3 luglio 2011 – Val Susa: centomila No Tav assediano il cantiere, la valle diventa un campo di battaglia. Video
Il 3 luglio 2011 è una delle date più importanti nella storia del movimento No Tav. In Val di Susa, secondo le stime degli organizzatori, oltre 100 mila persone partecipano alla grande manifestazione convocata per protestare contro l’apertura del cantiere della Maddalena di Chiomonte, destinato ai lavori preliminari della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione.
La mobilitazione arriva pochi giorni dopo lo sgombero del presidio della Maddalena, avvenuto il 27 giugno. Per il movimento, quel cantiere rappresenta non soltanto un’opera contestata, ma il simbolo di una decisione imposta contro la volontà di una parte significativa della popolazione della valle.
Il corteo, autorizzato e composto da abitanti della valle, amministratori locali, attivisti provenienti da tutta Italia, sindacalisti e militanti dei movimenti sociali, si dirige verso l’area del cantiere. Una parte dei manifestanti tenta di raggiungere e rioccupare le zone sgomberate pochi giorni prima, trovandosi di fronte uno schieramento imponente di polizia, carabinieri e guardia di finanza.
Nel primo pomeriggio la situazione precipita. Attorno alle recinzioni del cantiere iniziano gli scontri. Per ore la zona della Maddalena diventa un teatro di guerra a bassa intensità: lancio di pietre e oggetti da parte di gruppi di manifestanti, cariche delle forze dell’ordine e un utilizzo massiccio di lacrimogeni.
Secondo le cronache e i dati diffusi dal movimento, il bilancio finale supera i 200 feriti tra i manifestanti, oltre a decine di feriti tra le forze dell’ordine. Cinque persone vengono arrestate. Nei giorni successivi emergono immagini e testimonianze che documentano il lancio di lacrimogeni ad altezza d’uomo e in aree boschive. Il movimento No Tav denuncia in particolare l’impiego di gas CS, sostenendo che il loro utilizzo in quel contesto costituisse un ricorso sproporzionato alla forza.
Il 3 luglio segna un passaggio decisivo anche sul piano politico. Per la prima volta il conflitto sulla Torino-Lione assume una dimensione nazionale. Le immagini degli scontri fanno il giro del Paese e la Val di Susa diventa uno dei principali laboratori del conflitto sociale italiano degli anni Duemila.
La vicenda non si conclude con quella giornata. Il 26 gennaio 2012 la Procura di Torino dispone l’arresto di 26 attivisti, accusati a vario titolo di resistenza, lesioni, violenza e danneggiamento in relazione agli scontri del 3 luglio. L’operazione suscita una nuova ondata di proteste. Due giorni dopo migliaia di persone tornano a marciare in Val di Susa per chiedere la liberazione degli arrestati e denunciare quella che i comitati definiscono una strategia volta a criminalizzare il movimento.
Per i No Tav, il 3 luglio 2011 rappresenta ancora oggi una giornata simbolo di resistenza popolare. Per le istituzioni, uno degli episodi più duri del conflitto attorno alla Torino-Lione. A distanza di anni resta una delle più grandi mobilitazioni territoriali della storia repubblicana recente: una valle intera che si oppone a un’opera considerata strategica dallo Stato e che si ritrova di fronte migliaia di uomini in divisa, recinzioni, lacrimogeni e procedimenti giudiziari.
Una pagina che ha segnato profondamente la storia del movimento No Tav e, più in generale, il rapporto tra dissenso sociale, grandi opere e gestione dell’ordine pubblico in Italia.









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