Racconto di un viaggio internazionale in Venezuela
di Monica Coin
E’ arrivato il 5 maggio, via mail, questo invito inaspettato con l’incarico di accompagnamento internazionale alle elezioni in Venezuela del 25 maggio u.s. attraverso la proposta del Dipartimento esteri di Rifondazione comunista.
Ho avuto una occasione, quella di vedere con i miei occhi una realtà conosciuta solo con le lenti della propaganda occidentale, che sempre è suonata falsa come una banconota da tre euro. Ma proprio perché falsata, l’idea genuina del paese venezuelano mi era quantomai necessaria. Vedere con i miei occhi, una grande occasione.
Vedere significa anche immergersi in una realtà non raccontata, ma soprattutto percepita.
Le prime impressioni sono state sul paesaggio di Caracas, la grande metropoli circondata da una foresta, con i suoi colori, i murales, le costruzioni improbabili e sbilenche che sembra stiano per cadere e i grandi e moderni grattacieli, la sua strada larga un po’ tangenziale, un po’ strada normale, con una circolazione veloce ma contemporaneamente trafficata.
Una altra impressione forte e immediata sono stati i giovani.
Con un capovolgimento della mia abitudine visiva mi sono trovata di fronte ad un popolo di giovani, con l’inserimento di qualche persona di mezza età e pochi anziani, perlomeno le proporzioni me li hanno fatti percepire scarsi.
Molti ragazzi e ragazze (ventenni e trentenni) impiegati nelle forze di polizia, nell’aeroporto, come conducenti di bus e assistenti nelle funzioni degli uffici pubblici, nel bellissimo albergo dove eravamo alloggiati ma anche nella efficiente organizzazione degli accompagnatori.
E qui il senso visivo si è incrociato con il senso della politica che mi ha portato inevitabilmente
a questa riflessione: come fare un governo di coesione sociale se non dando allo stato il compito di assumere e
ingaggiare le migliori forze del paese, non solo per dargli uno stipendio, il che è molto, ma specialmente un senso di appartenenza? Quelle centinaia di giovani non sono solo inseriti economicamente nelle forze della Repubblica Bolivariana del Venezuela ma sono parte integrante di un senso di comunità coesa.
Il Venezuela è costantemente minacciato dal golpismo fascista organizzato che accerchia e invade le popolazioni sudamericane, la Colombia è il passaggio principale per mercenari, narcos, terroristi che organizzano continuamente atti vandalici travestiti da manifestazioni di opposizione politica al governo di Nicolas Maduro.
Nel corso delle elezioni è stato infatti chiuso lo spazio aereo con la Colombia.
Questi giovani si sentono insieme, parte di un qualcosa, di un senso di indipendenza vero, quello originario del Venezuela, del liberatore Simon Bolivar che ha emancipato il paese dal giogo dei colonizzatori spagnoli.
Ed è proprio questo il senso comune di una lotta di liberazione continua che ha la popolazione, che passa le generazioni da un “conquistadore”, all’altro, dalla Spagna agli Stati Uniti, vincendo l’oppressione con un senso di libertà e indipendenza.
Sicuramente non è oro tutto ciò che luccica anche questo paese non è sicuramente esente dalla narrazione della propaganda, che tende a coprire grandi contraddizioni.
Ma sotto il lato “pubblico” è visibile il calore autentico e la dignità della popolazione, e la sua genuina adesione ad un sistema politico che li continua a fare sentire comunità e resiste con loro, materialmente e socialmente, dai morsi di uno spietato embargo statunitense che mette a dura prova la loro resistenza.
Le tensioni politiche e i “guai” sono percepiti dal “pueblo” come minaccia che viene dall’esterno, così l’adesione sincera al chavismo viene vissuta in senso comunitario, semplice come le mamme con i bambini in braccio presso la “mesa”, il seggio delle votazioni dove venivano portati generi di conforto dalle donne con un senso di gratuità e condivisione
che in Italia sta definitivamente scomparendo.
Le stesse tensioni sono inevitabili cause della severa repressione di tutto ciò che viene organizzato per danneggiare un governo socialista, affratellato con Cuba dalle difficoltà di coesistere con gli stessi tentativi di aggressione.
Altra sensazione percepita nettamente è stata quella dell’importanza delle donne.
Molto più che nel nostro paese, dove il patriarcato mai sconfitto si rivela spesso nelle forme più semplici e apparentemente innocue dello sminuire le determinazioni femminili a qualsiasi livello, le donne sono ascoltate, obbedite (nel caso dell’esercizio del potere pubblico) e rispettate nelle loro iniziative, da quelle più spontanee della generosità a quelle
della manifestazione della alta professionalità.
Una nota di colore a parte a questo proposito merita la nostra “conducera” di autobus, abilissima nel guidare e parcheggiare in zone di estrema difficoltà, con piglio da condottiera nei confronti della scorta di polizia ma anche molto solare e simpatica con tutti.
Il primo giorno, dopo il viaggio e l’accoglienza, è stato politicamente molto importante.
Siamo stati invitati con numerosissime delegazioni da ogni parte del mondo alla INTERNAZIONALE ANTIFASCISTA (“Seminario internacional, Venezuela vota por la paz y contra el fascismo”) che ha reso la plasticità comune di un fenomeno che ammorba tutti i popoli, il fascismo autoritario e la sua violenza fisica e sociale.
Il ministro degli esteri ha evidenziato la responsabilità storica del Venezuela nei confronti del mondo e i pericoli derivanti dalla convocazione di frange estremiste all’interno del paese con la progettazione di forme di caos all’interno dei seggi elettorali.
Ecco spiegata l’enorme importanza della presenza di delegati internazionali che possano testimoniare lo svolgimento ordinato delle elezioni. Ha poi spiegato la difficoltà dei migranti venezuelani all’estero e il loro trattamento.
Il progetto di una internazionale antifascista è ambizioso e si lega al tema della rivoluzione bolivariana, nel senso comune e popolare che riveste nel paese, come modello.
Affrontare tentativi di golpe internazionale, sanzioni contro il paese ha un significato solo in una prospettiva di riscatto dei paesi oppressi dai fascismi che proponga un modello alternativo al capitalismo feroce delle destre al potere.
Testimonianze dei danni dei governi di destra filofascista sulla pelle viva dei lavoratori e dei cittadini, a partire dai paesi del sud del mondo ma anche di quelli euroccidentali.
E questo racconto fa unire i puntini, cioè rivela quello che abbiamo conosciuto e stiamo rivivendo anche nel nostro paese, cioè quella naturale saldatura tra liberismo e fascismo e cioè la genetica violenza del capitalismo, travestito all’occorrenza da una falsa democrazia ma con il volto autentico dell’autoritarismo antisociale.
Sentire queste testimonianze una dietro ha fatto molta impressione e ci fa dimenticare quello che percepiamo in Italia come antifascismo “di facciata” o di maniera, altra maschera del liberismo.
Il convegno ha ascoltato le delegazioni dei vari paesi e il viceministro Rander Pena Ramirez ha tenuto incontri con leader di partiti politici che sono accompagnatori alle elezioni del 25 maggio, tra cui:.
- Maria Teresa Cabrera, Capo degli Internazionali del Partito PODEMOS, di Spagna e i Deputati Javier Sánchez e Alejandro Murcia:.
- Incontro con Juan Carlos Frometa della Commissione per le relazioni internazionali del Partito comunista di Cuba:.
- Incontro con Lilia Bila dell’organizzazione giovanile del Mozambico – FRELIMO:.
- Il nostro Marco Consolo, responsabile delle relazioni internazionali del Partito Rifondazione Comunista d’Italia:.
- Platon Kornev, Consigliere per gli affari internazionali e una delegazione del partito Russia unita:.
- Aydin Shiriyev, vicepresidente del partito comunista dell’Azerbaigian.
- Pedro Batista, presidente del Comitato Antiimperialista Abreu e Lima e Paulo Miranda, TV Comunitaria di Brasilia..
- Rappresentanti della Gioventù della Colombia Umana: David Porras, Jonathan Isaac García, Hansel Forero:.
- Rappresentanti del Partito Forza del Popolo della Repubblica Dominicana: Deputata Thayluma Calderón e Paola Abreu membro della Segreteria degli Affari Internazionali..
- Ángel Rodríguez León Copresidente del Movimento Indipendentista Nazionale Hostosiano (MINH) di Porto Rico..
- Kabasele Babanya, Presidente dell’Unione di Democrazia Socialista della Repubblica Democratica del Congo.
- Cristina Cardoso, membro della sezione internazionale del Partito comunista portoghese (PCP) in Portogallo.. .
- Bouzazi Moncef, membro del Movimento Chavez di Tunisi.
- Incontro con giovani di organizzazioni sociali e politiche dell’Argentina, Violeta Camarra, Abril Traverso e Facundo Armella..
- Lorea Ibarra studente dell’Università Internazionale di La Rioja (UNIR) del Paese Basco..
- Denis Rogatyuk, direttore internazionale di The Media Citizen of Australia.
- Gilma Camargo, membro del Fronte Salas Antiimperialista di Panama..
- Marcos Badaraus, presidente dell’organizzazione
Molto spazio è stato dato alla illustrazione del moderno sistema elettorale venezuelano, sia dal punto di vista giuridico con il forte legame con la Costituzione bolivariana che dal punto di vista tecnico. Questa è stata la scoperta più stupefacente: un paese raccontato esternamente come fautore di innumerevoli brogli e forzature antidemocratiche è in realtà,
con certezza, un campione della democrazia e dell’efficienza.
Il sistema elettorale elettronico è esente da brogli, il voto è sicuro e i risultati vengono dati quasi in tempo reale. Il cittadino viene identificato con una impronta digitale che viene registrata insieme al documento di identità per votare solo una volta, in caso contrario la macchina blocca l’operazione. I famosi “verbali” sono il frutto di una elaborazione elettronica
con chiavi appartenenti a tutti i partiti partecipanti e vengono approvati da tutti gli esponenti politici, di maggioranza e opposizione.
Il pensiero mi ha portato naturalmente alle operazioni medioevali dei nostri scrutatori e rappresentanti di lista, a verbali pasticciati e ai nostri lenti scrutini, soggetti specialmente nel sud del paese a brogli e voti di scambio politico mafiosi. Avessimo anche noi questo sistema!
La questione palestinese e la tragica situazione di Gaza sono state al centro di tutto il dibattito e riprese dagli interventi di tutti i delegati.
Sabato 24 maggio il programma (sempre mobile e con poche informazioni per motivi di sicurezza) ha previsto una escursione nello stato di Miranda presso il carcere di San Francisco de Yare dove abbiamo incontrato un testimone diretto dei fatti che hanno portato il comandante Chavez in prigione per più di due anni a seguito del tentativo di golpe fallito,
che ha raccontato la successiva fortunata avventura della rivoluzione bolivariana nel paese, un modello di riscatto più che mai attuale per tutti.
Il pranzo è stato una ulteriore occasione per dialogare e conoscere gli altri delegati tra piatti locali e musica tradizionale. Tra le numerose proposte di presentazione e conoscenza al microfono abbiamo partecipato anche noi (io e il compagno Mauro Collina) con riferimento al più famoso nostro concittadino, ispiratore di ogni rivoluzione che si rispetti: Antonio Gramsci. Le poche parole dette per tratteggiarne la vita e il pensiero hanno suscitato l’entusiasmo generale e l’avvicinamento del nostro paese a questa idea comune di rivoluzione socialista come necessità.
Nel pomeriggio il paese locale è stato una meravigliosa scoperta. La “casa del diablo” incontra la tradizione fortemente religiosa della popolazione con la festa pagana. Enormi maschere di cartapesta colorate per esorcizzare il male insieme ai religiosi che assistono a balli tradizionali. Un miscuglio incredibile di legami sociali, religione e patto politico della
comunità con la rivoluzione, fatta dalla semplicità di chi vuole vivere in pace nella vita di tutti i giorni. Tantissimi bambini e una gioia autentica.
Per finire in bellezza un bicchiere di macedonia con la frutta abbondante del luogo, tra cui l’immancabile mango.
Nei tempi di attesa all’interno dell’albergo ho conosciuto meglio alcuni delegati e ho raccolto importanti testimonianze. In particolare segnalo l’intervista al compagno Alejandro Javier Rusconi, segretario de relaciones internationales del movimento Evita, defensoria del pueblo a Buenos Aires, che ha spiegato la difficile situazione argentina sotto il governo di
Milej.
La situazione argentina è preoccupante, una politica totalmente subordinata al Fondo Monetario Internazionale, con un orientamento “distruttivo” del presidente Milej nei confronti della pubblica amministrazione in via di totale smantellamento, eliminando diritti conquistati in lunghi anni dai trabajadores e dal ministero delle muheres e dai suoi programmi di genere. Vi sono ogni settimana repressioni con gas lacrimogeno e pallini di gomma nei confronti dei pensionati e dei lavoratori che protestano chiedendo un aumento salariale e il cambio di politiche finanziarie che stanno portando il popolo alla fame.
Di qualche giorno precedente una norma che limita il diritto di sciopero, garantito dalla costituzione. Il presidente è molto legato al governo di Israele e aderisce totalmente al sionismo nuova espressione del fascismo.
Il suo governo sta facendo una ricostruzione totalmente revisionista e negazionista rispetto ai fatti della dittatura militare e le madri di Plaza de Mayo.
Finalmente domenica 25 maggio giorno delle elezioni siamo andati ai seggi per seguire le operazioni elettorali. Siamo stati accolti come in una festa: musica interviste gente comune che ci ha accolto con gratitudine e sincero calore.
Lo scopo è stato raggiunto non avremmo potuto non testimoniare la reale volontà di partecipazione del pueblo venezuelano. Sul campo abbiamo sperimentato la teoria del primo giorno, abbiamo visto la registrazione dei votanti e la macchina su cui si votava.
Anche nel pomeriggio siamo andati in seggi diversi, sempre nel vicino stato di Miranda.
Il ritorno a Caracas è stato bello ma un po’ malinconico, cena coi compagni ma consapevolezza che questa avventura volgeva al termine.
Questo processo elettorale, espressione viva della democrazia partecipativa e protagonista, rappresenta un’opportunità per ratificare l’impegno del popolo venezuelano per la democrazia, la pace e l’autodeterminazione. La presenza come accompagnatore è stata fondamentale per rendere visibile all’esterno, con responsabilità e verità, l’esercizio sovrano
del voto in Venezuela.










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