Dopo la tregua: bombe a tonnellate e la “linea gialla” che ridisegna Gaza
La tregua su Gaza? Solo domenica sganciate 153 tonnellate di bombe, come annunciato da Netanyahu. Pressioni dell’ultradestra israeliana e la creazione della «linea gialla» lascinoa a Israele il controllo su circa il 53% del territorio.
Gaza: le fiamme della tregua e il progetto politico dietro la “linea gialla”
Le operazioni militari e le manovre politiche che seguono gli accordi su Gaza hanno trasformato una fragile tregua in una dinamica di controllo territoriale e riorganizzazione del potere locale.
Domenica sono state sganciate 153 tonnellate di bombe. Il bilancio è di cento palestinesi uccisi in dieci giorni, mentre gli aiuti scarseggiano. Invece di ritirarsi, l’esercito israeliano estende il controllo, posizionando barriere di cemento lungo la “linea gialla” e occupando il 53% del territorio della Striscia.
L’annuncio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu relativo al massiccio uso di bombe — e la contestuale pressione dell’ultradestra interna per misure più dure — spiegano perché la cessazione delle ostilità si sta già traducendo in una nuova fase di occupazione e ristrutturazione amministrativa della Striscia.
Intensità militare e pressione politica interna
Il governo israeliano ha dichiarato esplicitamente di aver impiegato una quantità considerevole di potenza bellica contro enclave e postazioni nella Striscia; il dato citato dal premier sulla quantità di esplosivi usati è emblematico dell’escalation e del rischio di ricadute sull’operatività umanitaria nel territorio.
Parallelamente, i soliti Smotrich e Ben Gvir hanno imposto scadenze e ultimatum al premier, potenziando la spinta verso provvedimenti penali e repressivi come la proposta della pena capitale per attentatori, minacciando la tenuta stessa della coalizione qualora non venissero approvati.
Questo scontro interno al governo alimenta due conseguenze concrete: da un lato, la prosecuzione o il riavvio delle azioni militari come risposta politica a pressioni domestiche; dall’altro, la predisposizione di misure di controllo – muri, barriere e nuove delimitazioni — che modellano la geografia del conflitto in termini permanenti più che temporanei.
Linee di demarcazione, milizie e futuro della governance
Uno degli esiti più rilevanti dell’accordo siglato nelle sedi internazionali è la cosiddetta «linea gialla», la quale delimita la porzione di territorio dove le forze israeliane si ritirano formalmente, lasciando tuttavia ad Israele il controllo effettivo di ampie porzioni della Striscia — stimate intorno al 53% — e lo spazio per costruire infrastrutture difensive permanenti.
Le ruspe e il cemento non parlano di temporaneità: barriere alte e segnaletica stabiliscono nuove realtà sul terreno che avranno effetti duraturi sulla mobilità, sulla ricostruzione e sull’accesso agli aiuti umanitari.
Nello spazio lasciato dai corridoi umanitari e dalle aree amministrate da attori esterni emergono milizie palestinesi che collaborano con Tel Aviv o sono strumentalizzate da interessi esterni: gruppi come quelli riconosciuti dalle indagini giornalistiche e dai reportage internazionali sono già attivi nel presidio e nella somministrazione di aiuti nelle zone sotto controllo israeliano, con rischi concreti di violazioni dei diritti e di trasformazione del tessuto sociale in un mosaico di clan armati.
I numeri della tragedia continuano a crescere, con un bilancio complessivo di vittime che molte agenzie e organizzazioni internazionali stanno aggiornando quotidianamente: la dimensione della perdita umana e la difficoltà di recupero e identificazione dei corpi sono fattori che rendono ancora più urgente una risposta di protezione e ricostruzione.
Il nodo centrale è politico: la «fase successiva» non è solo ricostruzione tecnica ma costruzione di un ordine civile e amministrativo che determinerà chi governerà la Striscia. Se il modello adottato privilegerà aree-pilota sotto controllo diretto o indiretto di attori favorevoli a Tel Aviv, la ricostruzione consoliderà una nuova occupazione de facto.
Ela Santi
23/10/2025 https://www.kulturjam.it/










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