Alluvioni e siccità: due facce della stessa crisi idrica

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Alluvioni e siccità non sono fenomeni indipendenti, ma estremi idrici strettamente collegati, destinati a intensificarsi con il cambiamento climatico. È questo il messaggio centrale del rapporto Bridging water extremes – Can floods alleviate droughts?, pubblicato dal Segretariato generale del Consiglio dell’Unione europea, che propone una gestione integrata dell’acqua capace di collegare periodi di eccesso e di scarsità.

Il “paradosso dell’acqua” in europa

L’Europa è il continente che si riscalda più rapidamente e questo accelera il ciclo idrologico, rendendo le precipitazioni più intense, concentrate e imprevedibili. Ne deriva un paradosso sempre più evidente: piene fluviali frequenti e portate elevate in alcune stagioni convivono con lunghi periodi di carenza idrica, talvolta negli stessi territori.

Nel 2024 circa il 30% della rete fluviale europea ha superato la soglia di piena elevata e il 12% quella di piena severa, mettendo sotto pressione infrastrutture, territori e sistemi di protezione. Quando queste piene superano la capacità di contenimento e provocano esondazioni, i danni sono rilevanti: oltre 400 mila persone colpite, almeno 335 vittime e 18 miliardi di euro di perdite economiche nello stesso anno.

Parallelamente, più di un terzo dei fiumi europei ha registrato portate estive eccezionalmente basse, soprattutto nell’Europa meridionale e sud-orientale.

Italia: quando la siccità amplifica il rischio di esondazione

Il rapporto richiama esplicitamente il caso italiano come esempio di interazione tra siccità prolungata e piene intense. Le alluvioni che hanno colpito l’Emilia-Romagna nel maggio 2023 sono state precedute da mesi di grave deficit idrico: i suoli, resi secchi e compattati dalla siccità, hanno perso capacità di infiltrazione, trasformando piogge intense in piene rapide e distruttive.

Non è quindi l’evento di piena in sé a determinare il disastro, ma la combinazione di:

. suoli degradati,
. infrastrutture idrauliche obsolete,
. occupazione delle aree di pertinenza fluviale.

Uno schema destinato a ripetersi con maggiore frequenza anche in Italia se non cambia l’approccio alla gestione dell’acqua.

Superare la gestione separata degli estremi

Una delle tesi centrali del rapporto è che alluvioni e siccità non possano più essere gestite come problemi distinti. Le politiche pubbliche tendono ancora a separare difesa idraulica e pianificazione delle risorse idriche, mentre gli impatti reali seguono un continuum.
La domanda da porsi non è solo come difendersi dalle piene, ma se e in quali condizioni una parte dell’acqua in eccesso possa essere trattenuta e resa disponibile nei periodi di scarsità, senza compromettere sicurezza ed ecosistemi.

Quando le piene possono diventare una risorsa

Il rapporto è molto chiaro: non tutte le piene sono utilizzabili.
Le piene improvvise e violente, spesso cariche di sedimenti e contaminanti, richiedono priorità assoluta alla sicurezza. Lo stesso vale per gli eventi costieri.

Esistono però situazioni favorevoli, come:

. piene fluviali stagionali e prevedibili,
. eventi pluviali urbani,

che, se gestiti correttamente, possono consentire laminazione, ritenzione e accumulo temporaneo dell’acqua, previa verifica della qualità.

Le soluzioni: trattenere, infiltrare, ricaricare

Il rapporto descrive una strategia basata su strumenti complementari:

. infrastrutture tradizionali, come bacini di laminazione e invasi multifunzionali;
. soluzioni basate sulla natura, tra cui il ripristino di pianure alluvionali, zone umide e suoli agricoli capaci di trattenere acqua;
. ricarica controllata delle falde, per immagazzinare l’acqua nel sottosuolo riducendo evaporazione e perdite;
. gestione intelligente, supportata da previsioni meteo-idrologiche, sensori e modelli digitali.

Le combinazioni più efficaci sono quelle adattate alle condizioni locali, evitando soluzioni standardizzate.

Una questione di resilienza e giustizia

Il rapporto sottolinea anche che gli impatti degli estremi idrici non colpiscono tutti allo stesso modo: le comunità più fragili subiscono le conseguenze maggiori. Inoltre, la crescente variabilità dell’acqua può alimentare tensioni sociali e territoriali, soprattutto nei bacini condivisi.

Integrare la gestione delle piene con quella della siccità diventa quindi una questione di resilienza economica, equità sociale e sicurezza, oltre che di adattamento climatico.
Una lezione chiara anche per l’italia

Per l’Italia, il messaggio è netto: ricostruire e proteggere i sistemi naturali che regolano l’acqua – suoli, fiumi, zone umide e falde – è una delle strategie più efficaci per ridurre sia il rischio di esondazione sia la vulnerabilità alla siccità.

Trasformare parte dell’acqua delle piene in una risorsa per i periodi secchi non è sempre possibile, ma quando lo è rappresenta una leva potente di adattamento. Continuare a separare i due problemi significa invece restare intrappolati in una gestione emergenziale sempre più costosa.

ambientenonsolo.com

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