Vita di Cristo e del suo cane randagio

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Vincenzo Pardini – Vallecchi, 2024

Vincenzo Pardini, autore di libri importanti come “Il falco d’oro”, “Il racconto della luna”, “Jodo Cartamigli” da cui è tratto il film “Il mio west” con Leonardo Pieraccioni e “Tra uomini e lupi”, ci presenta “Vita di Cristo e del suo cane randagio”, pubblicato da Vallecchi.
Il libro è una versione dell’esistenza di Gesù, dalla nascita fino alla resurrezione. Fedele alla lettera dei Vangeli Pardini introduce accanto alla figura di Cristo un personaggio inedito: un grande cane bianco che compare nella grotta in cui venne partorito il bambino e che restò con lui fino alla fine, salvando la sua vita in numerose circostanze.

La nascita del bambino avvenne in una notte freddissima e movimentata come non mai. Mentre molti si riscaldavano intorno a un falò, in una capanna scavata nella roccia convergevano molte persone. Tra queste, in groppa a tre cammelli bardati, tre uomini dall’aspetto regale che sembravano venire da molto lontano.

Attraverso una visione, in questo racconto senza sospensioni, pause, tirato come una corda tesa per oltre duecento pagine dentro miracoli, attimi di raccoglimento, incontri, fino alla tremenda agonia del protagonista, Pardini ci presenta la storia, quella vera, quella che incide sulla vita degli uomini e delle donne di ogni tempo e di ogni dove.

Un libro dove l’autore dona una sua versione dell’esistenza di Gesù, dalla nascita fino alla resurrezione, dentro una storia dal contenuto favolistico che riporta la vita di Cristo affiancandogli un cane, un grande cane bianco, robusto, vigile, sempre presente, anche se ogni tanto si concede qualche fuga solitaria.
Sono i pecorai a notare per primi quell’enorme cane bianco, con il pelo folto e lungo. Rapido e silenzioso come un’ombra s’infila in una grotta adibita a capanna.
Mossi dalla curiosità alcuni di loro si muovono verso quel luogo dove si è rifugiato l’animale. Davanti all’ingresso c’è molta gente e tra questi si distinguono tre uomini che indossano abiti scintillanti ed elmi dorati. Si tratta dei tre magi che giunti dalla Caldea, seguendo la stella cometa, sapevano che sarebbero giunti nel luogo dove sarebbe nato il Messia, destinato a trasmettere all’umanità un nuovo messaggio.

Lo vedono dormire, scaldato dal fiato di un bue e di un asino. Accanto alla mangiatoia che fa da culla, seduti su una panca, i due genitori e il cane che dorme. Se però qualcuno fa il gesto di avvicinarsi al piccolo si desta subito mettendosi davanti in posizione di attacco, ringhiando.
E l’autore ci butta subito dentro il romanzo dove già dalle prime righe, con un linguaggio tagliente, diretto, ci apre alla storia.

Primi a vederlo furono i pecorai di Betlemme. Era un enorme cane bianco dal pelo assai lungo e folto, le orecchie pendule. Come ogni notte i pastori stavano di guardia alle greggi. Le pecore, figliato, avevano appresso gli agnelli, i movimenti incerti, le zampe deboli. Sovente arrivano i lupi. Spaventati, i cani toccatori fuggivano, e tra le pecore si creava scompiglio: momento in cui i lupi, uccisi i capi, li trascinavano via. Ma quella sera, alla comparsa del gran cane bianco i toccatori, sempre reattivi all’arrivo di intrusi, non dettero alcun segno. Come un’ombra, il cane si allontanò verso una grotta adibita a una capanna: quella di Simone, nella quale teneva le sue bestie di lavoro: un bove e un grosso somaro grigio.

Vincenzo Pardini ci tiene per mano lungo un percorso che accompagna la vita di Cristo, un uomo alto, con capelli e barba rossicce, che giunge a trent’anni iniziando il suo percorso di predicatore, profeta, messia, figlio di Dio, portatore di una buona novella, amato, deriso, osteggiato, condannato dalla comunità ebraica e dalla comunità giudaica, la stessa in cui visse.

L’autore ricostruisce tutto da fonti conosciute, attraverso la narrazione dei Vangeli, in particolare dell’evangelista Giovanni. Ala ricostruzione storica Pardini affianca il cane impegnato a seguire il figlio di Dio dal momento che è venuto al mondo e che sarà il suo fedele custode fino al momento della morte sulla croce.
Un animale con facoltà prodigiose, affronta il male che appare nella figura di cani neri, ecco il colore bianco di Ebau, questo il suo nome, che si scontra con cani neri che sono identificabili nella figura di Satana. Un cane che rappresenta la fedeltà più assoluta.
Ebaù salverà Gesù dall’assalto di una banda di briganti, a Gerusalemme lo salverà da una folla inferocita, per citare alcuni fatti presenti nel libro. Un cane nella veste di Angelo custode.
Il cane di Cristo, afferma l’autore, a suo modo un apostolo, forse più fedele e più devoto degli uomini.

Giorgo Bona

Scrittore. Collaboratore redazione di Lavoro e Salute

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