L’amore nell’età grande
Tito Barbini – Arkadia Editore, 2025
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Un tempo ci chiamavamo compagni.
Oggi, boh, non sa Paolo, non saprebbe nemmeno come chiamarsi anche lui, anche se, tutto sommato sente di non aver tradito niente, sente di non essersi tradito, avverte piuttosto una strana coerenza, una sorprendente fedeltà, col giovane che era, pronto a sognare la rivoluzione, giorno e notte in compagnia dei suoi amici, a sacrificare serate e amori per piazzarsi davanti a un ciclostile a sfornare i volantini per una protesta.
No, Paolo non rinnega davvero niente di tutti questi anni imbevuti di politica, anche se poi, gratta gratta, i rimpianti non vanno certo per una ideologia che non c’è più, inseguono piuttosto la generosità e l’innocenza, la passione e l’intensità; doni un tempo elargiti in abbondanza.
Scrisse inizialmente di un uomo con tutt’altra storia alle spalle. Un uomo con un passato nelle istituzioni e nella politica, che per perdersi e poi ritrovarsi aveva abbandonato tutto portandosi dietro soltanto un bagaglio leggero di pochi indumenti, qualche libro indispensabile e alcune domande da cui non era più possibile prescindere.
Abbiamo già incontrato Tito Barbini presentando “Il fabbricante di giocattoli” e “Migrazioni sull’isola dalle ali di farfalla”, ormai scrittore a tempo pieno dopo una vita dedicata alla politica come Sindaco di Cortona, Presidente della Provincia di Arezzo e Assessore all’Urbanistica della Regione Toscana, e adesso acclamato scrittore di libri di viaggi.
E così, dopo una lunga serie di libri dedicati a terre lontane e personaggi particolari, quei personaggi che la storia tende a rimuovere con troppa facilità, Barbini affronta un nuovo viaggio, un viaggio in un territorio smisurato, il mondo interiore, meglio dire un aspetto di quel mondo che rappresenta l’essenza e la vita: il piacere e la sofferenza di una intensa storia d’amore.
Lui e lei. Un divario di età di trent’anni dove la differenza anagrafica potrebbe apparire, a prima vista, incolmabile. Lo racconta l’autore quando fa riferimenti importanti che hanno dato adito questo aspetto. C’erano ventidue anni di differenza tra Giovanni Raboni e Patrizia Valduga, eppure tra loro c’era un legame di straordinaria poesia.
Per questo diventano una perla di saggezza le parole di Marcel Proust citate ne libro: l’essere amato lo creiamo noi e creiamo anche i suoi difetti.
Qui ogni pagina segna la storia di un rapporto bellissimo, e come tale anche difficile, perché c’è un continuo impegno da parte di entrambe di dare un senso al tempo conservando quel rispetto reciproco che costituisce la solidità del rapporto e insieme la costruzione di un progetto futuro.
Il riferimento a “Scene di un matrimonio” del regista svedese Ingmar Bergman ne è un passaggio importante. Come riconosce l’autore, a Bergman interessa la quotidianità dei singoli, i suoi protagonisti si presentano come due coniugi felici, soddisfatti, accontentati, quasi compiaciuti della perfezione del loro rapporto.
Non c’è rimpianto, non c’è delusione, c’è una nuova rivoluzione interiore che non rinnega quella passata perché brucia ancora dentro Paolo.
Tu sei ancora comunista? Invidio la vostra fede, invidio chi ne ha una. Però vorrei dirti, non è vero che non soffro, cerca di capirmi: non mi manca la passione politica. Quella è ancora forte. Si è fermato e ha fissato il vecchio compagno negli occhi e solo dopo qualche istante ha saputo tirare fuori le cose più importanti. Quante volte ho pensato a te in questi anni e sempre come un giudice.
Quante volte mi sono detto C’è almeno uno che si salva, che ha tenuto duro, con la stessa intransigenza, con lo stesso rigore di un tempo.
Con la grande passione sviscerata in questo libro si sposa un concetto tutto terrestre dell’esistenza: sapori, odori, luoghi che riempiono spazi e mente di una vita insieme, fatta di tante piccole cose e diventano parte integrante dell’immaginario, dei nostri sogni e della nostra vita comune.
Le cascò lo sguardo sullo schermo del pc, una foto del Che lo inondava accompagnata da queste parole: lasciatemi dire, a rischio di sembrare ridicolo, che il rivoluzionario vero è guidato da grandi sentimenti d’amore. È impossibile pensare a un rivoluzionario vero senza questa qualità.
Un libro che va oltre il pensiero, accarezza ancora la grande ideologia, forse qualche rimpianto c’è, una cicatrice che non si è completamente chiusa, ma va oltre il tempo, mettendo in evidenza la forza e anche la fragilità delle grandi passioni umane.
Giorgo Bona
Scrittore. Collaboratore redazione di Lavoro e Salute
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