Traffico d’armi e istituzioni totali a Ravenna
A Ravenna la trasparenza non è di casa e dunque la democrazia soffre di distress (non che nel resto d’Italia e sull’intero pianeta vada meglio).
Aderiamo alla manifestazione indetta davanti alla Agenzia delle dogane per contestare il clima di “segreto” sul tema del traffico di armi. Pare di capire che chi fa ricorso al TAR invochi problemi di «sicurezza»; l’argomentazione che riguarda la sicurezza è assurda se consideriamo i livelli di “sicurezza” di cui soffrono la
popolazione civile di Gaza vittima di una aggressione militare armata genocida e le popolazioni di tutte le aree del pianeta vittime di eventi bellici. Cioè si invoca la «sicurezza» per non disturbare le guerre in corso sul pianeta. Davvero un doppio salto mortale.
I cittadini vogliono sapere e hanno diritto di sapere; ma a Ravenna (e in tutto il Paese) soprattutto quando si ha a che fare con istituzioni (“totali”) la trasparenza è tabù. Anche se non esiste un nesso diretto tra le due questioni (il trait d’union è comunque forte) dobbiamo ancora una volta denunciare la non risposta della Ausl Romagna alle reiterate richieste di accesso ai rapporti semestrali sulle carceri (Ravenna, Forlì, Rimini) : ultime istanze via pec 18.6.2025, 16.5.2026 e 20.5.2026. La Ausl Romagna non ha letto le istanze? Sulle carceri pensa di “fare da sola”?
Per il carcere di Ravenna si è da poco concluso, in primo grado, un processo relativo a un evento mortale per suicidio. Non entriamo nel merito ma ribadiamo la necessità ed urgenza che eventi tragici di questo genere debbano e possano essere prevenuti: ma accadrà solo se le istituzioni totali vengono investite di un processo di trasparenza e di osmosi tra interno ed esterno che restituiscano alla pratica della privazione di libertà le finalità che a questa misura sono attribuite dalla Costituzione.
Infine scarsa trasparenza dobbiamo denunciare per la vicenda delle sanzioni che hanno colpito alcuni medici dell’ospedale di Ravenna. Sanzioni adottate prima di qualunque dibattimento pubblico nell’ambito di una inquietante vicenda in cui la magistratura ha mostrato di ispirarsi ad un “canone medico” soggettivo che ignora «la medicina basata sulle evidenze» per aderire a un’idea di salute non lontana da quella manicomiale di infausta memoria.
Vito Totire è portavoce del Centro Francesco Lorusso di Bologna
29/7/2026









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