82 ANNI FA, ALL’ALBA DEL 28 DICEMBRE 1943, I FASCISTI FUCILANO I 7 FRATELLI CERVI E QUARTO CAMURRI FACENDOLI DIVENTARE UNO DEI SIMBOLI DELL’ANTIFASCISMO E DELLA RESISTENZA


Durante tutto il Ventennio fascista, la famiglia Cervi è stata una famiglia antifascista dove non solo si parlava di politica, ma si agiva nel concreto per combattere l’oppressione e la mancanza di libertà e diritti del regime di Mussolini.
Questa scelta di campo si concretizzerà dopo l’8 settembre 1943, quando il padre Alcide e i suoi figli sceglieranno la via della lotta armata. In poco tempo, Casa Cervi a Campegine diventerà un importante rifugio per partigiani, disertori della Repubblica di Salò e ex prigionieri di guerra fuggiti con la caduta del fascismo.
Tutto questo, insieme ai sempre crescenti contatti con l’opposizione al regime, aveva attirato su di loro le attenzioni delle autorità fasciste.
Il 25 luglio 1943, in occasione della caduta del regime, la famiglia Cervi organizzò la famosa “pastasciuttata” invitando tutta la popolazione del paese sull’aia di casa.
Il 25 novembre 1943 la milizia fascista incendiò e distrusse la casa, conducendo i sette fratelli al carcere di Reggio Emilia e abbandonando a sé stessi donne e bambini.
Il padre non volle abbandonare i figli e li seguì in cella.
I fratelli Cervi e Quarto Camurri vennero condannati a morte e fucilati alle ore 6,30 del del 28 dicembre 1943.
28/12/2025










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