Il nuovo ordine degli Stati Uniti è un «pretesto per lo sterminio»
Nel suo intervento del 3 febbraio 2026 durante la trasmissione serale del Noticiero Nacional de Televisión (NTV), il giornalista Humberto López ha analizzato il nuovo e aggressivo ordine esecutivo firmato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump contro Cuba.
Basando il suo discorso su un’analisi dettagliata del documento statunitense, López ha smontato i pretesti di Washington e ha avvertito che questa misura rappresenta una pericolosa escalation verso una politica di «sterminio e genocidio» contro il popolo cubano.
Sintesi dei punti salienti dell’intervento:
- Un pretesto costruito: López ha esordito sottolineando che l’Ordine Esecutivo del 29 gennaio 2026, che dichiara lo stato di emergenza nazionale e impone dazi doganali ai paesi che commerciano petrolio con Cuba, deriva direttamente dalla Strategia di Sicurezza Nazionale del novembre 2025. Lo ha presentato come “la punta dell’iceberg” di un processo volto a costruire un pretesto e intensificare l’aggressione.
- Smontare i pretesti: con tono fermo, il giornalista ha smontato le accuse secondo cui Cuba sarebbe una «minaccia». Ha affermato che lo stesso Pentagono, la DEA e lo Stato Maggiore Congiunto degli Stati Uniti sanno «perfettamente» che l’isola non costituisce un pericolo per la loro sicurezza e che il suo esercito è puramente difensivo. Ha chiesto: se avessero una prova reale, perché non l’hanno mostrata in 66 anni?
- La vera strategia: la guerra economica come tortura: López ha collegato la nuova misura al Memorandum di Lester Mallory del 1960, che sosteneva la necessità di generare fame e disperazione per rovesciare il governo. Ha definito la guerra economica una “tortura prolungata” e ha elencato le sue conseguenze sugli ospedali, sui bambini malati, sugli anziani e sul sistema energetico, usando parole dure: “è un massacro, è un’uccisione, è uno sterminio”.
- Cuba, un paese di pace accusato da un impero di guerra: ha sottolineato che Cuba mantiene relazioni diplomatiche e di cooperazione (come le brigate mediche) con la maggior parte del mondo basate sulla solidarietà, non sull’ostilità. Ha contrastato questo aspetto sottolineando che è gli Stati Uniti che mantengono un territorio occupato illegalmente a Guantánamo e hanno una lunga storia di interventi e omicidi politici.
- La battaglia decisiva è nella mente: riprendendo un’idea espressa da Fidel Castro nel 2005, López ha sottolineato che il campo di battaglia finale è quello delle idee e delle convinzioni. Ha avvertito che l’obiettivo della guerra mediatica è quello di seminare la disperazione e annullare il ragionamento. Ha lanciato un appello all’unità e alla fiducia nella vittoria, poiché la strada della resa porterebbe solo umiliazione e sofferenza peggiori.
- Volontà di dialogo, ma non di capitolazione: ha ricordato che i leader cubani hanno sempre espresso la volontà di dialogare con gli Stati Uniti su un piano di uguaglianza e rispetto sovrano, ma che questo nuovo ordine è un’aggressione che pretende inoltre di dettare ai paesi terzi come relazionarsi con Cuba, creando un pericoloso precedente internazionale.
Humberto López ha concluso il suo intervento citando la risposta del Comandante in Capo Fidel Castro alla domanda su chi fosse il suo peggior nemico: «Credo di non avere nemici peggiori, perché credo che tutti i nemici possano essere sconfitti». Con questo messaggio, ha sottolineato la determinazione a resistere e ad affrontare questa nuova e difficile sfida, convinto che il popolo cubano, con le sue riserve morali e creative, abbia la capacità di farlo.
Per ulteriori informazioni, è possibile visionare l’intervento completo:
Fonte: Razones de Cuba
Traduzione: italiacuba.it
5/2/2026 italiacuba.it










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