Chi sono i cittadini stranieri che combattono nella guerra di Israele contro Gaza? – Rapporto
I dati mostrano che un gran numero di cittadini stranieri ha servito nell’esercito israeliano durante la guerra genocida su Gaza. (Foto: Wikimedia, Regno Unito Declassificato. Progetto: Cronaca della Palestina)
Dati recentemente resi pubblici mostrano che un gran numero di cittadini stranieri — provenienti da Nord America, Europa, Africa e America Latina — hanno prestato servizio militare israeliano durante la guerra genocida su Gaza, suscitando un esame legale in diversi paesi riguardo a una possibile responsabilità e responsabilità.
Punti chiave
- Decine di migliaia di titolari di passaporti stranieri hanno servito nell’esercito di occupazione israeliano durante il genocidio israeliano a Gaza.
- I contingenti più numerosi provenivano dagli Stati Uniti e da diversi paesi europei.
- I denunce legali in vari stati sostengono un possibile coinvolgimento in gravi violazioni del diritto internazionale.
- Le leggi interne in alcuni paesi possono criminalizzare la partecipazione alle forze armate straniere.
- I governi subiscono crescenti pressioni per indagare sui cittadini di ritorno.
Una presenza militare multinazionale
I dati pubblicati dall’emittente investigativa Declassified UK rivelano una struttura militare che va ben oltre il coinvolgimento di un singolo paese.
Il contingente più numeroso proveniva dagli Stati Uniti, con 12.135 doppi cittadini e 1.207 multinazionali, seguiti dalla Francia (6.127 e 337), dalla Russia (5.067 e 102), dalla Germania (3.901 e 292) e dall’Ucraina (3.210 e 56).
I record indicano la Gran Bretagna con 1.686 doppi nazionali e 383 multinazionali, la Romania con 1.675 e 85, la Polonia con 1.668 e 149, e il Canada con 1.185 e 339.
Numeri comparabili si sono presenti anche in Europa e nel Sud Globale, inclusi Italia (828 e 100), Paesi Bassi (559 e 86), Brasile (505 e 91), Argentina (609 e 56) e Australia (502 e 119). Contingenti più piccoli ma comunque significativi furono documentati dal Sudafrica (415 e 74), Etiopia (1.387 e 29), Svizzera (373 e 135), Belgio (406 e 65), Austria (390 e 54), Spagna (372 e 79), Ungheria (885 e 53) e Repubblica Ceca (309 e 22).
In totale, il dataset riportato da Declassified UK indica che oltre 50.000 soldati possedevano la cittadinanza israeliana insieme ad almeno un’altra nazionalità. I dati suggeriscono che la partecipazione alla guerra si è trattenuta da una vasta rete transnazionale piuttosto che da casi isolati di volontari stranieri.
Sfide legali tra giurisdizioni
La portata della partecipazione ha scatenato denunce legali e richieste di indagini in diversi paesi.
Secondo il rapporto, Paul Heron del Public Interest Law Centre ha affermato che “non deve esserci impunità quando prove credibili collegano cittadini britannici a gravi violazioni del diritto internazionale”.
Una denuncia presentata alla Metropolitan Police di Londra accusava alcune persone di essere coinvolte in atti tra cui “uccisione mirata di civili e operatori umanitari” e attacchi indiscriminati (Declassified UK).
Gli esperti legali hanno anche fatto riferimento all’Foreign Enlistment Act del Regno Unito, che limita ai cittadini di combattere per stati stranieri impegnati in guerra contro paesi in pace con la Gran Bretagna. Questioni legali simili sorgono in altre giurisdizioni dove i cittadini hanno prestato servizio all’estero.
Responsabilità dello Stato secondo il diritto internazionale
La questione va oltre la responsabilità individuale.
Le conclusioni della Corte Internazionale di Giustizia hanno avvertito gli stati di non aiutare a mantenere l’occupazione e hanno riconosciuto un grave rischio di genocidio a Gaza.
Gli avvocati, pertanto, sostengono che i governi debbano determinare se le azioni dei loro cittadini possano scatenare obblighi di indagare o perseguire ai sensi del diritto internazionale.
Prove e casi individuali
L’indagine ha identificato individui specifici documentati durante operazioni genocidari a Gaza, inclusi filmati di cittadini stranieri che operano all’interno di aree civili e perquisivano case abbandonate durante lo sfollamento.
I gruppi per i diritti umani affermano che il materiale open source e le prove sui social media potrebbero portare a ulteriori identificazioni e procedimenti legali in più paesi
(PC, Regno Unito Declassificato)
13/2/2026 https://www.palestinechronicle.com/










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