Una Repubblica fondata sul lavoro ma affondata nelle stragi sul lavoro
Strage di Brandizzo 30-31 agosto 2026 terzo anniversario
Kevin Laganà (22 anni), Michael Zanera (34), Giuseppe Sorvillo (43), Giuseppe Saverio Lombardo (52), Giuseppe Aversa (49)
Non offendiamo i morti sul lavoro e i loro familiari e compagni con le solite frasi di circostanza del “giorno dopo”
La “cultura della prevenzione”? Certo ma senza il “potere della prevenzione” non si va molto lontano
Nella notte tra il 30 e il 31 agosto 2023 come è noto si è verificata una strage di operai; altre stragi
la avevano preceduta e altre la hanno seguita; la Procura della Repubblica di Ivrea ha ricostruito un
quadro di estrema gravità dell’accaduto con responsabilità diffuse lungo tutta la catena che si
chiudeva con la ditta appaltatrice Sigilfer; i morti sono stati cinque , i rinviati a giudizio (prima
udienza prevista per il 30 settembre) sono 21 ; molti soggetti che avevano l’obbligo di farlo,
verosimilmente, non hanno vigilato; gli avvocati Dubini e Serlenga in una attenta disamina delle
motivazioni del rinvio a giudizio sottolineano che l’impianto accusatorio dovrà essere dimostrato
caso per caso in quanto, giustamente, nel corso di un giudizio penale da un lato le responsabilità
sono personali, dall’altro occorre valutare se chi aveva sulla carta doveri di controllo aveva i mezzi
per esercitarli e infine occorrerà valutare in che misura le singole omissioni, una per una , sono
state determinanti nel provocare la strage ; nonostante queste giuste cautele nel commentare
l’impianto accusatorio questo impianto appare molto solido ed impostato in maniera corretta ed
esaustiva; l’impianto accusatorio richiama alcuni principi inderogabili:
- La assenza di un POS (piano operativo di sicurezza) per quello specifico cantiere
- La COMPRESSI0NE DEL FATTORE TEMPO: occorreva garantire la adeguata finestra
temporale senza transito di treni, necessaria a realizzare il lavoro commissionato e lasciare
il sito non solo a garanzia della incolumità dei lavoratori ma anche in condizioni che
evitassero disastri ferroviari ; la imputazione è infatti, assieme a omicidio colposo plurimo,
anche disastro ferroviario; non siamo giuristi ma ravvisiamo anche la ipotesi di “omicidio
colposo plurimo con previsione “ o qualcuno può sostenere che l’evento strage era
davvero inatteso come se gli operai avessero operato in una area deserta? - FORMAZIONE : l’impianto accusatorio evidenzia rilevanti lacune sul piano della
formazione dei lavoratori e dei dirigenti, quindi, a vari livelli - FATTORE UMANO : l’impianto accusatorio propone alla problematica del cosiddetto
“errore umano” un approccio che evita di fare di questo tema il capro espiatorio che
“assolve” tutte le lacune addebitabili alla organizzazione
Ad un certo punto nella ricostruzione dell’organigramma, dei compiti e dei doveri, si ha la
impressione, addirittura, di una sorta di “pletora” dei controlli; ma perché questa apparente
pletora si è sciolta come neve al sole? Anzitutto gli inquirenti sottolineano che i controlli non basta
prevederli : bisogna poi, effettivamente, metterli in atto ; è la situazione che da molti anni
denunciamo: una sorta di “sindrome del DVR ben redatto ma rimasto nel cassetto”; la valutazione
del rischio deve considerare anche il fattore tempo: considerare dunque se il tempo necessario
per una lavorazione sia compreso nella finestra temporale in cui è garantito il blocco dei transiti di
treni; come abbiamo già sottolineato le imputazioni del rinvio a giudizio includono infatti anche il
“disastro ferroviario”; se non viene garantito il tempo utile necessario senza transito di treni vi è
anche il rischio che , pur non coinvolgendo lavoratori, il treno deragli su binari non ancora pronti a
reggere l’urto; viene in mente ovviamente la strage di Viareggio, pur molto diversa nelle dinamiche
ma non nella gravità delle omissioni delle misure di prevenzione
in particolare poi l’impianto accusatorio evidenzia e sottolinea un fattore importantissimo: in
sintesi “la sicurezza non può dipendere dall’ultimo anello della catena”; in altri termini “occorre
adottare misure in grado di minimizzare l’effetto di eventuali errori umani, ad esempio la
adozione di strumenti adeguati al progresso tecnico”; in sostanza un singolo errore umano non
può e non deve aprire direttamente la strada ad un evento catastrofico”
ovviamente ci chiediamo per quale motivo non sia stato adottato questo stesso “impianto
accusatorio” anche per la strage del treno Andria-Corato del 2016 ; di recente al decimo
anniversario di quella strage (23 morti e 58 feriti) i media hanno definito la visita del presidente
della Repubblica una “carezza” ai familiari delle vittime; ma non hanno parlato della “sberla” di
una sentenza(di primo grado e di appello ) che ha addebitato la “colpa” a due singoli lavoratori (un
capostazione e un capotreno) : appunto l’ultimo anello della catena di una organizzazione che
doveva dotarsi di ben altri metodi, tecnologie e procedure di prevenzione di quelli in atto al
momento della strage . Si vedrà se la Cassazione (prima udienza 7 ottobre 2026) esprimerà un
parere diverso, come noi auspichiamo, rispetto ai primi due organi di giudizio.
Se l’impianto accusatorio contro RFI, CLF e SIGILFER è solido e del tutto ragionevole occorre
tuttavia non indulgere in una prassi ed in una dinamica nella quale i lavoratori rischiano di essere
“vigilati passivi” e non anche e soprattutto protagonisti delle pratiche di prevenzione; questo
significa che il richiamo rigoroso al rispetto dei doveri di prevenzione in carico al datore di lavoro
che , come vediamo tutti i giorni vengono spesso drammaticamente bypassati, NON DEVE MAI
DIVENTARE DELEGA NEI SUOI CONFRONTI;
tutta le volte che i lavoratori hanno delegato al padrone la valutazione e il monitoraggio del
rischio ciò è stato foriero di stragi e di lutti.
Si ha peraltro notizia di una nuova indagine della procura di Ivrea sulla attività di RFI dopo la
strage e si tratta di un uovo ed ulteriore filone di indagine che seguiremo con attenzione per
capire se c’è la possibilità che persino dopo la strage non si sia giunti ad una accettabile
condizione di bonifica dei rischi.
DA SEMPRE MA IN MANIERA ADDIRITTURA “OSSESSIVA” DAL 26 MAGGIO 2022, GIORNO DELLA
NASCITA A MODENA DELLA RETE NAZIONALE LAVORO SICURO, ANDIAMO RIPETENDO CHE LA
STRADA MAESTRA PER LA PREVENZIONE DEGLI OMICIDI SUL LAVORO E DELLE MALATTIE
PROFESSIONALI SONO LE ASSEMBLEE DI GRUPPO OPERAIO OMOGENEO COSA SAREBBE ACCADUTO INFATTI SE, PONIAMO, UN MESE PRIMA DELLA STRAGE DI BRANDIZZO
SI FOSSE TENUTA UNA ASSEMBLEA DI GRUPPO OPERAIO OMOGENEO CON LA PARTECIPAZIONE DI
TECNICI DI LORO FIDUCIA (AI SENSI DELL’ART.9 DELLO STATUTO DEI LAVORATORI) ?
A NOSTRO AVVISO SAREBBERO EMERSI I RISCHI INCOMBENTI E LA PARTECIPAZIONE DEI TECNICI DI FIDUCIA DEI LAVORATORI AVREBBE AVUTO COME ESITO LA EMANAZIONE DI DISPOSIZIONI E
PRESCRIZIONI SALVA VITA
Purtroppo fuori dalla prassi sinergica tra assemblea di gruppo operaio omogeneo e tecnici di
fiducia dei lavoratori esistono solo gli interventi, le lacrime e i funerali del “giorno dopo”
Occorre arrivare il giorno prima! Certo potenziare l’attività degli organi di vigilanza ma in sinergia
con le ASSEMBLEE DI GRUPPO OPERAIO OMOGENEO CONVOCATE E GESTITE “IL GIORNO PRIMA”
Onore alla memoria dei morti operai, fermiamo chi è disponibile a realizzare il profitto economico
a tutti i costi , compresi la salute psicofisica e la vita stessa di lavoratori e lavoratrici.
Vito Totire, RETE NAZIONALE LAVORO SICURO via Polese 30 40122 Bologna
Bologna, 28.8.2026









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