La Giunta del Piemonte dimette il Commissario delle Molinette perchè contro l’uso privato dell’Intramoenia

Che nessuno si permetta di ostacolare il cammino della privatizzazione della sanità pubblica. In sostanza questo è principio che guida la giunta Cirio in Piemonte e l’assessore alla salute Riboldi controlla con grande impegno, fidando sul silenzio delle opposizioni in Consiglio regionale. A luglio la Giunta ha approvato una legge in materia con lo scopo di uniformare l’esercizio dell’attività libero-professionale intramuraria sul territorio regionale dichiarando, però, la presenza di interpretazioni soggettive da parte delle aziende sanitarie. Sicuramente si riferiva, senza citarlo, al commissario della Città della Salute, nominato appena sei mesi fa, Thomas Schael che ha avuto l’ardire di mettere in discussione la libertà extramuraria dei medici pubblici, In pratica ha preso una posizione di difesa della sanità pubblica e del diritto alle prestazioni sanitarie dei cittadini nelle strutture pubbliche.

Chiariamo che già il decreto Bindi ha messo in discussione questo diritto permettendo ai medici di operare privatamente, ma con controllo aziendale, negli ospedali pubblici, però ora siamo alla totale discrezione dei singoli medici di scegliere, dirottando i pazienti, le strutture private a scapito del loro orario di lavoro negli ospedali pubblici, ovviamente con ulteriori costi per gli assistiti.

Si dice che l’appetito (in questo caso si chiama ingordigia) viene mangiando perché con il decreto Bindi non è cambiato dal punto di vista dei malati e delle malate. Non sono state ridotte le liste d’attesa per quella via, come si propagandato.

In sostanza, il provvedimento punitivo contro il Commissario delle Molinette Thomas Schael  è la conferma che l’Intramoenia è stato il cavallo di troia della privatizzazione e non è più permesso neanche il controllo pubblico tramite la gestione aziendale.

L’intramenia è una pratica che permette agli ospedali pubblici e ai medici del SSN di erogare servizi sanitari a pagamento, erogati con la strumentazione di accertamento diagnostica pubblica (acquistati con fondi pubblici), in aperta concorrenza a quelli gratuiti forniti dal SSN. Questo significa che, in teoria, un paziente può optare per pagare per un servizio medico specifico all’interno di un ospedale pubblico invece di utilizzare il servizio gratuito. Ma in realtà questa non è una scelta, essa viene indotta da una pratica mostruosa di “di chiusura di agenda” di impossibilità a praticare la prestazione pubblica in tempi brevi, alimentando le liste di attesa all’infinito, non libera scelta, ma “costrizione” alla pratica intramoenia che ovviamente è disponibile in poche ore dalla prenotazione. Se non te la puoi permettere, non ti curi, come oramai avviene in un caso su due. L’intramoenia crea una divisione tra i cittadini che possono permettersi di pagare per cure mediche e quelli che non possono, con l’aggravante che è il sistema pubblico a spingere verso la sua autodistruzione. Questo non solo viola il principio dell’uguaglianza di diritti e di accesso alle cure sancito dalla Costituzione, ma è anche il volano su cui le risorse finanziarie vengono dirottate verso i servizi a pagamento, a scapito di quelli gratuiti. Inoltre, i servizi intramenia creano incentivi per gli ospedali pubblici verso politiche sanitarie fondate su servizi remunerativi a discapito di quelli gratuiti, compromettendo la qualità dell’assistenza offerta a tutti i cittadini e le condizioni di esigibilità dei diritti fondamentali.

Questo caso di malapolitica piemontese contro la sanità pubblica scoperchia anche un buco, da troppo tempo coperto dal silenzio politico e della stampa locale, che il Commissario Schael ha reso pubblico e riguarda un disavanzo di 55 milioni di euro accumulato dalle gestioni precedenti delle Molinette. Su questo enorme buco la Giunta Cirio ci regala il silenzio e punisce chi opera con trasparenza.

Redazione lavoro e Salute

20/8/2025

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