L’aggressività sociale

Letizia Fattorini

L’aggressività descrive uno stato del sistema psicofisiologico che permette all’individuo di rispondere con un insieme di comportamenti ostili volti alla distruzione, la coercizione, la degradazione, l’umiliazione di una cosa o di un essere percepito dall’abusante come significativo e che rappresenta una sfida (1).

“Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. (…) C’è un tempo per odiare e un tempo per amare” (Qo 3, 1-8).

Stiamo assistendo al perpetrarsi di aggressività e odio in tutto il mondo. Un’escalation di conflitti armati in cui, malgrado le tutele previste dal diritto internazionale umanitario e dai diritti umani, i civili continuano a subire il peso delle guerre, affrontando attacchi mirati, sfollamenti forzati, fame e restrizione nell’accesso agli aiuti. Il crescente disprezzo verso tali leggi e la loro applicazione selettiva o politicizzata stanno erodendo il quadro protettivo, e alimentando una cultura dell’impunità (2).

Il quadro apocalittico si ripercuote anche nella quotidianità, con drammatici reati che interessano singoli cittadini, alcuni dei quali senza apparenti problematiche sociali o sanitarie. Nonostante l’Italia rappresenti il paese europeo con il più basso tasso di omicidi (0,55 ogni 100.000 abitanti contro una media UE dello 0,9 nel 2022), i dati più recenti dell’Istat sui delitti consumati nel nostro Paese (anno 2023) rilevano un aumento globale del 3,7% rispetto all’anno precedente, con il movente in quasi la metà di questi (45,5%) rappresentato da “futili motivi, rancori personali”, seguito dai “motivi passionali” che riguardano il 12% circa delle vittime, percentuale che sale fino al 60% nel caso di donne. A questo proposito, dei 334 omicidi italiani totali nel 2023, 96 riguardano il genere femminile, ribadendo l’aumento vertiginoso – dall’11% al 35% – dei femminicidi negli ultimi trent’anni (3). Anche la cronaca di questi giorni ne sottolinea la tendenza: nei primi cinque mesi del 2025 le vittime di femminicidio sono già arrivate a quindici (4).

Ma cosa induce all’aggressività e alla violenza? Gli esseri umani sono, di fatto, creature fondamentalmente sociali, motivate a stare con gli altri (5). Nella specie umana vengono adottati comportamenti fortemente prosociali, che includono l’altruismo – attraverso cui un individuo intraprende azioni per lui onerose o rischiose al fine di migliorare il benessere di altre persone – la cura e la cooperazione. Alla base dei comportamenti che favoriscono la collettività troviamo sistemi neuroendocrini originariamente adattati a consentire la riproduzione e a motivare la cura della prole e l’attaccamento, fondamentali per la sopravvivenza e lo sviluppo dei figli e, quindi, per la conservazione della specie.

Svariati studi su uomini e animali hanno collegato il neuropeptide ossitocina, altamente conservato evolutivamente, a un ricco repertorio di comportamenti sociali. Tale molecola, prodotta a livello dell’ipotalamo e rilasciata in circolo dall’ipofisi posteriore, è nota per le sue funzioni di neurotrasmettitore, neuromodulatore e neurormone. La dinamica del suo rilascio dipende dalla natura dello stimolo che lo promuove: perifericamente, l’ossitocina esercita un ruolo neuro-ormonale nell’indurre la contrazione uterina nel parto e l’eiezione del latte durante l’allattamento; a livello intracerebrale, il suo rilascio può risultare dalla combinazione di due differenti modalità che, insieme, possono influenzare tutte le regioni del proencefalo (a livello sinaptico e non, rispettivamente come neurotrasmettitore e neuromodulatore).

L’ossitocina come neuromodulatore si diffonde nell’ambiente extracellulare, dove interagisce con i recettori, la cui espressione è regolata attraverso meccanismi endogeni ed esogeni, tra cui: modificazioni epigenetiche, disponibilità di ligandi, età, cambiamenti dello stato ormonale, esposizione acuta o cronica a fattori di stress. Nei roditori il recettore per l’ossitocina attiva una serie di cascate di segnalazione intracellulare che coinvolgono bersagli citoplasmatici e nucleari inducenti la sintesi proteica, la quale a sua volta media gli effetti ansiolitici dell’ossitocina e migliora la formazione della memoria.

Nell’essere umano le vie di segnalazione intracellulare attivate dall’ossitocina sono ancora poco comprese. Non essendo ancora disponibile un ligando PET specifico per questa molecola, anche la distribuzione regionale dei recettori in vivo è ancora enigmatica. Tuttavia, utilizzando il metodo dell’analisi dei pattern di distribuzione dell’m-RNA nei recettori post-mortem, si è scoperto una ricchezza di questo recettore nelle regioni olfattive e sottocorticali. Inoltre, la scoperta della variabilità nel gene del recettore e in altri geni della via dell’ossitocina è stata associata ad una moltitudine di fenotipi socio-emotivi.

Alcuni studi hanno dimostrato che la somministrazione intranasale di ossitocina sintetica induce sottili cambiamenti nei comportamenti sociali: queste alterazioni sono state spesso descritte come tendenze verso una maggiore socialità, comprendendo aspetti della sfera emotiva e relazionale – come fiducia, empatia e altruismo – tutti fattori che possono essere mediati in primo luogo dagli effetti ansiolitici e antistress dell’ossitocina. Tale profilo del neuropeptide è ulteriormente rafforzato dai risultati di studi di neuroimaging, secondo cui l’ossitocina agisce costantemente sui neurocircuiti correlati alla ricompensa e alla paura. Di conseguenza, c’è un crescente interesse nell’inserire questa molecola in potenziali trattamenti per svariate condizioni psichiatriche, che vanno dall’ansia ai disturbi dello spettro autistico.

Prove sempre più numerose, tuttavia, indicano che gli effetti dell’ossitocina sul comportamento prosociale sono altamente suscettibili a modificazioni causate da variabili individuali e contestuali. In sostanza, il neuropeptide non facilita esclusivamente comportamenti sociali positivi, ma può anche produrre risposte protettive o, addirittura, difensive e aggressive.

Studi sull’uomo in cui l’ossitocina esogena è stata somministrata per via intranasale hanno rilevato che questa può aumentare l’invidia o il compiacimento per le sfortune altrui, diminuire la tendenza a cooperare negli individui con Disturbo Borderline di Personalità, facilitare il favoreggiamento dei membri all’interno di un gruppo o addirittura escludere e denigrare chi non ne fa parte. Tali risultati, che contribuiscono ad individuare l’ossitocina come un neuromodulatore ormonale altamente complesso, conducono a prevedere una limitazione nell’utilizzo di questa molecola a quadri clinici specifici e in contesti terapeutici attentamente controllati, per minimizzare il rischio di esiti sfavorevoli (6).

Un altro ormone peptidico dell’asse ipotalamo-ipofisi coinvolto nell’instaurarsi di comportamenti aggressivi è la vasopressina, che esercita azioni disinibitorie attraverso il sistema della serotonina. Quest’ultimo rappresenta il sistema più studiato in relazione all’aggressività: una diminuzione della trasmissione serotoninergica, che può essere indotta dall’inibizione della produzione di serotonina o dall’antagonizzazione dei suoi effetti, determina una riduzione della rilevanza attribuita alla punizione per un certo tipo di comportamento. Inoltre, poiché la serotonina sembra facilitare l’inibizione della corteccia prefrontale, un aumento dell’aggressività può essere conseguenza di un’attività serotoninergica insufficiente. Studi sul sistema neurotrasmettitoriale serotoninergico mostrano che il metabolita della serotonina acido 5-idrossiindoleacetico, che si trova in basse concentrazioni nel liquido cerebrospinale in soggetti affetti da depressione, potrebbe essere anche la spia di condotte violente e preludio di comportamenti suicidari.

Per quanto riguarda il coinvolgimento del sistema endocrino nel comportamento aggressivo, si ritiene che possa essere implicato anche il testosterone. È stato ad esempio dimostrato un aumento di concentrazione di testosterone nei detenuti che hanno commesso crimini violenti. Il testosterone scatena l’aggressività agendo a livello centrale attraverso l’attivazione dell’amigdala, mentre a livello periferico aumenta la massa muscolare per ottenere un comportamento motorio specifico. Inoltre, un gran numero di recettori per gli androgeni e l’estradiolo si trova nei neuroni dell’area prefrontale, dell’ipotalamo e, soprattutto, dell’amigdala. Da menzionare la rilevanza dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, con l’importanza del cortisolo e delle sue relazioni con il sistema serotoninergico nell’antagonismo agli effetti del testosterone. Inoltre, sembra che un ruolo importante nell’aumento o nella diminuzione dell’impulsività sia giocato dagli squilibri tra testosterone e serotonina o testosterone e cortisolo.

Il substrato genetico ha anch’esso un ruolo particolarmente importante nell’espressione del comportamento violento e nella presenza di tratti di personalità associati all’aggressività. Sono state ad esempio identificate mutazioni nel gene delle monoaminoossidasi (MAO) associate all’alterazione del metabolismo delle catecolamine, o polimorfismi dei geni di enzimi coinvolti nel metabolismo della serotonina, come la triptofano idrossilasi. È infine indubbio il ruolo del contesto socio-ambientale nel manifestarsi di  un comportamento aggressivo, che negli individui viene esibito in vari gradi in base a sesso, età, aspetti culturali, così come per le peculiarità biologiche e genetiche precedentemente descritte (7).

Alla questione sulle motivazioni che inducono comportamenti di aggressione e violenza non possiamo dare una spiegazione definitiva e univoca. Il giornalista e scrittore Richard Rhodes, il quale – basandosi sulla ricerca e sulle interviste del criminologo Lonnie Athens a più di cento criminali – esplora le motivazioni e i comportamenti che portano ad un delitto, afferma:  ≪Immaginare che l’uomo sia nato per la violenza, quando i tassi della sua presenza differiscono da gruppo a gruppo, da cultura a cultura, da epoca a epoca, è una sfida per il senso comune. E lo è anche invocare danni cerebrali per spiegare il comportamento violento quando la maggior parte delle persone che hanno subìto danni cerebrali non è violenta. La povertà, la razza, la sottocultura, la malattia mentale, gli abusi subìti nell’infanzia, il sesso, sono tutti elementi squalificati – singolarmente e collettivamente – come spiegazioni della violenza criminale, squalificati dalla quantità delle eccezioni all’interno di ciascuna categoria rivelate anche solo da un’indagine superficiale≫ (8) .

Forse, la motivazione principale che ha condotto alla marcata espansione di comportamenti aggressivi e violenti è la mancanza di amore, inteso nel suo significato puro, da dizionario: ≪Sentimento di viva affezione verso una persona, che si manifesta come il desiderio di procurare il suo bene≫ . L’amore non è ricerca del proprio bene personale, ma l’espressione di uno dei comportamenti più fortemente prosociali: l’altruismo.

Letizia Fattorini, Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva – Università di Firenze.

Bibliografia

  1. Ramírez JM, Andreu JM. Aggression, and some related psychological constructs (anger, hostility, and impulsivity); some comments from a research project. Neurosci Biobehav Rev. 2006;30(3):276-91. doi: 10.1016/j.neubiorev.2005.04.015. Epub 2005 Aug 2. PMID: 16081158.
  2. Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite, 16 maggio 2025. Settimana della protezione dei civili 2025. Disponibile su: https://unric.org/it/settimana-della-protezione-dei-civili-2025/
  3. Istat, 20 novembre 2024. Report vittime di omicidio – anno 2023.
  4. ANSA, 29 maggio 2025. Strage infinita, da inizio anno oltre 15 femminicidi. Disponibile su: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2025/05/28/strage-infinita-da-inizio-anno-oltre-15-femminicidi_98fb91eb-630f-4a27-8b3d-5f401df05bd6.html
  5. Gordon I, Martin C, Feldman R, Leckman JF. Oxytocin and social motivation. Dev Cogn Neurosci. 2011 Oct;1(4):471-93. doi: 10.1016/j.dcn.2011.07.007. PMID: 21984889; PMCID: PMC3185363.
  6. Marsh N, Marsh AA, Lee MR, Hurlemann R. Oxytocin and the Neurobiology of Prosocial Behavior. Neuroscientist. 2021 Dec;27(6):604-619. doi: 10.1177/1073858420960111. Epub 2020 Sep 26. PMID: 32981445; PMCID: PMC8640275.
  7. Padurariu M, Prepelita R, Ciobica A, Dobrin R, Timofte D, Stefanescu C, Chirita R. Short review on the aggressive behaviour: genetical, biological aspects and oxytocin relevance. 2016, International Letters of Natural Sciences, p. 43-53. doi: 56431/p-iavles
  8. Richard Rhodes, 1999. Perché uccidono – Le scoperte di un criminologo indipendente. ISBN 88-11-66228-1.

15/9/2025 https://www.saluteinternazionale.info

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