresistibilmente verso il futuro, al quale volta le spalle, mentre la montagna di rovine cresce davanti a lui fino al cielo. Questo uragano è ciò che noi chiamiamo progresso.
È un’immagine molto potente che ha avuto una grande influenza negli ultimi anni. Ma è un’immagine notturna. È la notte del progresso, e l’immagine è molto importante perché implica una critica radicale del progressismo e del marxismo ortodosso. Ma manca l’alba. Se non viene letta come parte della costellazione di tesi, come spesso accade, diventa semplicemente un’immagine di dominio. La critica di Sergio (in Astillas de Tiempo Rebelde e in altri testi) a tale interpretazione è proprio questa: viviamo nel mezzo di una catastrofe unica, che ci getta rovina su rovina ai piedi, accumulandole senza fine, ma la sfida importante e terribile non è parlare delle rovine, bensì trovare il fiore tra le rovine. Vedere le rovine è facile; la sfida scientifica è vedere il fiore che cresce tra le rovine e comprenderne la forza. Il fiore cresce tra le rovine; l’alba trionfa sulla notte. Lotta di classe. Pensare solo alle rovine, alla notte, alle merci o alla guerra contro l’umanità, senza pensare al fiore, all’alba, alla ricchezza, alla danza della resistenza, significa dimenticare la lotta di classe, rinchiudersi nel lamento e nella rassegnazione.
La lotta di classe si esprime in molti modi: è il fiore contro le rovine, l’alba contro la notte, la ricchezza contro la sua perversione mercantile, la danza contro la catastrofe capitalista. Siamo noi, la prima persona plurale, contro la nostra oggettivazione come terza persona. È la nostra unione autonoma contro la dittatura eteronoma, cioè la comune contro lo Stato.
L’alba trionfa sulla notte. Ma noi continuiamo a vivere nella notte, una notte sempre più buia. L’alba trionfa sulla notte. Non si tratta di una cecità ottimistica. Al contrario, perdersi nella notte è cecità; insistere sull’alba significa aprire gli occhi sul fatto che “la sventura di ereditare un pianeta in rovina si mescola a una felicità incomparabile: quella di assistere alla lenta nascita di una società come la storia non ha mai conosciuto”. Non come una certezza, ma come una direzione, come una dinamica, come una potenzialità, come un impegno, come una lotta. In questo risiede la sfida politica e scientifica: come contribuire alla comprensione e alla forza di questa “lenta nascita di una società come la storia non ha mai conosciuto”?
Purtroppo non ho conosciuto personalmente Raoul, sebbene abbia avuto l’enorme onore di scambiare email con lui e di essere invitato a scrivere una postfazione per l’edizione inglese della sua Lettera ai miei figli e ai figli del mondo a venire e una prefazione per la raccolta dei suoi articoli pubblicata da Comunizar, Abrir lo imposible. El revoloteo de las insurgencias de la vida cotidiana (“Aprire l’impossibile. Il tumulto delle insurrezioni della vita quotidiana”). Qui voglio semplicemente dire grazie, grazie, grazie per tutto quello che hai fatto per rafforzare l’alba contro la notte.
6/10/2026 https://comune-info.net/
Pubblicato anche su Revista Crítica Anticapitalista, nata all’interno del progetto editoriale Comunizar, promosso da una rete con base in Argentina e vocazione internazionale (sorella di Comune), una “rete porosa”, messa su attorno alla necessità di “pensare alternative radicali al sistema capitalista”









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