Torino: incursioni della polizia dentro le scuole occupate
Da giorni licei e istituti tecnici torinesi sono in occupazione contro la riforma Valditara, i tagli alla scuola e la militarizzazione dell’istruzione. Gli studenti denunciano le minacce del Prefetto, gli arresti e la criminalizzazione della protesta. Il comunicato dell’Assemblea Studentesca delle scuole di Torino in merito ai fatti degli ultimi giorni.
La quasi totalità delle scuole torinesi è in occupazione a partire dalla settimana scorsa con l’intento di scendere in piazza tutte unite. Licei e istituti tecnici da giorni sono l’epicentro della lotta studentesca contro la riforma Valditara, il razzismo istituzionale, la guerra, la spesa per le armi, per chiedere urgenti fondi per ristrutturare le nostre scuole, contro le scuole trasformate in caserme e lo strapotere dei presidi.
In migliaia stiamo affermando i nostri diritti e soprattutto che vogliamo contare! Che come studenti e studentesse vogliamo potere decisionale sulle nostre vite e sulle nostre scuole.
Il Governo Meloni e il Prefetto di Torino ci attaccano senza rispondere alle nostre rivendicazioni, cercando di dividerci tra “buoni e cattivi”. Minacciano di intervenire contro le occupazioni e i nostri cortei. Rispondiamo che siamo uniti più che mai è che la nostra lotta è compatta!
La lotta studentesca in maniera spontanea ha assunto anche forme nuove. Se una parte degli studenti vede nelle strutture scolastiche un obiettivo da colpire la colpa è di chi le ha fatte diventare delle caserme, di chi le ha rese fatiscenti, di chi le ha definanziate per anni, di chi ha fatto finta di non vedere che il razzismo istituzionale era sempre più forte.
Invece di chiedersi perché alcuni studenti arrivino ad odiare le proprie scuole, i propri banchi, i propri professori, ci si inventa fantomatici “infiltrati” a cui dare la colpa. Si guarda il dito e non la luna. Noi invece siamo consapevoli che dietro a questi comportamenti spontanei c’è la voglia di contare, di farsi sentire, di urlare che esistiamo. Dirigenti scolastici, professori, Prefetto e Ministro dovrebbero chiedersi perché, invece di invocare manette e strette repressive.
Il nostro movimento è fatto di rifiuto e contrapposizione, ma in questi giorni di vita comune e occupazione, sta generando proposte concrete per una scuola diversa da quella che il sistema ci obbliga a vivere. Laboratori, assemblee, dibattiti sono la fucina in cui un mondo che vogliamo nuovo e collettivo sta nascendo, questo è quello che fa più paura al potere, scoprire che chi si pensava passivo e alienato invece ha vita, idee, voglia di mettersi in gioco.
Dalla Francia gli studenti ci hanno invitato a muoverci insieme e lo abbiamo fatto, scoprendo che la nostra città può essere un esempio per tante altre in Italia. Molti giornalisti benpensanti nelle settimane scorse guardavano raccontavano con ammirazione le mobilitazioni al di là del confine, ora che sono arrivate a casa loro e le hanno sotto il naso le oscurano e le criminalizzano. La rivolta per loro va bene solo se la fanno in altri paesi per poi dirci che noi non siamo maturi, che qui è diverso. Bene, ora che la prateria si è incendiata anche qui dovranno farsene una ragione.
Alle minacce del Prefetto contro le occupazioni rispondiamo compatti che le difenderemo, a testimoniarlo ci sono le montagne di banchi e cassonetti che sbarrano gli ingressi. Diciamo che gli arresti di oggi contro gli studenti del Levi e di Giaveno sono assurdi e criminali.
I presidi ci parlano di “esterni” come se le nostre occupazioni fossero fatte da infiltrati. Questi fantomatici “esterni” non sono altro che studenti e studentesse che da scuola a scuola si danno man forte a vicenda, creano legami e solidarietà. Chi ha deciso che non possiamo confrontarci fra scuole diverse? Forse si arrabbiano tanto perché per una volta la scuola è aperta a chi decidiamo noi e non loro, è la frustrazione di chi vede il proprio potere vacillare.
16/10/2026 https://www.osservatoriorepressione.info/









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