L’Autonomia Differenziata frantuma. Da Napoli, le voci dell’Italia unita

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Il 6giugno si tenuta a Napoli l’assemblea nazionale dei Comitati Nazionali contro Ogni Autonomia Differenziata e del Tavolo nazionale NO AD. Centinaia di donne e uomini da tutta Italia hanno continuato, come fanno da quasi otto anni, a tenere viva l’attenzione sul terremoto istituzionali (che noi di Lavoro e Salute, cioè i due temi sociali che saranno le prime vittime definiamo come una bomba atomica) che sta per abbattersi sull’Italia per soddisfare gli animi secessionisti delle Giunte del nord, ma anche di qualche Giunta del sud (non delle cittadine e dei cittadini) è stata programmata dagli ultimi quattro governi con una vera e propria secessione delle zone ricche, o meglio dire dei settori ricchi delle Regioni del nord in quanto le disuguaglianze e le disparità di condizioni sociali aumenterebbero ancora per le già ampie fasce di povertà nelle periferie di quelle Regioni.

I più consapevoli sono i milioni di cittadini ormai costretti a ricorrere all’onerosa sanità privata, mentre la politica dominante che ha governato il Paese negli ultimi quarant’anni, con i suoi atti legislativi, ha mirato alla sovversione della Costituzione che all’art. 3 stabilisce “…. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”.

Nelle intenzioni dei proponenti e dei loro attuali sostenitori (anche quelli del PD che dicendosi contro però parlano di “Autonomia cooperativa e solidale”, il risultato è la guerra tra poveri, il conflitto generazionale tra giovani vecchi, tra lavoratori precari e lavoratori “garantiti” è sotto gli occhi di chi rispetta la Costituzione che all’art.2 chiarisce, senza giri di parole, che – la Repubblica è una e indivisibile.

Dovremmo, tutte e tutti nonostante le impunite mistificazioni dei politici autonomisti e dei loro servi televisivi e della carta stampata, capire che ci troviamo in una situazione che sta generando pericoli per la vita civile che se portati a compimento da leghisti e fratelli d’Italia, dopo lo sporco lavoro di aratura fatto dai governi precedenti, ci vorranno altri faticosi trent’anni per tentare di ricostruite forme minime di democrazia, di convivenza civile e di diritti elementari, mentre invecchieranno le nuove generazioni sotto il capestro della disoccupazione e del non poter costruire un futuro lavorativo e familiare. Quindi, badiamo ai fatti che ci stanno crepando la vita e diamo retta a chi, come nell’assemblea nazionale a Napoli chi mette in guardia dalla delinquenza politica. Lo chiediamo sapendo che è difficile se ci troviamo a una quotidiana disonestà istituzionale, la peggiore della storia italiana dalla fine del ventennio fascista, una situazione attuale che, paradossalmente, valorizza la stessa prima Repubblica dominata dalla Democrazia Cristiana ma con il popolare contrappeso della forza di massa del Partito Comunista, ma anche della ribellione intellettuale e di strada delle organizzazioni di sinistra antisistema capitalistico.

E’ ancora possibile fermare la locomotiva impazzita della secessione? Noi siamo convinti di si e la grande assemblea di Napoli l’ha confermato. Certo, i rapporti forza sono drammaticamente diseguali ma, come c’insegna il sorprendente e magnifico voto popolare sulla Giustizia costituzionale, se la volontà popolare si mobilita allora la forza di cartapesta del governo, forte solamente con la repressione e l’ignavia dei mezzi di comunicazione, diventa poltiglia da raccolta indifferenziata.

E’ vero, la sfiducia nei ceti popolari, ma anche in quelli già benestanti, e nel mondo dei lavori massacrati dalla precarietà è tanta quando vediamo ad esempio, con cognizione di causa, le già grosse crepe sono state aperte con l’introduzione del “welfare aziendale” per milioni di lavoratrici e lavoratori con la sanità integrativa, in mano alle assicurazioni e ai Fondi americani.

Non dimentichiamo certamente il silenzio che ha regnato in questi ultimi anni sui crepanti eventi sociali che ci hanno colpito negli ultimi vent’anni almeno, con la depressa spiegazione del ”e che ci posso fare”?
Beh, sarebbe il caso di darci da fare ora che siamo ai limiti della barbarie su ogni aspetto della nostra vita, dal lavoro ormai senza più diritti elementari fino alla morte (record europeo di quasi tre morti giornaliere); dal non lavoro di milioni giovani e meno giovani; dal lavoro schiavizzato dei precari; dall’imbarbarimento delle relazioni con i nostri simili, italiani e migranti.

Da Napoli, a nostro parere, è arrivato l’invito pressante a metterci in cammino prima che sia troppo tardi e ricadere nel baratro di un nuovo fascismo che ha facce e parole molto più viscide del passato? I fatti richiederebbero una reazione della società che ha nel DNA i principi della democrazia come governo del vivere civile.
I segnali di guerra voluti dalla politica dominante rappresentano la spinta finale alla secessione!

Franco Cilenti

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