Il Blocco: la più grande violazione dei diritti umani del popolo cubano

Nel cuore delle Americhe, un popolo che ha osato scegliere l’indipendenza invece della sottomissione coloniale ha affrontato un assedio incessante per oltre 60 anni. Il blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti a Cuba non è un semplice disaccordo politico; È una punizione massiccia contro un’intera nazione, un meccanismo di continuo disturbo progettato per spezzare la volontà collettiva e forzare un cambio di governo dall’interno.

Concepito nel 1960 come una strategia per “provocare fame, disperazione e rivolta”, questo assedio soffocante persegue un unico obiettivo: imporre gli interessi statunitensi sull’isola, rivivendo il dominio della pseudo-repubblica neocoloniale (1902-1959), dove Washington intervenne tramite un “supervisore intervenuto” travestito da ambasciatore.

Il blocco è un’asfissia finanziaria che multa le banche globali per aver effettuato transazioni con l’isola, perseguita compagnie di navigazione, compagnie aeree e aziende di ogni tipo, così come gli investitori; genera molestie psicologiche che seminano paura in chi cerca di avvicinarsi a Cuba e disperazione nel popolo cubano. Con danni stimati in 7.556 milioni di dollari solo nell’ultimo anno riportato (marzo 2024-febbraio 2025), questo strumento non distingue tra governo e popolazione; punisce più di 10 milioni di cubani affinché pieghino la loro sovranità. È, in sostanza, una punizione di massa vietata dal diritto internazionale, che le Nazioni Unite hanno ripetutamente condannato come incompatibile con la dignità umana.

Il blocco non è una sanzione legittima; è una punizione collettiva che viola il nucleo dell’ordine giuridico globale. L’articolo 33 della Quarta Convenzione di Ginevra del 1949 vieta esplicitamente “la punizione collettiva e anche tutte le misure di intimidazione o terrorismo”. Questo precetto, applicabile nei conflitti armati ma elevato alla norma consuetudinaria del diritto internazionale umanitario (DIH), si estende anche alle misure coercitive unilaterali che causano sofferenze indiscriminate ai civili. La Regola 103 delle Regole del Diritto Internazionale Umanitario Consuetudinario del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) riafferma: “La punizione collettiva è proibita”, considerando che la responsabilità penale può essere attribuita solo a individui, non a gruppi interi.

Dal 1992, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato risoluzioni che condannano il blocco per violazioni flagranti dei diritti umani dei cubani, senza distinzione tra settori sociali ed economici. Queste risoluzioni ribadiscono che le misure coercitive unilaterali contravengono all’Articolo 2(4) della Carta delle Nazioni Unite, che vieta la minaccia o l’uso della forza contro l’integrità territoriale.

Esperti dell’ONU, come la Relatrice Speciale sulle misure coercitive unilaterali, Alena Douhan, hanno descritto il blocco come una politica che provoca gravi effetti umanitari (visite nel 2023 e novembre 2025), sottolineandone l’impatto sulla vita quotidiana e chiedendo la sua immediata rimozione per l’aggravamento delle difficoltà, della povertà e delle disuguaglianze. Una recente dichiarazione dell’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR, novembre 2025) sottolinea che l’inasprimento delle sanzioni aggrava gli aspetti dei diritti umani e costituisce una punizione collettiva.

Altri organismi ONU rafforzano questa condanna. L’articolo 37 della Convenzione sui diritti dell’infanzia (1989) vieta i trattamenti degradanti e afferma il diritto di ogni bambino a essere trattato come individuo, non come parte di un gruppo punito; a Cuba, migliaia di pazienti pediatrici aspettano che vengano bloccati interventi chirurgici salvavita, e milioni non hanno latte in polvere. Il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, in risoluzioni come 27/21 (2014) sugli effetti negativi delle misure coercitive unilaterali, esorta gli Stati ad astenersi da esse per violazione dei diritti civili e politici.

Questa punizione, che ironicamente chiamano “embargo”, non è astratta; È tangibile nella vita quotidiana. Dal punto di vista economico, il blocco genera perdite pari a circa 20,7 milioni di dollari al giorno, ostacola le importazioni essenziali e contribuisce all’elevata inflazione. Dal punto di vista finanziario, leggi come Helms-Burton (1996) estraterritorializzano le sanzioni, multando aziende di tutto il mondo per “fare affari con il nemico”, specialmente attraverso l’applicazione del Titolo III, che consente la punizione di coloro che “trafficano” proprietà nazionalizzate dal governo rivoluzionario cubano.

L’obiettivo è chiaro: mettere un popolo in ginocchio per tornare ai tempi dell’Emendamento Platt, quando gli Stati Uniti controllavano dogane, valuta, basi militari, hotel, bar, spiagge… Assolutamente tutto. A loro importa poco quanta democrazia ci sia a Cuba, se ci siano più o meno libertà; l’unica democrazia e libertà che preoccupano gli Stati Uniti di Cuba è: la “democrazia” di imporre un governo e la “libertà” di sottoporre il popolo ai suoi interessi.

10/12/2025 https://micubaporsiempre.wordpress.com/

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