Incendio alla CHEMCO di Vezzano sul Crostolo (RE): siamo all’anno zero
Dopo Crans Montana crescerà la attenzione alla prevenzione degli incendi? Lettera aperta ai Lavoratori, ai Cittadini, al Sindaco
La CHEMCO HA INQUINATO AL MOMENTO GIUSTO : E’ QUARESIMA E NON ANCORA PRIMAVERA (APRITE LE FINESTRE?)
C’è amianto nell’aria? Ai posteri la difficile conoscenza …
Con una certa “belle indifference” – come direbbero in Francia – le cronache informano di un incendio sviluppatosi nella azienda CHEMCO a Vezzano sul Crostolo venerdì 20 febbraio 2026 dopo le 17,30. C’erano ancora operai in azienda o erano appena usciti ?
Non abbiamo una mappa esaustiva degli incendi in Italia negli ultimi anni ma l’impressione è che siano molto cresciuti rispetto a qualche decennio fa… Approfondiremo.
I tecnici hanno prelevato alcuni campioni della copertura crollata per verificare la presenza di amianto e comunque pare che l’edificio sia a rischio di crollo.
QUESTO VUOL DIRE CHE IL CAPANNONE NON ERA CENSITO E MONITORATO PER LA EVENTUALE PRESENZA DI AMIANTO ?
Ma sono più di 30 anni che rivendichiamo, assieme ai vigili del fuoco, che venga definita una mappa territoriale capillare della presenza di amianto in maniera che il vigile ma anche l’operatore dei servizi di prevenzione o delle ambulanze (e ovviamente gli stessi lavoratori del sito) sappiano PRIMA come comportarsi per difendere le vie respiratorie.
Invece si fanno campionamenti “al bisogno” cioè sempre il giorno dopo dell’evento disastroso !
Apprendiamo che per certi inquinanti non si sarebbero superati i cosiddetti limiti; e ci risiamo: i «limiti» vengono decisi di fatto dalle lobby industriali e dipendono da quello che le imprese vogliono spendere per la prevenzione. Quindi con grande disprezzo per la medicina e la oncologia ma anche con sprezzo della ragionevolezza e della responsabilità sociale (comunque sbandierata nei discorsi ufficiali) si inventano «limiti di accettabilità» anche per i cancerogeni; è il caso di sottolinearlo anche in
questa circostanza in cui tra gli inquinanti prodotti dall’incendio sono stati individuati formaldeide (classificata non solo cancerogena per l’apparato respiratorio ma anche leucemogena) categoria IARC 1 cioè sostanza cancerogena certa per gli esseri umani e la acroleina classificata sempre dalla IARC 2 A cioè «probabilmente» cancerogena; poi anche acido cloridrico e versosimilmente ancora altri inquinanti (il “semplice” fumo di sigaretta produce almeno 400 sostenze diverse tra cancerogene , tossiche e nocive…).
Viene dunque attribuito all’ARPA di aver sostenuto che sono stati rispettati i “limiti” ma, premesso quanto abbiamo già detto, non pare neanche che i limiti asseriti o insinuati come sicuri da certi organi di informazione siano stati rispettati. Il comunicato ANSA riguardante l’evento non ci risulta chiaro: non sono stati rispettati i cosiddetti limiti o l’inquinamento è al di sotto dei limiti di rilevabilità? sono due cose diverse. Prendiamo atto che dopo 30 anni di discussioni e diatribe sull’amianto permane una grande confusione che tende a identificare «limiti di riferimento» (arbitrari) con “limiti di accettabilità” (da parte di chi? Non certo da parte del «popolo inquinato» per usare un termine degli anni ottanta) con addirittura «limiti di innocuità» (una innocuità, come abbiamo detto, del tutto immaginaria).
Per non ingenerare ulteriore confusione chiederemo ad ARPAE i dati “ufficiali” per ragionarci su; se, come sosteniamo, NON ESISTE UNA SOGLIA DI SICUREZZA NELLA ESPOSIZIONE A CANCEROGENI, ancora più sbagliato sarebbe ritenere un limite «proposto» per i lavoratori come attendibile anche per la popolazione generale visto che a favore di chi lavora gioca il fattore, ben noto agli epidemiologi, cosiddetto del “lavoratore sano”, mentre la popolazione include persone ben più vulnerabili che non sono solo bambini, anziani e gestanti ma una fascia ben più ampia della popolazione, per esempio i cosiddetti «atopici» (più predisposti di altri alle allergie). Ci risulta per esempio che nell’area industriale della produzione del legno compensato (tra Mantova e Reggio Emilia) siano stati condotti studi significativi sugli addotti al DNA nella mucosa dei bambini esposti (la questione riguarda in questo caso la formaldeide e benché gli addotti al DNA non siano un marker che prelude inevitabilmente ad una patologia certa, si tratta comunque di segni di esposizione utili da monitorare a fini preventivi).
L’incendio di cui stiamo parlando ha avuto (per via delle acque utilizzate per lo spegnimento) un impatto sul depuratore e di conseguenza sul corso d’acqua ricettore cioè il Crostolo?
Lo sapremo nei prossimi giorni.
Intanto i limiti sono così “rassicuranti” che il sindaco, saggiamente, ha invitato i cittadini a chiudere le finestre e a non consumare i prodotti dell’orto.
O il sindaco eccede in precauzioni (non lo crediamo) oppure, e torniamo al nocciolo: quei “limiti” proposti come sicuri hanno la stessa attendibilità del noto detto popolare
“ciò che non strozza ingrassa”
Allora occorre evitare le verdure dell’orto, ma anche le acque in bottiglia che contengono microplastiche, come pure quel prosciutto appena dichiarato IARC 1; LA STRATEGIA DI DIFESA è RESISTERE IN APNEA E METTERSI A DIETA.
Grazie allora alla CHEMCO che è riuscita a fare in modo che l’incendio si sia sviluppato a QUARESIMA GIA’ INIZIATA…
Se poi Chemco, Ausl, Arpa e sindaco vorranno spiegarci le cause dell’incendio e ANCHE COSA SI INTENDE FARE PERCHE’ EVENTI DI QUESTO GENERE PIU’ O MENO GRAVI NON SI RIPETANO SAREMO GRATI.
Vito Totire
RETE NAZIONALE LAVORO SICURO via Polese 30 40122 Bologna

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Bologna, 22.2.2026










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