Stupri e violenza sessuale nell’inferno di Gaza

L’associazione Al-Najdah, la nostra partner nel progetto di adozioni a distanza, nel suo impegno per la difesa della parità di genere, organizza mensilmente incontri con le donne e soprattutto con le ragazze adolescenti, di educazione sessuale e sulla difesa personale da eventuali molestie o violenze sessuali e su come respingere le avance sospette e ricattatorie. “Lo sfollamento di massa e la perdita di uno o di tutt’e due i genitori hanno lasciato molte ragazze senza protezione o difesa, in mezzo ad una non sperimentata promiscuità e mancanza di spazi di rispetto della privacy”, ci ha detto Iyman, un’educatrice di Al-Najdah. “I corsi vengono effettuati in tutti i campi di sfollati, per gruppi di donne e ragazze, in un numero limitato, per ogni corso, e affrontano tematiche basilari per una presa di coscienza, da parte delle ragazze in età adolescenziale sul proprio corpo e sui cambiamenti e le pulsioni nuove, specifiche del passaggio dalla fanciullezza alla maturità sessuale”.

L’impegno dell’associazione si è reso necessario dopo un monitoraggio sulle problematiche sociali che le donne vivono, in condizioni di solitudine, quando perdono mariti, padri o fratelli maggiori. Rimanere sole le espone alle molestie da parte di maschi senza scrupoli, che tentano di sfruttare il bisogno, materiale ed affettivo, con il ricatto e la spavalderia.

Secondo una serie di recenti rapporti del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA), la Striscia di Gaza ha registrato un forte aumento delle violenze contro donne e ragazze, inclusi i matrimoni precoci e forzati.

Un rapporto, che analizza i dati raccolti da dieci organizzazioni, indica che la prolungata aggressione militare israeliana e i continui sfollamenti nella Striscia di Gaza, devastata dai bombardamenti israeliani, ha “creato le condizioni in cui donne e ragazze corrono maggiori rischi di subire violenza di genere”.

Il rapporto mette inoltre in guardia contro un “forte aumento” dei matrimoni precoci e forzati nel secondo trimestre di quest’anno; entrambi sono classificati dalle Nazioni Unite come forme di violenza di genere.

Un altro rapporto, che raccoglie le testimonianze di 230 donne residenti in campi profughi sovraffollati a Gaza City e Khan Younis, descrive dettagliatamente le terribili esperienze di violenza subite o a cui hanno assistito.

Una donna sfollata, che vive in una scuola trasformata in rifugio a Gaza, ha denunciato il fenomeno delle vittime di stupro costrette a sposare i loro aggressori per evitare vergogna e scandalo. Ha affermato: “Quando vengono scoperti casi di stupro nelle scuole, il giorno dopo si celebrano matrimoni e festeggiamenti nella stessa scuola”.

Un’altra donna ha raccontato di come, durante la carestia dello scorso anno, un uomo “abbia dato in sposa la figlia quattordicenne in cambio di due sacchi di farina, così che lui e gli altri suoi figli potessero mangiare”. Sei donne in diversi campi profughi hanno condiviso storie di scambi simili, pratiche inimmaginabili prima dell’invasione israeliana e l’occupazione militare di Gaza, che hanno causato sfollamenti e maggiore bisogno e promiscuità.

Sebbene sia difficile raccogliere dati per determinare con precisione le cifre esatte, il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione ha riferito che il numero di matrimoni precoci e forzati denunciati nel secondo trimestre di quest’anno è aumentato del 123% rispetto al primo trimestre; i matrimoni precoci (o matrimoni infantili; le spose bambine) includono ragazze di età compresa tra i 12 e i 17 anni.

«Questi dati sono sconvolgenti», afferma Nestor Omohangi, rappresentante del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione in Palestina.

Spiega che le dure condizioni degli ultimi tre anni, tra cui l’uccisione di decine di migliaia di persone, la distruzione diffusa e le molteplici ondate di sfollamento a Gaza, hanno portato al collasso delle strutture sociali a tal punto che «tutto si è sgretolato… non c’è più alcun sistema».

Sebbene i mercati alimentari abbiano riaperto, molti non hanno i mezzi economici per acquistare i beni in vendita. I tassi di povertà estrema e fame rimangono elevati e la dipendenza dagli aiuti umanitari continua.

Quasi l’intera popolazione della Striscia di Gaza, oltre due milioni di persone, è stata sfollata dalle proprie case e la maggior parte vive ora in tende prive dei beni di prima necessità o in edifici danneggiati.

Nel frattempo, i servizi pubblici sono in gran parte collassati e i raid aerei israeliani sono continuati nonostante il cessate il fuoco.

Prima della guerra, a Gaza le ragazze erano più numerose dei ragazzi e ottenevano risultati scolastici migliori a tutti i livelli di istruzione, oltre la scuola primaria.

Ora, con le scuole chiuse per lunghi periodi, molti bambini hanno abbandonato gli studi. I ragazzi sono spinti a cercare lavoro in nero per contribuire al sostentamento delle famiglie, mentre le ragazze corrono maggiori rischi per la loro sicurezza.

Vivendo tra estranei e senza privacy in una società devastata dalla guerra, si registrano crescenti casi di molestie e abusi sessuali. Molte famiglie vedono il matrimonio delle figlie come un modo per proteggerle e “preservare la loro integrità morale”.

Un rapporto del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA), basato su una ricerca condotta tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, rivela i rischi specifici affrontati dalle ragazze che hanno perso i genitori (orfane) durante la guerra.

Una donna in un campo profughi di Gaza City ha raccontato di aver partecipato al matrimonio di due ragazze della sua famiglia, di 14 e 15 anni.

La donna aggiunge: “I loro zii le hanno date in sposa a un’età troppo giovane. Sapete perché? Perché i loro genitori sono stati assassinati e gli zii volevano liberarsi del peso della responsabilità e delle spese. Per Dio, non capiscono la realtà del matrimonio o della vita?”.

Il Centro per gli Affari delle Donne di Gaza, una ONG palestinese che collabora con il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA) e altri gruppi di supporto, ha documentato casi strazianti di ragazze date in sposa e sottoposte ad abusi, spesso con conseguenti gravidanze.

Queste organizzazioni indicano che le giovani adolescenti hanno molte più probabilità di subire aborti spontanei o di dare alla luce bambini sottopeso rispetto alle donne adulte.

“Stiamo assistendo a un drammatico aumento delle gravidanze adolescenziali a causa dei matrimoni precoci”, afferma Omuhanji. “Una ragazza troppo giovane per portare il peso di un altro corpo, che soffre la fame e vive in condizioni antigieniche, che non sa come prendersi cura di un bambino o persino di sé stessa, ha conseguenze sempre terribili in caso di gravidanza”.

Le Nazioni Unite e la maggior parte delle organizzazioni umanitarie classificano il matrimonio diragazze di età inferiore ai 18 anni come “matrimonio precoce”.

La legge palestinese prevede delle eccezioni all’età minima per contrarre matrimonio (17 anni) con il consenso dei genitori e l’autorizzazione di un giudice.

Ci sono diverse testimonianze di famiglie che hanno vissuto situazioni simili, con matrimoni combinati tra parenti che avevano perso i propri cari. Zuhair, 25 anni, ha raccontato che i suoi zii lo hanno spinto a sposare una ragazza sedicenne della sua famiglia allargata, dopo che il padre di lei, suo unico tutore, era stato ucciso in un bombardamento israeliano. Alla domanda sul perché avesse acconsentito al matrimonio, ha risposto: “Uno dei motivi per cui l’ho sposata è che non c’era nessun altro che potesse prendersi cura di lei; questo è il punto fondamentale”. Una ragazza sola in un campo profughi, senza protezioni sociali, diventa una facile preda a uomini senza scrupoli, che si approfittano dell’ignoranza e del bisogno. Zuhair ha aggiunto: “Se non ci fosse stata la guerra, sarebbe ancora una bambina a casa di suo padre e di sua madre, a frequentare la scuola. Mia moglie ha 16 anni, ma è ancora una bambina; le mancano la scuola, l’affetto di una madre, gli amici. Soffro anch’io per lei, ma stare insieme a me la salva dagli orchi”.

In un altro caso, una coppia ha acconsentito al matrimonio del figlio diciassettenne con la cugina sedicenne, dopo che il padre della ragazza era stato ucciso. Due vittime di una realtà spietata che non risparmia i più deboli. Ora che la ragazza è incinta, non potrà più tornare a scuola, che quest’anno riaprono i corsi anche se in condizioni precarie. Il suocero dice: “Dovrebbe prendersi cura di suo figlio e il marito andare a lavorare”

La violenza sessuale a Gaza rimane gravemente sottostimata, in gran parte a causa del timore dello stigma sociale e delle ritorsioni.

Le valutazioni sulla sicurezza condotte dalle Nazioni Unite hanno rivelato i rischi specifici che donne e ragazze affrontano di notte, il che le porta a evitare di utilizzare servizi igienici e latrine nei campi profughi.

L’ultimo rapporto analitico della task force guidata dall’UNFPA indica che gli episodi di violenza sessuale, inclusi stupri e aggressioni sessuali, hanno raggiunto “livelli critici a Gaza”.

Questi episodi hanno rappresentato il 2,7% di tutti i casi di violenza di genere denunciati tra aprile e giugno 2026, in aumento rispetto al 2,1% del trimestre precedente; ciò rappresenta un incremento del 61% nel numero assoluto di casi.

Questo aumento è legato anche agli sforzi compiuti per sensibilizzare l’opinione pubblica e fornire meccanismi più efficaci per la denuncia confidenziale.

I dati demografici hanno mostrato che la maggior parte delle vittime erano donne di età compresa tra i 18 e i 59 anni.

Le vedove, ovvero le donne i cui mariti sono deceduti sotto le bombe o dispersi, corrono un rischio maggiore di violenza sessuale e sfruttamento.

I rapporti indicano che attualmente le donne sono l’unica fonte di sostentamento per circa il 25% delle famiglie, il doppio rispetto al periodo prima dell’aggressione israeliana

Una donna di Gaza City, intervistata per un rapporto dell’UNFPA, ha raccontato un episodio: “Una vedova stava cercando una tenda e un rappresentante del campo le ha detto: ‘Le darò una tenda e la sistemeremo nel nostro campo. Può venire a stare da me stanotte’”.

Le agenzie umanitarie ritengono che i rischi affrontati dalle donne a Gaza possano essere significativamente ridotti migliorando le condizioni umanitarie.

Si chiede all’esercito di occupazione israeliano di consentire l’ingresso nella Striscia di Gaza di alloggi di qualità superiore, nonché di attrezzature per migliorare i servizi igienici, i sistemi di depurazione e l’illuminazione. Attualmente Israele limita l’ingresso di molti materiali con il pretesto del duplice uso, per scopi civili e militari. I servizi sanitari in legno sono paradossalmente vietati con questa assurda scusa.

Sono in corso iniziative per migliorare l’istruzione e l’assistenza sanitaria, insieme a piani a lungo termine per lanciare campagne contro la violenza domestica e i matrimoni precoci. Sebbene la vita di molti a Gaza sia stata cambiata per sempre, le donne nutrono la speranza di un futuro in cui si sentiranno, almeno, più sicure. E l’impegno delle organizzazioni della società civile, come Al-Najdah, è fondamentale per gli interventi di prossimità e per l’impegno solidale di donne a fianco delle altre donne.

Altre info: QUI

8/10/2026 https://www.anbamed.it/

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