Una altra strage operaia. A prescindere dalla “nuova via della seta” la Cina è vicina…

Xi Jinping e PCC : il mondo vi guarda, dite cosa intendete fare

La Cina è più vicina di quello che si poteva pensare; in poche ore sono arrivate due notizie di segno
opposto ; una da Prato, l’altra dalla miniera di Lushenyu nel nord della Cina; quella da Prato è che
una operaia e un operaio cinesi hanno messo in atto una protesta per cercare di affrancarsi dalla
loro condizione di lavoro schiavistica (fino a 18 ore di lavoro al giorno , niente festivi, salari da
fame: “tre centesimi a bottone”); sostenuti dal gagliardo sindacato di base antischiavistico SUDD
COBAS ; l’altra notizia, tragica, che arriva dalla Cina riguarda la ennesima strage operaia che ha
insanguinato il pianeta terra : le fonti giornalistiche riferiscono di almeno 90 morti e di 128
ricoverati in condizioni critiche; le stesse fonti giornalistiche hanno ricordato le precedenti stragi in
miniere in Cina :108 morti nel 2009 , 53 nel 2023; a latere di questa ultima strage oltre ai feriti ci
sarebbero decine di operai “dispersi”; la strage di Lushenyu ricorda peraltro quella italiana di
Ribolla e quella in Belgio di Marcinelle; dopo tanti decenni non è stato ancora possibile mettere in
campo le misure adeguate per la prevenzione delle stragi ? E’ francamente assurdo

le stesse fonti non hanno invece ricordato la recentissima strage nella fabbrica Huasheng
Fireworks di fuochi artificiali(preceduta da altre stragi nello stesso comparto produttivo) che ha
fatto altri 21 morti e 61 feriti; la produzione di fuochi artificiali come è noto è destinata in gran
parte alla esportazione quindi ogni volta che in occidente vengono usati questi fuochi ciò si
configura come sostanziale forma di complicità; chissà se erano di produzione svizzera o cinese le
candele pirotecniche alla base della strage di Crans Montana

Cerchiamo di approfondire la analisi delle contraddizioni che abbiamo di fronte che riguardano da
un lato le merci dall’altro la sicurezza per la salute e la vita dei lavoratori e dell’ambiente; le
questioni sono evidentemente interconnesse; nelle ultime stragi operaie in Cina il tema del tipo di
merce prodotta è fondamentale; antica ambizione del movimento operaio è sempre stata quella di
mettere in discussione non solo il modo ma anche l’oggetto della produzione; il discorso è quanto
mai pertinente e reso drammaticamente attuale dalla due ultime stragi operaie in Cina; gli operai
sono morti per produrre merci che a loro volta sono mortifere; il cosa produrre e la speranza di vita
e di salute per i lavoratori e per l’ambiente sono due questioni strettamente connesse; se
confrontiamo la entità dei rischi per la salute dei lavoratori in relazione alla produzione di fonti
energetiche la bilancia pende nettamente a favore delle energie rinnovabili (non che i rischi siano
inesistenti ma sono certo incomparabilmente più bassi e meglio controllabili);da questa
constatazione dobbiamo far scaturire un maggiore impegno del movimento contro le energie
fossili nella direzione di consolidare sinergie e convergenze col movimento operaio e, per la
esattezza, con quella parte organizzata del movimento non subalterna alle esigenze della
organizzazione capitalistica del lavoro;

l’altra questione che dobbiamo affrontare è quella di tentare di costruire una rete planetaria per la
sicurezza ; la divisione capitalistica del lavoro ha sempre puntato alla divisione del movimento
operaio internazionale; lo ha fatto con pratiche ricattatorie e con condotte palesemente
discriminatorie nei confronti dei lavoratori dei paesi poveri; il filo conduttore di questa strategia è
stata la pratica ipocrita e criminale del “doppio standard”; una strage a Bophal è “costata” molto
poco al capitale rispett ad una strage in Europa o in occidente (nonostante la sostanziale impunità
generalizzata anche in occidente);

dunque mentre davamo vita alla RETE NZIONALE LAVORO SICURO i tempi erano già maturi (anche
da ben prima) per ragionare con la ottica di una RETE INTERNAZIONALE
anche prima della nascita della RETE (Modena 26 maggio 2022) abbiamo fatto tentativi di
collegamento (sul problema dell’amianto) con altri paesi sia europei che di altri continenti; grazie
ad un medico igienista nostro supporter abbiamo tentato di comunicare con tutto il modo,
addirittura, con l’esperanto; purtroppo abbiamo ricevuto risposte solo dalla Germania paese col
quale la barriera linguistica è meno difficile che con altri;

rilanciamo l’appello a stabilire contatti e sinergie visto che il problema della sicurezza sul lavoro e
quello della sicurezza per l’ambiente sono problemi planetari vedi anche, in queste ore, il
disastro da inquinamento chimico (metilmetacrilato) in California causato da una defaillance di
una industria di produzione plastica a supporto del comparto aereospaziale che ha reso
necessaria la evacuazione di 40.000 persone; il tutto nonostante la fama della California come
stato all’avanguardia delle politiche ambientali;

in verità la “anarchia della produzione” dunque la produzione di merci inutili, inquinanti, mortifere
e “oscene” (per usare un termine proposto da Giorgio Nebbia) ha un impatto devastante che si
cerca di mascherare con tentativi di propaganda “greenwashing” .
La Cina poi: il partito al potere che si definisce comunista, la repubblica che si definisce popolare, lo
stato che propaganda grandi capacità tecnologiche nel campo della robotica e della IA potevano
dirottare le risorse oggi impegnate, a fini di repressione del dissenso, nei programmi definiti
“scudo d’oro”, “residenza controllata” e “polizia predittiva”, VERSO LA SICUREZZA PREVENTIVA
NEI LUOGHI DI LAVORO E QUINDI NELLE MINIERE?

Quando abbiamo intuito e detto (fortunatamente non da soli) che la IA sarebbe stata usata non per
la sicurezza ma per aumentare i profitti …
Le cronache riferiscono di una forte odore di “puzza di zolfo” nella miniera cinese, ma anche di
“protocolli di sicurezza insufficienti o non rispettati” e persino di “attività illegali” ! Sarebbe a
dire come in Italia e in tutto il mondo…

Eppure al recentissimo incontro al vertice Cina-USA hanno partecipato anche rappresentati della
azienda Ndivia produttrice e fornitrice di tecnologie per il controllo sociale; tecnologie per
controllare molte cose tranne il livello i gas nelle miniere di carbone, un controllo che
innescherebbe per tempo la evacuazione e quindi eviterebbe la strage di operai ?

Infine il carbone : la Cina è il massimo consumatore al mondo; non solo: il consumo planetario di
carbone, anche a seguito della crisi dello stretto di Hormuz e cresciuto negli ultimi mesi (a maggio
sono previste a livello mondiale 107 milioni di importazioni di carbone, il terso dato più alto dal
2017, Internazionale, 1665/2026) ;

si continuerà sulla stessa “linea” ? Miniere per produrre energie fossili : dunque mutamenti
climatici e stragi operaie ?

Sono i lavoratori, sono i “poveri” del pianeta a pagare i costi maggiori dei mutamenti climatici;
sono gli operai le vittime delle stragi;
senza un nuovo movimento operaio internazionale continueremo a correre senza sosta verso la
catastrofe planetaria
E’ ora, da un pezzo,di tirare il freno di emergenza

Vito Totire, portavoce RETE NAZIONALE LAVORO SICURO

via Polese 30 40122 Bologna
Bologna, 24.5.2026

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