8 marzo, tra precariato, morti sul lavoro, femminicidi e Ddl Bongiorno
La festa della donna. Pensavo che la situazione nel 2025 fosse migliorata per la vita delle donne, purtroppo dopo anni di lotte al contrario di come dovrebbe essere i dati sono dirompenti, sul lavoro le donne continuano a essere licenziate spesso durante la gravidanza, le donne con figli e carichi di cura messe in condizione di enormi difficoltà, trasferite dal luogo di lavoro distante 30 o 40 km dalle sedi ordinarie.
Il lavoro precario colpisce le lavoratrici, la precarietà è maggiore tra le giovani residenti al sud. Inoltre le donne sono soggette al lavoro part time involontario, riguarda il 53 % delle donne. Il numero di contratti a termine è di 38mila scaduti nel 2025, che non sono stati rinnovati per il 2026.
Nel settore privato rilevazioni del 2024,2025 dicono che le donne dirigenti e manager rappresentano il 22/23% del totale mentre ai vertici della Pubblica Amministrazione, dove lavora circa il 60% di donne secondo dati del 2022 le donne erano al 16/20%. Infortuni sul lavoro, aumento malattie professionali, e infortuni casa lavoro dovuti a stress e al lavoro di cura che continua a essere un doppio lavoro per le donne.
Nel 2025 le morti sul lavoro delle donne sono state 43. Nel 2025 i femminicidi sono stati 84, nei primi mesi del 2026 sono stati 7. Donne stuprate, violentate spesso non denunciano per paura delle ritorsioni e di essere giudicate. Diritti acquisiti messi in discussione, come l’autodeterminazione di decidere del proprio corpo. Insultate per l’orientamento sessuale. Sabato si è svolta una grande manifestazione trasversale a Roma contro il Ddl Buongiorno, che modifica la definizione di violenza sessuale senza consenso a contro la volontà della persona colpevolizzando le donne.
Le battaglie per l’emancipazione delle donne sono state fondamentali per il ruolo che oggi svolgono a tutti i livelli. Nel leggere il libro La lunga resistenza dei Candelesi dalla dittatura alla Liberazione curato da Franca Spina, presidente del circolo Mosaico, mi piace ricordare il ruolo, la determinazione e la lotta per la libertà nella Resistenza, delle 24 donne di Candelo, che ebbero un ruolo contro i fascisti e che furono imprigionate e uccise come Iside Viana, imprigionata dal tribunale fascista, morta di stenti nel carcere dopo una vita di lotta Partigiana per la libertà.
Sono preoccupata per le leggi in materia di sicurezza varate dal Governo, che di fatto reprimono il dissenso, le manifestazioni, le lotte delle lavoratrici e dei lavoratori. Insieme agli uomini e alle donne occorre un risveglio, per respingere la cultura sessista, per ottenere le pari opportunità, per difendere ed estendere i diritti e non dimenticare, chi ha permesso di avere la più bella COSTITUZIONE.
Carla Ladetto
Candelo (Biella) 7/3/2026









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