PIEMONTE. CASO SCHAEL: IMBARAZZANTE GIRAVOLTA DELLA REGIONE, CHE SI CONFERMA PRIVA DI PRINCIPI E IDEE SULLA SANITÀ
“Sulla questione di Schael, sarei prudente nel dipingere Schael come un paladino della sanità pubblica – dichiara Alberto Deambrogio segretario regionale piemontese di Rifondazione Comunista -.
“Si tratta di un manager di grande esperienza ma povero di principi e, come tutti i manager, pronto a condividere quelli di colui che lo paga. Si è guadagnato la fama di dirigente irreprensibile e gira l’Italia chiamato a intervenire nelle situazioni più critiche. È stato per lungo tempo uno strumento di Moirano in Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali). Lo mandava in avanscoperta, nella fase ‘distruttiva’ iniziale”
“Lui arriva, non guarda in faccia nessuno, taglia teste e scoperchia pastrocchi, denuncia e spaventa. Quando ha fatto un po’ di pulizia, in genere, viene allontanato (con sollievo da parte di tutti) e viene sostituito da qualcuno un po’ meno rigido incaricato di far ripartire l’azienda su basi un po’ meno critiche”.
“Tutto questo funziona se chi governa la Regione possiede un minimo di visione e, soprattutto, se conosce il contesto in cui manda Schael ad operare”.
“Nel caso di Molinette mi sembra che, come al solito, ci troviamo davanti a un Assessore dilettante e a un gruppo dirigente regionale del tutto inadeguato a governare il nostro sistema sanitario. Ad aggravare la situazione c’è un atteggiamento sempre più diffuso per cui tutto viene personalizzato: si crede più nelle persone che nelle idee, ci si illude che si possano governare sistemi complessi solo affidandone la guida a dei leader carismatici senza preoccuparsi di assegnare loro degli obiettivi da raggiungere, dei valori da affermare, dei tempi da rispettare”.
“La Città della Salute e della Scienza è una realtà molto complicata, sede di eccellenze e di contraddizioni, afflitta da un deficit strutturale impressionante. Di sicuro costa troppo e non produce abbastanza, ma come fare a risanarla è decisamente un problema. In teoria dovrebbe essere possibile: ci sono ospedali di analoghe dimensioni in Italia che riescono, addirittura, a chiudere in pareggio.
Le consulenze milionarie, affidate nel corso degli ultimi venti anni, non hanno prodotto risultati significativi alle Molinette”.
“Probabilmente ci sono molti servizi e reparti sovradimensionati. Certamente c’entra l’Università che scarica sull’azienda una parte dei suoi costi. Probabilmente ci sono duplicazioni e ridondanze nella struttura organizzativa (alle fusioni di questi anni non hanno fatto seguito razionalizzazioni)”.
“Certamente ci sono interessi e rendite di posizione che impediscono il cambiamento. Però pensare che lo sbilancio sia dovuto solo alla libera professione intramoenia è un’assoluta ingenuità. Così come è del tutto illusorio pensare che un manager riesca, senza un progetto condiviso, a mettere ordine in un’azienda del genere”.
“Hanno fatto arrivare Schael (forzando la mano con l’Università) e lo mandano via dopo sei mesi! Ci sarebbe da ridere se non fosse drammatico per il futuro di quell’ospedale”.
“Si tratta – conclude Deambrogio – di una decisione irresponsabile, una dichiarazione di ingovernabilità che sfiora l’autolesionismo da parte di chi l’ha provocata. Si potrebbe addirittura pensare che Cirio voglia far fuori Riboldi e approfitti di questo vero e proprio pasticcio sotto gli occhi di tutti”.
Partito della Rifondazione Comunista
Comitato regionale del Piemonte e della Valle d’Aosta

20 agosto 2025









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