Coppito, la tragedia dopo gli allarmi ignorati

Una giovane allieva precipita dal terzo piano della Scuola Ispettori e Sovrintendenti di Coppito. Le indagini chiariranno le cause della morte, ma da anni emergono denunce di vessazioni, umiliazioni e gravi condizioni di stress psicologico. Ilaria Cucchi: «Pretendiamo di sapere cosa succede dentro quella scuola».

Una ragazza di appena 22 anni è morta all’Aquila dopo essere precipitata dal terzo piano della sua stanza nella Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza di Coppito. Saranno le indagini della magistratura ad accertare le circostanze della tragedia e a chiarire che cosa sia accaduto in quei drammatici istanti.

Ma c’è un dato che non può essere ignorato: quella scuola non è nuova alle cronache. Da anni, infatti, attorno all’istituto si susseguono segnalazioni che descrivono un ambiente caratterizzato da un clima di forte pressione psicologica, pratiche disciplinari denunciate come umilianti e condizioni incompatibili con il rispetto della dignità della persona. Non si tratta di accuse nate oggi, all’indomani della tragedia, ma di fatti denunciati ripetutamente e portati persino all’attenzione del Parlamento.

A ricordarlo è la senatrice Ilaria Cucchi, che già nell’aprile 2025 aveva presentato un’interrogazione parlamentare dopo aver ricevuto numerose segnalazioni dal Sindacato Finanzieri Democratici.

«Quello che sappiamo – afferma Cucchi – e che denunciamo da anni, è che da quella scuola sono arrivate numerose segnalazioni per fatti molto gravi».

Le denunce raccolte parlano di vessazioni fisiche e psicologiche, privazione del sonno, docce fredde, limitazioni nell’accesso all’acqua, impossibilità di curare l’igiene personale in condizioni dignitose. A queste si aggiungono racconti ancora più inquietanti: un tentativo di suicidio avvenuto poche settimane prima delle prime interrogazioni parlamentari, una denuncia per violenza sessuale ai danni di un’allieva e testimonianze che descrivono «regole da campo di concentramento».

Tra gli episodi denunciati emerge anche l’obbligo imposto alle allieve di continuare a marciare durante il ciclo mestruale senza poter andare in bagno. «Finché il sangue non le scorreva sugli scarponi», racconta una delle testimonianze riportate dalla senatrice.

Nonostante tutto questo, denuncia ancora Cucchi, le sue interrogazioni sono rimaste senza risposta.

«Ho chiesto se i ministri competenti fossero a conoscenza di queste condizioni e quali verifiche intendessero avviare. Silenzio».

Il silenzio, secondo la senatrice, è proseguito anche dopo una seconda interrogazione presentata il 9 giugno scorso, relativa al caso di un allievo maresciallo sottoposto a 250 giorni di punizione in un solo anno, con limitazioni persino alle attività fisiche e a quelle necessarie al benessere psicofisico.

«Nessuna delle mie domande ha avuto risposta», denuncia ancora.

Oggi, mentre una famiglia piange una figlia di ventidue anni, quelle parole assumono un peso ancora più drammatico.

Naturalmente nessuno può stabilire, allo stato delle indagini, se esista un collegamento tra il contesto denunciato negli ultimi anni e la morte della giovane allieva. Sarebbe irresponsabile anticipare conclusioni che spettano esclusivamente alla magistratura.

Ma proprio perché quella scuola era già stata oggetto di ripetute denunce, è inevitabile interrogarsi sulle responsabilità istituzionali.

Quando emergono segnalazioni così numerose e circostanziate riguardanti un ambiente di formazione dello Stato, il dovere delle istituzioni è verificare tempestivamente, intervenire, ascoltare chi denuncia. Ignorare gli allarmi significa assumersi il rischio che il disagio continui a crescere nell’indifferenza generale.

Le scuole militari e di polizia hanno certamente il compito di formare personale preparato, disciplinato e capace di affrontare situazioni difficili. Ma disciplina non può mai significare umiliazione. Rigore non può trasformarsi in mortificazione. E l’addestramento non può mai mettere in secondo piano la salute psicologica e la dignità delle persone.

Per questo la richiesta avanzata da Ilaria Cucchi appare oggi ancora più urgente: «Pretendiamo di sapere cosa succede dentro quella scuola e lo pretendiamo in tempi rapidi».

Perché prima ancora di accertare come sia morta una ragazza di ventidue anni, occorre capire se qualcuno abbia ignorato per troppo tempo segnali che avrebbero meritato ascolto, verifiche e interventi concreti.

25/7/2026 https://www.osservatoriorepressione.info/

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