PM2.5: dentro le polveri sottili ci sono traffico, agricoltura e combustione domestica

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Il nuovo rapporto Arpae spiega perché l’aria resta un problema sanitario

Le polveri sottili non sono tutte uguali. Dietro la sigla PM2.5 si nasconde infatti una miscela complessa di sostanze chimiche provenienti da traffico, combustioni, agricoltura, allevamenti e riscaldamento domestico. Comprendere cosa compone realmente il particolato atmosferico è oggi uno degli elementi chiave per capire perché l’inquinamento continui a rappresentare una delle principali emergenze sanitarie e ambientali italiane.

È questo l’obiettivo del nuovo rapporto di Arpae Emilia-Romagna “Specie chimiche nel particolato (PM2.5) in atmosfera – Anno 2025”, che analizza la composizione delle polveri sottili in quattro stazioni di monitoraggio regionali: Bologna, Parma, Rimini e Molinella.

Lo studio si basa su oltre tredici anni di monitoraggi quotidiani e rappresenta una delle analisi più avanzate disponibili in Italia sulla composizione chimica del PM2.5. Arpae ricorda infatti di essere stata la prima agenzia italiana a realizzare un “supersito” per il monitoraggio avanzato della qualità dell’aria, operativo già dal 2011, ben prima che questo approccio diventasse richiesto dalla nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria.

Il rapporto analizza componenti fondamentali del PM2.5: carbonio organico, carbonio elementare, nitrati, solfati, ammonio e levoglucosano.

Tra questi, uno dei più interessanti è il levoglucosano, una sostanza che deriva quasi esclusivamente dalla combustione della legna e che permette quindi di identificare il contributo delle biomasse al particolato atmosferico. I dati mostrano concentrazioni particolarmente elevate nei mesi freddi, confermando il ruolo importante del riscaldamento domestico a legna nella qualità dell’aria invernale.

Il carbonio elementare, invece, rappresenta la componente più direttamente legata alle combustioni incomplete, in particolare traffico e motori diesel. Il rapporto segnala che questa componente mostra un andamento in calo rispetto agli anni precedenti, un dato che potrebbe riflettere l’effetto delle normative emissive più recenti e del progressivo rinnovo del parco veicolare.
La criticità maggiore resta però il particolato secondario.
Nitrati e ammonio, infatti, non vengono emessi direttamente

nell’aria ma si formano attraverso reazioni chimiche tra diversi inquinanti atmosferici. Gli ossidi di azoto provenienti dal traffico, dal riscaldamento e dalle attività industriali reagiscono con l’ammoniaca emessa soprattutto da agricoltura e allevamenti intensivi, generando nuove particelle fini.

I numeri sono significativi. A Bologna il nitrato rappresenta il 25% del PM2.5 totale, mentre a Parma arriva al 26%. Anche ammonio e carbonio organico costituiscono quote rilevanti del particolato.

Questo significa che il problema dell’inquinamento non può essere affrontato agendo su una sola sorgente emissiva. Le polveri sottili sono il risultato di un sistema complesso che coinvolge mobilità, energia, agricoltura e modello urbano.

La stessa Arpae sottolinea che, sebbene il 2025 confermi un generale calo delle concentrazioni rispetto alla media degli anni precedenti, il particolato secondario continua a rappresentare una criticità strutturale.

Il rapporto richiama indirettamente anche i limiti delle sole misure emergenziali sul traffico. Blocchi temporanei della circolazione o restrizioni occasionali possono ridurre parte delle emissioni dirette, ma incidono meno sui meccanismi chimici che generano il PM2.5 secondario. Per ottenere miglioramenti stabili servono interventi sistemici e coordinati: riduzione delle emissioni agricole, elettrificazione della mobilità, riqualificazione energetica degli edifici, superamento delle biomasse più inquinanti e pianificazione urbana meno dipendente dal traffico automobilistico.

Le implicazioni sanitarie restano enormi. Il PM2.5 è infatti tra gli inquinanti più pericolosi per la salute umana perché le particelle ultrafini riescono a penetrare profondamente nei polmoni e nel sistema cardiovascolare, aumentando il rischio di malattie respiratorie, cardiovascolari e mortalità prematura.

Comprendere la composizione chimica delle polveri sottili significa quindi non solo conoscere meglio l’inquinamento, ma anche capire quali politiche possano davvero ridurre l’esposizione quotidiana della popolazione.

ambientenonsolo.com

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