Governo, sindacati e sicurezza sul lavoro

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C’è o non c’è una commedia delle parti che dura da decenni tra governi e sindacati confederali? Pare inutile far finta che non sia così, perchè le migliaia di vittime tra infortuni, morti e malattie professionali ne sono la prova inconfutabile. E’ ciò che si è ripetuto il giorno 8/5/2025 nell’incontro sulla Sicurezza nei luoghi di lavoro, convocato a Palazzo Chigi per illustrare alle organizzazioni sindacali le proposte e le iniziative per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, le quali alla fine hanno dichiarato di esser soddisfatti per il “cambiamento di clima” sulle relazioni sindacali.

Di cosa si è discusso? Di “patente a crediti”, di Ispettori del Lavoro, di finanziamenti aggiuntivi da reperire, polizze assicurative incentivanti e di formazione per i lavoratori e per la parte datoriale.
Temi triti e ritriti sui tavoli di confronto con i governi di centrosinistra e centrodestra e ancora una volta ha fatto da cappa di compressione, e comprensione tra le parti, l’ipocrisia la prassi dei rapporti tra i “maggiormente rappresentativi” e i “mandanti” dei drammi sui luoghi dei lavori, contrattualizzati, precari e in nero.

Ripeto, quello che non comprendiamo è l’apprezzamento dei confederali verso la “disponibilità” manifestata dal governo, sottolineando “per la prima volta”, ben sapendo che, in realtà, quelle del governo sono dichiarazioni destinate a non produrre effetti (per loro la Sicurezza sul lavoro è a scapito della discrezionale libertà d’impresa) perchè, prima di tutto, senza dare piena e insindacabile agibilità ai lavoratori e ai loro rappresentanti non ci sarà mai nessun avanzamento vero in materia di sicurezza sul lavoro; senza l’aumento di autonomia degli RLS, per sottrarli alla ricattabilità e alle rappresaglie delle imprese.

Sono immutabili da sempre, per chi, sindacati e istituzioni, non vuole giocare con le parole a discapito dei fatti. le metodologie di intervento nei luoghi di lavoro. Ricordiamo che fondate su elementari principi: partecipazione diretta dei lavoratori, rifiuto della monetizzazione dei rischi e della nocività , rifiuto della delega discrezionale ai tecnici, informazione e formazione permanente (Gran parte degli infortuni sono dovuti a mancata valutazione del rischio e a mancata formazione. Opera impunemente un falso mercato della formazione con soggetti che certificano senza fare i corsi).

Anche la promessa dello stanziamento della miseria di un miliardo e 250 milioni per la sicurezza sul lavoro suona come presa per i fondelli (mentre sono aumentate anche nel 2024 le morti sul lavoro e le denunce per malattie professionali, e in questi cinque mesi del 2025 ancora di più) da parte del governo ovviamente lo fà con i soldi delle lavoratrici e dei lavoratori, sempre accumulati nei fondi INAIL, unico grande ente pubblico in attivo. Sempre fedele degli indirizzi politici governativi che non prevedono nei fatti nessuna strategia complessiva in materia di prevenzione. Le stesse ASL, delegate ai controlli su salute e sicurezza, si trovano appiedate dal sempre più residuo personale , inoltre non sono state mai connesse tra loro, e con Inps e Inail.

Da questo stato di cose presenti si desume che non esiste, volutamente, una strategia nazionale e unitaria sui compiti e le attività dei Servizi di Vigilanza delle ASL, ormai ridotte ad residuale appendice, quasi con fastidio per il potenziale fastidio che potrebbero dare a imprese e aziende. Ovvero, non si preoccupano dei rischi di milioni di persone sui luoghi di lavoro ma si preoccupano di prevenire i rischi penali degli imprenditori, riducendo, già da decenni, lo scarso numero di Ispettori del lavoro per lasciare tranquilli i produttori di morte. Ma non ancora soddisfatti di tanta spregiudicatezza criminale liberalizzano appalti e subappalti, senza regole di protezione del lavoro e della dignità dei lavoratori, favorendo la crescita del caporalato che schiavizza menti e corpi in particolare di uomini e donne migranti, soprattutto in agricoltura.
E come se non bastasse in quanto a brutalità legislativa, ora il governo vuole estendere agli studenti quindicenni l’alternanza “Scuola/Lavoro” nonostante i 600 infortuni (a alcune morti) solo in questi cinque mesi del 2025.

Nessun intervento è possibile? E’ possibile se la distruttrice locomotiva regressiva dei diritti del lavoro fosse fermata, ad iniziare dalla vittoria dei referendum della Cgil. Certamente è un primo fondamentale passo ma se non disinneschiamo la bomba dell’Autonomia Differenziata revocando la già fallimentare, e dannosa per la salute delle popolazioni regionali, autonomia delle Regioni sulla Sanità (eliminando la disastrosa modifica Titolo V nella Costituzione) . In questo modo si potrebbe ricentralizzare anche la sicurezza sul lavoro, e tirare fuori dal cassetto parlamentare la proposta di Legge sul reato di omicidio sul lavoro.

Franco Cilenti

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