Studenti francesi contro la NATO
di Medea Benjamin
Per la terza settimana consecutiva, gli studenti francesi delle scuole superiori scendono in piazza per chiedere maggiori investimenti nella loro istruzione. Vogliono più insegnanti, classi meno numerose, edifici scolastici dignitosi e un sistema di istruzione pubblica che funzioni per gli studenti poveri e della classe operaia.
Ma la loro lotta arriva in un momento in cui la Francia deve affrontare crescenti pressioni per tagliare la spesa pubblica, mentre aumenta drasticamente il proprio bilancio militare. La questione al centro di questa rivolta va ben oltre l’istruzione: la Francia investirà nei propri giovani o in missili, armi e guerra? Libri o bombe?
Quello che è iniziato nella periferia di Parigi si è esteso a più di mille scuole. Il 6 ottobre, secondo quanto riferito, più di 250.000 persone sono scese in piazza in manifestazioni a sostegno degli studenti.
La risposta del governo non ha fatto altro che alimentare la rabbia. Anziché rispondere alle richieste degli studenti, le autorità hanno scatenato la polizia antisommossa, i gas lacrimogeni, le granate e gli arresti di massa. Secondo quanto riferito, dall’inizio delle proteste sono state arrestate più di 6.500 persone, la maggior parte delle quali minorenni. Alcuni giovani manifestanti hanno subito ferite terribili, tra cui un quindicenne che ha perso una mano a causa dell’esplosione di una granata della polizia. Amnesty International ha condannato quello che definisce un uso «sproporzionato» della forza contro i giovani che rivendicano pacificamente il loro diritto all’istruzione.
Il contrasto è impressionante: gli studenti chiedono insegnanti e scuole dignitose, mentre il governo schiera contro di loro la polizia antisommossa — e trova miliardi in più per le sue forze armate.
Il movimento studentesco si sta sviluppando proprio mentre la NATO sta esercitando pressioni sui governi europei affinché aumentino massicciamente la spesa militare. Sotto l’intensa pressione di Washington, i leader della NATO hanno concordato nel 2025 un nuovo obiettivo sbalorditivo: il 5 per cento del PIL di ciascun paese membro entro il 2035. Almeno il 3,5 per cento dovrebbe andare direttamente alle spese militari, con un ulteriore 1,5 per cento dedicato alle infrastrutture legate al settore militare, alla sicurezza informatica e alla «resilienza».
Ciò rappresenta un enorme cambiamento rispetto al precedente obiettivo del 2% fissato dalla NATO, che molti membri facevano già fatica a raggiungere. Per i paesi che devono affrontare deficit crescenti, un debito pesante e il deterioramento dei servizi pubblici, un tale aumento ha un costo elevatissimo.
La Francia ne è un esempio lampante. Il paese ha un debito pubblico di quasi 4.000 miliardi di dollari — circa il 119% del PIL, uno dei livelli più alti in Europa. Per far fronte al deficit, il governo ha proposto circa 48 miliardi di dollari di tagli alla spesa e aumenti delle imposte, mettendo sotto pressione ancora maggiore i servizi pubblici già sotto pressione.
Eppure, proprio mentre il governo impone misure di austerità, il bilancio proposto per il 2027 aumenta la spesa militare di circa 7,2 miliardi di dollari in un solo anno, a fronte di soli 1,2 miliardi in più per l’istruzione. Il bilancio dell’istruzione prevede inoltre l’eliminazione di 1.588 posti di insegnante a tempo indeterminato.
Immaginate di essere un sedicenne seduto in un’aula sovraffollata, con il soffitto che perde e senza un insegnante fisso, a sentirvi dire che il vostro governo non può permettersi scuole migliori — ma in qualche modo riesce a trovare altri miliardi per le armi.
Lo stesso organismo di controllo di bilancio francese ha sottolineato che gli aumenti della spesa del governo centrale sono determinati in gran parte dall’aumento degli interessi passivi, dai contributi all’Unione Europea e dall’incremento delle spese militari.
I funzionari della NATO insistono sul fatto che questo massiccio potenziamento militare sia necessario per proteggere l’Europa dalla Russia e da altre minacce. Ma l’idea che la Russia sia pronta a invadere la Francia è assurda, e la spinta verso una spesa militare sempre maggiore solleva una domanda fondamentale: che tipo di sicurezza sta effettivamente garantendo il governo francese se le sue scuole, i suoi ospedali e gli altri servizi pubblici vengono lasciati andare in rovina?
La Francia non è sola. Anche studenti e insegnanti in Belgio, Spagna e Portogallo sono scesi in piazza per protestare contro i tagli ai finanziamenti all’istruzione e le condizioni di lavoro, riflettendo la crescente frustrazione in tutta Europa nei confronti dei governi che sostengono che non ci siano fondi sufficienti per i servizi pubblici di base.
A un’intera generazione viene chiesto di accettare l’austerità mentre l’Europa intraprende uno dei più grandi potenziamenti militari dai tempi della Guerra Fredda. I leader politici possono anche insistere sul fatto che l’istruzione e la spesa militare siano questioni separate, ma entrambe competono per le stesse risorse pubbliche limitate.
E alcuni studenti francesi stanno già cogliendo da soli questo nesso. I cartelli di protesta recitano «soldi per le scuole, non per la guerra» e «finanziate le scuole superiori, non il genocidio», collegando le loro richieste immediate alla questione più ampia di cosa – e chi – il governo scelga di finanziare.
Questi giovani stanno mettendo in discussione la definizione stessa di sicurezza. La NATO misura la sicurezza in termini di carri armati, missili, droni e munizioni. Gli studenti chiedono un altro tipo di sicurezza: scuole dignitose, pari opportunità e una società che investa nel loro futuro invece di sacrificarlo a un infinito potenziamento degli armamenti.
Dalle aule scolastiche francesi alle sale del Congresso, la domanda è la stessa: i nostri governi investiranno nella vita o nella guerra? Libri o bombe?
16/10/2026 https://serenoregis.org/
Fonte: Pubblicato originariamente da ZNetwork, 9 ottobre 2026
https://znetwork.org/znetarticle/french-students-vs-nato
Traduzione di Enzo Gargano per il Centro Studi Sereno Regis









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