50 anni dopo, il Piano Condor ritorna in nuove forme

“Se non comprendiamo il Condor,” disse, “non saremo in grado di comprendere le attuali aggressioni né costruire l’unità necessaria per difendere la sovranità regionale.” Foto: Archivio
La giornalista Stella Calloni ha avvertito che l’America Latina sta affrontando una riedizione del modello di guerra di controinsurrezione, non solo con strumenti clandestini, ma anche con operazioni ibride.
Nel quadro del 50° anniversario del Piano Condor, la giornalista e analista internazionale Stella Calloni ha smantellato in teleSUR le chiavi storiche, strutturali e geopolitiche di quella macchina repressiva coordinata dalle dittature del Cono Sud sotto la guida statunitense per eliminare fisicamente la sinistra regionale, annientare la mobilitazione sociale e aprire la strada al neoliberismo.
Durante l’intervista, Calloni ha sottolineato che il Piano Condor non è stato un evento isolato, ma la dimensione operativa di una strategia più ampia: le dittature di sicurezza nazionale promosse da Washington durante la Guerra Fredda.
Calloni spiegò che, senza queste dittature installate simultaneamente in Cile, Uruguay, Brasile e poi in Argentina, non sarebbe stato possibile articolare la “coordinazione della morte” che caratterizzava l’Operazione Condor. Ha chiarito che l’Argentina era pienamente incorporata nel 1975, prima del colpo di stato del 1976, ma aveva già partecipato attivamente a scambi repressivi dall’inizio degli anni ’70.
Ricordava anche che ci furono “pre-condor”, come l’Operazione Colombo in Cile o gli scambi di prigionieri e persecutori politici tra forze repressive nella regione.
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L’analista elencò anche episodi che anticipavano l’articolazione repressiva regionale, tra cui l’assassinio del generale Carlos Prats e di sua moglie a Buenos Aires nel 1974 e il tentato assassinio del leader cristiano-democratico Armando Leighton in Italia. Entrambi i casi, ha detto, rivelano la dimensione internazionale della cospirazione.
Calloni collocò l’origine profonda della tecnologia repressiva del Condor in esperienze precedenti come l’Operazione Phoenix in Vietnam, progettata dalla CIA, e poi la rete clandestina europea nota come Operazione Gladio, composta da squadre fasciste, ex agenti nazisti e mercenari europei.
Come ha spiegato, alcuni di questi operatori furono inviati in Cile per consigliare direttamente la dittatura di Augusto Pinochet, inclusi Vinciguerra e Delequiaie, implicati in azioni terroristiche in Europa.
Ha sottolineato che la partecipazione di gruppi terroristici cubano-americani con base a Miami era altrettanto centrale, come dimostrato nell’assassinio dell’ex ministro degli Esteri cileno Orlando Letelier a Washington nel 1976.
Questo caso, avvenuto “nel mezzo del quartiere dell’ambasciata”, costrinse il sistema giudiziario statunitense a riconoscere per la prima volta l’esistenza dell’Operazione Condor. Per Calloni, quel processo segnò una svolta e aprì una strada a indagini che sono ancora in corso oggi.
Nella sua analisi, la giornalista ha osservato che il Plan Condor inizialmente agiva in modo “elitario“, volto a eliminare presidenti, alti leader politici e leader guerriglieri. Tuttavia, in paesi come Argentina e Uruguay, il meccanismo fu amplificato per diventare un sistema industriale di sparizioni incentrato sui civili.
Le cifre, ricordava, parlano da sole: 30.000 scomparvero in Argentina, migliaia in Uruguay, Cile, Paraguay e Bolivia.
Calloni ha insistito sul fatto che questa operazione non può essere compresa senza il quadro geostrategico della Dottrina di Sicurezza Nazionale, l’asse della politica estera statunitense durante la Guerra Fredda, né senza il progetto storico di dominazione continentale derivato dalla Dottrina Monroe e dal cosiddetto destino manifesto. A suo avviso, questi principi sono ancora attivi in nuove forme.
Il giornalista ha avvertito che, nello scenario attuale, l’America Latina affronta una riedizione del modello di guerra di controinsurrezione, non solo con strumenti clandestini, ma anche con operazioni ibride, pressioni militari, campagne psicologiche, giudiziarizzazione della politica e azioni coordinate all’interno dell’ambito della NATO e dei suoi alleati.
Ha assicurato che ciò che il Venezuela sta vivendo oggi, ha sottolineato esplicitamente, fa parte dello stesso schema, amplificato dalla presenza militare statunitense nei Caraibi e dalle strutture globali di intervento.
Calloni ha sottolineato che l’intervento contemporaneo assume forme più sofisticate, articolate da gruppi di potere transnazionali, agenzie di intelligence ed eserciti privati, ma ha lo stesso obiettivo di 50 anni fa: ricolonizzare l’America Latina e impedire progetti sovrani. “Oggi viviamo una guerra contro il continente,” disse. Non è più un classico Condor, perché il progetto è più ampio: è una guerra geostrategica di ricolonizzazione.”
L’analista ha detto che, mezzo secolo dopo la sua istituzionalizzazione, il Piano Condor è ancora un capitolo pendente di memoria e giustizia, ma anche un avvertimento storico. “Se non comprendiamo il Condor,” disse, “non saremo in grado di comprendere le attuali aggressioni né costruire l’unità necessaria per difendere la sovranità regionale.”
28/11/2025 https://www.telesurtv.net/
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