TRUMP GENOCIDA

Gli USA vogliono porre fine alla Rivoluzione

Il 29 gennaio scorso mister Trump ha firmato un Ordine Esecutivo disponendo nuove tariffe doganali sui prodotti di tutti i Paesi che vendono petrolio a Cuba. È stata una nuova e conclusiva prova che il blocco yankee iniziato formalmente il 3 febbraio 1962 esiste effettivamente, ha effetti extraterritoriali colpendo altri Paesi e di conseguenza è illegale poiché lede diritti e norme internazionali.

I due aspetti più importanti di questa rinnovata aggressione alla Maggiore delle Antille è che, da un lato, aggredisce mortalmente la popolazione cubana aggravando criminalmente le sue già di per sé difficilissime condizioni di vita a causa del blocco. E dall’altro lato pretende di rovesciare il governo rivoluzionario cubano, oggi presieduto da Miguel Díaz Canel, mediante una sollevazione violenta della popolazione contro di esso, incentivata o prodotta dalla disperazione dinanzi a queste straordinariamente difficili condizioni di vita. In questo non c’è nulla di nuovo. Fu la strategia USA dall’inizio della rivoluzione cubana, soprattutto dopo che nell’aprile del 1961 fallì a Bahía de Cochinos e Playa Girón l’invasione di mercenari e declassati organizzata da Washington. Da quel momento puntarono sul fatto che il blocco provocasse fame e disperazione e che in questo modo ci fosse un’esplosione sociale nell’isola.

Sebbene trattandosi di un impero che è intervenuto militarmente in 470 occasioni in altri Paesi (l’ultima della serie in Venezuela il 3 gennaio scorso), non si può escludere che cada anche su Cuba con la sua Delta Force, portaerei, navi, aerei, elicotteri, droni e missili. Sarebbe un’avventura con un finale di probabile sconfitta catastrofica per i marine perché, come ha detto recentemente Aleida Guevara in un atto a Siviglia, “gli USA hanno potenza militare per entrare a Cuba ma ciò che non potranno fare è uscirne”. In effetti, le menti più lucide dell’imperialismo, che non è quella di Donald Trump, stimano che un’operazione militare contro Cuba non sarebbe così facile come quella che hanno realizzato in Venezuela al momento del sequestro della coppia presidenziale. A Cuba avrebbero moltissime perdite perché i cubani e le cubane sono disposti a lottare per la loro sovranità e dignità fino alla fine. È “Patria o morte”.

Il clima di assedio e aggressione della superpotenza in decadenza ha rafforzato le difese politiche e ideologiche degli undici milioni di cubani. Abel Prieto, titolare della Casa de las Américas, ha dichiarato che le tensioni e le difficoltà provocate dal blocco “hanno rafforzato la postura antiimperialista e antifascista del popolo cubano”.

COLPISCONO LA SALUTE, IL TRASPORTO, LA VITA

Il molto fallace argomento di Trump per il suo Ordine Esecutivo di penalizzare con tariffe doganali i Paesi che commerciano petrolio con L’Avana è che Cuba socialista è un pericolo eccezionale per la sicurezza degli USA. In questo modo vuole giustificare l’aggravamento del blocco che dura già 64 anni. Inoltre c’è un di più: avere messo Cuba, anche in base a tremende menzogne, nella lista degli “stati patrocinatori del terrorismo”, aumenta le sanzioni e le limitazioni alla sua economia, commercio e finanze. In quest’ultimo tema ci fu una fugace attenuazione solo nell’ultimo anno di governo di Barack Obama, ma poi l’isola continuò a essere in quell’infame elenco da parte di Joe Biden e dei due turni del fascista magnate che oggi regna alla Casa Bianca.

Trump preme per tagliare la fornitura di petrolio all’Avana e questa è una questione decisiva per la sopravvivenza cubana. Purtroppo nell’ultimo mese ha avuto successo in questa miserabile operazione sebbene speriamo che la fornitura riprenda prossimamente.

Cuba necessita di 110000 barili giornalieri di petrolio e conta solamente su 40000 barili di produzione propria. Dal Venezuela le fornivano 27000 barili giornalieri, ma questo si è interrotto dopo l’aggressione yankee del 3 gennaio, quando Trump ha iniziato ad avere un’influenza decisiva sul commercio del greggio prodotto da PDVSA. Il Messico ne mandava 19000 barili al giorno e la Russia 6000 barili. Dalla minaccia trumpista delle tariffe doganali la nazione azteca non ha più mandato navi con petrolio. Sì ha noleggiato due navi, il Papaloapan e l’Isla Holbox, con 800 tonnellate di latte liquido e in polvere, prodotti carnei, biscotti, fagioli, riso, tonno, sardine e olio vegetale, così come articoli per l’igiene personale. Naturalmente il presidente Díaz Canel ha ringraziato moltissimo questo eccellente gesto della presidentessa Claudia Sheinbaum, ma la verità è che il ricatto di Trump e “Narco” Rubio è riuscito finora a sospendere le spedizioni di petrolio messicano.

URGENTE BISOGNA AIUTARE CUBA

Il vassallo Milei è uno dei più grandi leccapiedi yankee

Il petrolio è la fornitura essenziale che oggi manca alla patria di Martí e Fidel. Per questo ci sono blackout elettrici, con tutto ciò che questo significa nelle colpite case, ospedali, scuole, luoghi di lavoro, trasporti, fabbricazione di medicinali, ecc. Un ospedale oncologico, per esempio, non può dare la giusta cura ai suoi pazienti, i suoi medici e infermieri non possono andare e tornare dal lavoro, i malati non possono sottoporsi alle terapie nelle loro abitazioni né spostarsi, ecc. Qui è dove il blocco si rivela più come criminale e un genocidio, proprio come Cuba lo denuncia da decenni negli organismi internazionali.

Uno può capire le pressioni che subiscono Venezuela e Messico da Trump, e le difficoltà del governo di Putin per il fronte di guerra aperto in Ucraina con la NATO. Può comprendere anche che la Cina cerchi di guadagnare tempo e non entrare in una rapida confrontazione aperta con gli USA, oltre ad attendere al suo fronte quasi sempre caldo con Taiwan. Ma questo non significa che si giustifichino le attuali quasi “lavate di mani” di questi governi rispetto a Cuba in materia petrolifera. Non si può lasciare sola l’isola che dal 1963 ha inviato 600 mila medici in missioni solidali nel mondo, assistendo 2,3 miliardi di persone, realizzato 17 milioni di interventi chirurgici e aiutato a nascere 5 milioni di bambini.

I governi che voltano le spalle all’isola socialista non supererebbero il test di solidarietà elementare. Non avrebbero neppure coscienza che loro possono essere le prossime vittime del fascismo e dell’imperialismo, che – rafforzati dopo aver aggredito un Paese – continueranno con il prossimo. E il prossimo potrebbero essere loro, quelli che ora credono di salvarsi se fanno bella figura con la Casa Bianca. Fa riflettere il caso dell’esiliato cubano anticastrista, Oski, che viveva negli USA e aveva tatuato il volto di Trump sul petto, ma è stato catturato dalla Gestapo, l’ICE, e sarà deportato.

I governi del Sud Globale, i BRICS, la CELAC e altre entità hanno l’obbligo politico di sostenere Cuba, ma non solo con dichiarazioni delle loro cancellerie e all’ONU, ma con azioni pratiche di solidarietà. Quelli che hanno petrolio, come Venezuela, Messico, Russia e Cina, devono mandarlo con urgenza. Quelli che non hanno greggio ma sì alimenti, medicinali, ecc., che li inviino velocemente. Ogni dichiarazione di appoggio è un aiuto, ma la cosa migliore è concretizzare questo in fatti, nella pratica.

E questo criterio è valido anche per i movimenti di solidarietà in tutto il mondo, cominciando dalla nostra America Latina e i Caraibi. Riunioni plurali e ampie, e dichiarazioni di appoggio e amicizia sono molto benvenute e necessarie. La cosa più importante è fare marce nelle strade a sostegno verso le ambasciate e i consolati di Cuba nei nostri Paesi. E marce in ripudio alle ambasciate e ai consolati USA, come si sono fatte a Buenos Aires bruciando bandiere yankee. Bisogna mettere alla gogna le camere imprenditoriali filoyankee, come l’AmCham (Camera di Commercio “Americana”) a Buenos Aires, che raggruppa 700 grandi imprese super sfruttatrici dei loro lavoratori e del popolo argentino.

I movimenti di solidarietà dobbiamo ampliare questa solidarietà con Cuba, il Venezuela e la Patria Grande, ma anche impulsare le campagne per raccogliere fondi destinati a comprare pannelli solari, medicinali, ecc., che sono già iniziate. Si parla anche di una Flottiglia “Nuestra América” che salperà a marzo per portare aiuto, simile alla Flottiglia Sumud a Gaza l’anno scorso.

Mettiamoci all’opera! La sofferente Cuba ci guarda dal Malecón.

Fonte: Cuba en Resumen

Traduzione: cubainformazione.it

17/6/2026 https://italiacuba.it/

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