Autistici/Inventati-Banca Etica: quello che (non) dicono le istituzioni

Valori.it ha provato a chiedere come debba comportarsi, concretamente, una banca in una vicenda come quella di Autistici/Inventati

di Andrea Barolini

La questione di Autistici/Inventati, così come quella di Francesca Albanese, non riguarda solo Banca Etica. Se il collettivo che fornisce servizi informatici avesse avuto un conto corrente aperto presso qualsiasi altra banca, le procedure e le conseguenze sarebbero state le stesse. Se la Relatrice delle Nazioni Unite per la Palestina avesse tentato di aprire un conto corrente presso una qualsiasi altra banca, la situazione sarebbe stata identica.

Ciò significa che non si può essere al 100% etici nel quadro di questo sistema ultra-capitalista e turbo-liberista? La risposta è che lo si può essere in tutte le scelte sulle quali si ha autonomia decisionale. Non si può fare come si vuole, e come sarebbe giusto fare, su tutte le decisioni sulle quali è l’architettura stessa del “sistema” a impedirlo. A meno che non ci si voglia, semplicemente, immolare. 

Il Pianeta nel quale viviamo è questo: è quello nel quale anche gli attivisti per il clima devono aver messo benzina nel serbatoio di una macchina, una volta nella vita, dando soldi alle compagnie delle fonti fossili. E pagato tasse a governi che le usano per dare sussidi a chi sfrutta carbone, petrolio e gas. Ciò non sminuisce però affatto il loro impegno, cruciale per le sorti dell’umanità intera, a favore della transizione ecologica.

Si conducono le battaglie con gli strumenti che il sistema ci mette a disposizione, o per lo meno ci concede. La vicenda di Autistici/Inventati è emblematica in questo senso. E a Banca Etica – esattamente come agli attivisti per l’ambiente, il clima, i diritti umani – va dato atto di aver provato a cercare qualsiasi tipo di soluzione possibile. Di aver interpellato esperti, giuristi, istituzioni, associazioni di categoria. Senza però aver trovato una soluzione tecnica che possa scongiurare la chiusura del rapporto bancario con il collettivo. 

Abi, Banca d’Italia e ministero dell’Economia non indicano una via d’uscita

Valori.it ha provato a rivolgersi a istituzioni e associazioni di categoria. In queste ore la nostra redazione ha contattato, telefonicamente e per via scritta, a più riprese, il ministero dell’Economia e delle Finanze, Banca d’Italia e l’Associazione bancaria italiana (Abi). Da nessuno però è giunta una risposta alla seguente domanda: come deve comportarsi una banca in un caso come questo? Deve rispettare la decisione del Tesoro degli Stati Uniti, per non mettere a rischio l’operabilità dei conti correnti, ma violare al contempo la direttiva europea 2015/849 e non rispettare la sentenza della Corte di giustizia europea? O viceversa deve rispettare il diritto dell’Unione europea e la sentenza della Corte, ma subire sanzioni secondarie da parte del Tesoro mettendo a rischio i servizi finanziari per i correntisti e la tenuta stessa dell’istituto di credito? 

L’Abi ha spiegato che «per prassi non si pronuncia su vicende legate a singoli istituti di credito». Anche se in questo caso però il problema riguarda oggettivamente l’intero sistema bancario italiano e perfino europeo. Il ministero dell’Economia e delle Finanze al momento della pubblicazione di questo articolo non ha fornito alcuna risposta ufficiale, nonostante numerosi solleciti. Bankitalia fa sapere che non è in grado di risolvere il problema e che la decisione spetta al singolo istituto di credito.

Cosa rischierebbe Banca Etica ignorando l’inserimento di Autistici/Inventati nelle liste Ofac

È utile ribadire in questo senso cosa potrebbe comportare, concretamente, un’eventuale decisione di ignorare l’inserimento di Autistici/Inventati nelle liste Ofac da parte del Tesoro degli Stati Uniti. Le cosiddette “sanzioni secondarie” che Banca Etica subirebbe andrebbero dal taglio dei conti di corrispondenza all’inserimento nella lista Capta che elenca gli istituti soggetti a restrizioni. Il che renderebbe impossibile operare sul mercato in dollari. I correntisti perderebbero la possibilità di utilizzare tutte le carte di credito e di debito

E solo in linea puramente teorica potrebbero ancora operare entro i confini italiani e/o europei. Il blocco delle transazioni potrebbe riguardare facilmente anche i trasferimenti in area cosiddetta “Target2”, il che impedirebbe anche le operazioni con importanti istituti di credito. Questi ultimi dovrebbero infatti osservare gli accordi stipulati con le autorità statunitensi, inclusi quelli relativi alle liste Ofac. 

Per rendere il tutto ancor più chiaro: se Banca Etica non si adeguasse alla giustizia parallela, arbitraria, imposta di fatto da un governo straniero alle banche del mondo intero, diventerebbe un soggetto isolato. Anche gli altri istituti finanziari non potrebbero più lavorare con lei. Un qualunque bonifico di un qualunque correntista potrebbe dunque essere bloccato, non tanto sul nascere ma dal sistema stesso che gestisce le transazioni. 

Le decisioni degli Stati Uniti possono paralizzare qualsiasi banca

«Parliamo – conferma Giuliana Scognamiglio, docente di Diritto bancario all’università Sapienza di Roma – di una questione molto poco esplorata ancora e molto inquietante. Banca Etica, così come qualsiasi altra banca, si potrebbe trovare effettivamente in una situazione di paralisi del proprio funzionamento se non si adeguasse alle decisioni del Tesoro americano. Il che dovrebbe interpellare le istituzioni, anche e soprattutto alla luce delle crisi geopolitiche che stiamo vivendo». 

«In linea teorica – prosegue – potrebbe essere bloccata l’operatività di qualsiasi correntista di una banca che non si adegui alla decisione di Washington. È sufficiente che, al momento della ricezione ad esempio dell’ordine di un bonifico, questo transiti per un circuito statunitense o che rispetta le decisioni statunitensi. Se si considera che gli Stati Uniti dominano di fatto il settore, è chiaro che l’ipotesi di paralisi è assolutamente plausibile». Ma non è tutto. «Questi stessi correntisti – prosegue Scognamiglio – in linea teorica potrebbero poi cercare di rivalersi sulla banca, poiché una scelta del suo management avrebbe, di fatto, congelato i loro rapporti bancari. Banca Etica subirebbe a quel punto non solo le sanzioni americane ma anche le rivalse dei clienti».  

Per averne la prova, basta tentare di utilizzare un sistema qualsiasi, come PayPal ad esempio, per effettuare un pagamento anche di un solo euro. Basta farlo tra due persone mai inserite nelle liste Ofac, con conti appoggiati a banche mai sanzionate dagli Stati Uniti. Basta scrivere nella causale della transazione il nome di una persona presente nelle liste affinché la transazione sia bloccata immediatamente. Dopo il primo test effettuato con Francesca Albanese, abbiamo provato a farlo in prima persona anche con il giudice della Corte penale internazionale Nicolas Guillou. Il pagamento è stato rifiutato immediatamente.

In mancanza di una soluzione tecnica, si rende necessaria una battaglia politica

La realtà, dunque, è che una soluzione tecnica probabilmente non esiste. D’altra parte, anche le altre banche d’Europa (etiche o meno) non hanno potuto aprire un conto corrente a Francesca Albanese. Siamo tutti, di fatto, sotto ricatto. Proprio per questo c’è però spazio per una battaglia politica. E anche in questo senso, a Banca Etica va dato atto di essersi immediatamente attivata in ogni sede. 

«Banca Etica e il movimento della finanza etica – spiega Aldo Soldi, presidente dell’istituto di credito – non si arrendono di fronte a un sistema finanziario globale che consente a un governo autoritario di emettere arbitrariamente sanzioni che colpiscono clienti e banche Oltreoceano. Da più di un anno chiediamo alla politica italiana ed europea di introdurre strumenti normativi concreti per proteggere cittadini e organizzazioni dagli effetti extraterritoriali di queste iniziative statunitensi. È una questione che riguarda l’intero sistema finanziario. E per questo Banca Etica è impegnata nella costruzione di un coordinamento con i propri partner internazionali. Ma fa appello a un’assunzione di responsabilità di tutto il mondo bancario e delle istituzioni, affinché si trovi una risposta comune ed efficace in tempi ragionevoli». 

Un circuito finanziario europeo per sottrarsi alle sanzioni statunitensi

In termini tecnici, il solo modo per uscire da questa situazione è la creazione di un circuito finanziario alternativo, totalmente europeo, gestito da europei e che risponda alle regole europee. «È la sola via d’uscita – conferma Scognamiglio –. Credo che la direzione di marcia non possa che essere questa. Mi sembra che si stia capendo che è pericolosissimo rimanere privi di sovranità finanziaria. Che occorre tagliare questi cordoni ombelicali che fino a qualche tempo fa non davano preoccupazioni, ma oggi mostrano tutta la loro pericolosità». 

La speranza è che le vicende di Autistici/Inventati, Francesca Albanese e di giudici come Nicolas Guillou possano essere utili per aprire un ampio dibattito, che coinvolga il sistema bancario e, soprattutto, le istituzioni nazionali ed europee, i governi, i parlamenti. In gioco ci sono l’autonomia e la sovranità non soltanto dei nostri istituti finanziari ma anche dei nostri sistemi normativi e giudiziari.

5/9/2026 https://valori.it/

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