Piemonte. Dodicimila malati non autosufficienti esclusi dalla quota sanitaria Rsa, altrettanti in attesa di interventi domiciliari.

Ecco perchè non è credibile la proposta del Presidente della Regione Piemonte per l’assistenza a casa delle Rsa.

Piemonte, un posto in Rsa e cinque a casa? La Regione garantisca prima i diritti ai malati.

L’idea annunciata dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio – «un posto in Rsa e cinque persone da assistere a casa» – viene presentata come la grande svolta verso un nuovo modello di assistenza agli anziani non autosufficienti. Persino alcuni gestori – per fortuna non tutti – «colgono positivamente questo nuovo percorso indicato e si rendono disponibili a dare il proprio contributo». Abbagli di fine estate, come al solito sulla pelle dei più deboli e dimenticando le numerose occasioni in cui sono già stati traditi da questa Giunta.

L’idea che per ogni posto letto Rsa (accreditato? convenzionato? aspetti tecnici che fanno un enorme differenza, se solo la proposta fosse concreta) i gestori delle strutture residenziali debbano prendere in carico cinque persone al domicilio, utilizzando una rete di visite a casa e strumenti di telemedicina, è ben lontano dalle reali esigenze di cure di lunga durata dei malati non autosufficienti. Cirio annuncia un cambiamento di paradigma da finanziare nella prossima programmazione europea, a partire dal 2028, quando non sarà più ricandidabile alla presidenza della Regione e, probabilmente, sarà in Parlamento o al Governo, via elezioni nazionali del prossimo anno.

La domiciliarità è certamente una componente fondamentale dell’assistenza e della cura alle persone non autosufficienti. Proprio per questo andrebbe trattata con serietà e competenza, sollevando una domanda preliminare: prima di inventare un nuovo modello, perché la Regione non garantisce pienamente i servizi che già oggi dovrebbe assicurare?

Il problema più urgente della presa in carico dei malati non autosufficienti è sotto gli occhi di tutti. Al 30 giugno 2026 erano 12.148 (dati Regione Piemonte, accesso agli atti della consigliera Alice Ravinale, Avs) i malati cronici non autosufficienti che, dopo essere stati valutati dalle Unità di valutazione geriatrica delle Asl, si sono visti negare la convenzione per il ricovero in Rsa, cioè il pagamento del 50% della retta totale. Al 31 dicembre 2025 erano 11.616, al 7 febbraio 2025 – secondo i dati riportati nel Piano socio-sanitario regionale approvato dal Consiglio regionale del Piemonte a dicembre 2025 – erano 8.592. Cifre che rivelano un fenomeno in forte crescita, un’ingiustizia sociale dilagante che Asl e Regione stanno perpetrando ai danni dei più deboli fra i malati.

Sì, perché i richiedenti ai quali non viene riconosciuta la quota sanitaria Asl non sono semplicemente persone che aspettano un servizio opzionale. Si tratta di malati non autosufficienti che hanno bisogno, e diritto, di una prestazione residenziale di lungoassistenza disciplinata dalla norma nazionale e ai quali il Servizio sanitario piemontese non sta garantendo un Livello essenziale di prestazione.

Sbolliti, se mai vi sono stati in qualche ingenuo osservatore, gli entusiasmi, la domanda da rivolgere al presidente Cirio è molto semplice: perché invece di mettere in sicurezza il diritto alla quota sanitaria di oltre 12mila piemontesi si propone di utilizzare (dal 2028) nuove risorse per costruire un ulteriore modello organizzativo? E con che credibilità si avanzano proposte di riforma, quando le norme attuali sono inapplicate?

La realtà è che sul tema specifico delle quote sanitarie la Giunta Cirio è in grave difficoltà: lo dimostra il fatto che risposta diretta non c’è. Il presidente butta la proverbiale palla in tribuna con le cure a casa, l’assessore alla Sanità e ai Livelli di assistenza (Lea) è persino arrivato a negare la competenza sanitaria sulla quota… sanitaria delle rette Rsa!

Un ulteriore tassello della paradossale proposta aiuta a dare le dimensioni del suo distacco dalla realtà. Mentre Cirio proponeva a mezzo stampa la riforma del sistema (sempre dal 2028, quando sarà altrove o non in corsa per le regionali), che riguarderebbe dagli 80 ai 150mila anziani malati cronici non autosufficienti (cinque volte i ricoverati convenzionati, o quelli accreditati, sempre per la questione degli aspetti tecnici che avrebbero importanza, se la proposta fosse seria) gli uffici regionali rispondevano ad un accesso agli atti sui malati cronici non autosufficienti in lista di attesa per le cure domiciliari: al 30 giugno 2026 erano 12.921. Oltre al danno della mancata presa in carico, per loro anche la beffa di un futuro, fantasmagorico sistema di cure, strombazzato da chi nemmeno applica quello in essere?

4/9/2026 https://prospettiverivista.it

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