Il cordoglio per la strage di CRANS MONTANA non sconfini in rimozione

Il nostro abbraccio ai familiari agli amici e a tutte le persone che hanno sofferto e soffrono per quanto è accaduto
Le dinamiche della strage sono evidenti; fattori di rischio multipli sono entrati in sinergia l’uno potenziando l’altro ; tuttavia la assenza delle candele pirotecniche, da sola, avrebbe evitato del tutto la strage; non che gli altri fattori di rischio siano da trascurare; abbiamo chiesto le dimissioni del sindaco (per cominciare) ma pare che il signor Nicolas Fèraud intenda rimanere al suo posto : è un segnale negativo ; il consiglio comunale poi pare aver annunciato una misura significativa : vietare l’uso di candele pirotecniche in locali chiusi; davvero stupefacente che questo intendo venga manifestato “il giorno dopo la strage” visto anche che il SUVA svizzero (ente pubblico che si occupa di prevenzione nei luoghi di lavoro) sconsiglia vivamente i fuochi pirotecnici in condizioni di sovraffollamento anche a prescindere dalla assenza presenza di materiali ignifughi;

lo abbiamo già detto: siamo responsabili tutti; anche noi come tutte le persone di buon senso sappiamo che “lo avevamo detto” non conta assolutamente nulla visto anche che a fronte del lutto e della tragedia tentare di fare il primo della classe può anche essere irritante per i familiari e gli amici delle vittime;

ma se del senno del poi sono piene le fosse , facendo appello a tutte le persone di buona volontà dobbiamo interrompere la catena dell’incuria “il giorno prima” seguita delle lacrime del “giorno dopo” ; senza andare molto lontano anche a Bologna si è manifestata questa contraddizione a proposito dell’omicidio di Viola Mazzotti : si è scoperto che il consiglio comunale ha votato una mozione per la adozione di sensori di sicurezza
sui mezzi pesanti in uscita dai cantieri per il tram ; anche questa sarebbe stata una misura di sicurezza “del giorno dopo” ma la cui necessità era ben evidente da molti anni prima (vedi event mortale sul lavoro , sotto il ponte di via Zanardi, operaio addetto alla raccolta dei rifiuti);

dal 1990 circa conduciamo una “campagna” (il termine è certo roboante) contro la produzione e l’uso di fuochi artificiali; una campagna però troppo debole che non ha fatto breccia nelle scelte e decisioni del ceto politico; la storia dei fuochi è punteggiata, fin dalla fase di produzione e stoccaggio, da stragi operaie e da altrettante stragi di persone a rischio per vari motivi (“consumatori” o esposti accidentali); le dinamiche del profitto economico a tutti i costi hanno consentito una diffusione capillare , legale o illegale, di una merce nociva, inquinante , mortifera; è stata usata la immagine grafica dei fuochi artificiali come simbolo di festa e di felicità; ma ogni anno il bilancio della produzione ed uso di questa merce, è sempre , per la collettività negativo : inquinamento certo, mutilazioni e amputazioni frequenti spesso a danno di minori , ustioni frequentissime; quest’anno, in Italia, addirittura un morto;

e dunque la catena di responsabilità è molto lunga: sarebbe bastato “poco” per interrompere la catena che ha portato alla strage;

abbiamo già detto: giovani e adolescenti mandati al macello; si perché se i lavoratori sono anche essi vittime di omicidi quotidiani e di stragi frequenti almeno hanno qualche (troppo spesso labile) strumento di autodifesa; i giovanissimi, come abbiamo visto, sono ancora più vulnerabili dei lavoratori;

e qui è mancato purtroppo quell’elemento di collegamento che la strage avrebbe potuto prevenirla: i fatti di cronaca dicono infatti che su un evento del 2020 (stessa dinamica ma con effetti evidentemente subito tamponati) alcuni lavoratori avevano avuto percezione del rischio e lo avevano segnalato;

ma purtroppo in tutto il mondo troppo spesso i lavoratori che ostacolano la omissione di misure di prevenzione e sicurezza vengono isolati, ricattati e licenziati; ancora più spesso, versando in condizioni schiavistiche, pur percependo il rischio “tacciono”

non è un caso che da molto tempo, in materia di sicurezza, si parla di registrazione dei “near miss” ossia dei “quasi incidenti”; si tratta di eventi che devono essere registrati, analizzati e discussi al fine di evitare che si ripetano e che trascurati spesso si ripetono in maniera più devastante;

dunque prendiamo atto del fatto che ancora una volta i lavoratori non sono riusciti a far pesare la loro voce; se fossero riusciti a farlo la strage non si sarebbe verificata: ma questa è la storia che si ripete da sempre in tutto il mondo e che si è tragicamente riprodotta in Italia negli ultimi decenni .

Saremo col cuore e con la mente alla cerimonia di domani 7 gennaio nella cattedrale di s. Pietro a Bologna e il 9 gennaio alla manifestazione a Martigny in Svizzera.

Un appello ai familiari e agli amici: cercare di elaborare il lutto trasformando la rabbia e il dolore in speranza per il futuro.

Vito Totire,

portavoce RETE NAZIONALE LAVORO SICURO, via Polese 30 40122 Bologna 333.4147329


Bologna, 6.1.2026

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