Autonomia Differenziata. Il neofascismo istituzionale vuole macellare l’Italia
Versione interattiva Lavoro e Salute Settembre 2026 – Lavoro & Salute – Blog
Archivio Lavoro e Salute – Home page
Con la secessione del nord siamo, sperano i secessionisti al governo, a un punto di non ritorno ora che Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria hanno dal governo la potestà legislativa tramite le pre-intese con l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nelle materie No LEP: protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa, tutela della salute, coordinamento della finanza pubblica.
La Corte Costituzionale aveva messo solo dei fragili, paletti, dando dei consigli al governo che comunque ha tirato per sua strada, confermando che solo il Referendum per l’abrogazione totale avrebbe potuto fermare, con il sostegno delle piazze, la porcata leghista, per una democrazia senza lucchetti prevista dalla Costituzione originaria, senza lo stupro del Titolo V del 2001 che ha sovvertito i rapporti tra governo nazionale e Regioni. E regalata la sanità pubblica all’ingordigia del privato.
Il Governo dei fasci, dei leghisti e dei berlusconiani dichiarò che dopo la sentenza della Consulta Avrebbe apportato le modiche richieste sapendo bene che il conseguente annullamento del referendum aveva mano libera per dare alle Regioni secessioniste la facoltà di ampliare ancora di più la drammatica differenziazione dei diritti sociali, nella sanità, nella scuola e sul lavoro prima di tutto, dal sud e tra i ricchi e i poveri al nord, già praticata con i governi precedenti.
Le disuguaglianze sociali, cioè, tantissimi a pochi e poco o niente agli altri, in tutto il Paese si aggraveranno a causa dell’autonomia differenziata, che mira a rafforzare economicamente e socialmente le cosiddette ‘locomotive italiane’, cioè gli imprenditori delle Regioni del Nord, a scapito dei lavoratori e dei ceti meno abbienti. L’autonomia differenziata mira alla secessione dei ricchi, concentrati nel Nord del Paese.
La divisione in atto, per soddisfare gli animi secessionisti delle Giunte del nord, ma anche di qualche Giunta del sud (non delle cittadine e dei cittadini tenuti all’oscuro) è stata programmata dagli ultimi quattro governi con una vera e propria secessione delle zone ricche, o meglio dire dei settori ricchi delle Regioni del nord in quanto le disuguaglianze e le disparità di condizioni sociali aumenterebbero ancora per le già ampie fasce di povertà nelle periferie di quelle Regioni.
Ne sono drammaticamente testimoni i milioni di cittadini costretti a ricorrere all’onerosa sanità privata. Povertà dalle quali usciranno solo per poter elemosinare lavoro e salute fuori dai confini regionali, e come cittadini poveri del nord relegati nelle riserve di periferia, senza servizi sociali e destinati a vivere di meno, e male, a confronto delle zone ricche nelle grandi città, come nei paesi metropolitani, o di montagna.
Tenendo conto che già grosse crepe sono state aperte con l’introduzione del “welfare aziendale” e della sanità integrativa nei contratti, come quello del comparto sanità, imperniato sulla deregolamentazione del lavoro favorendo, con un vero e proprio disconoscimento delle lotte che hanno portato alla legge 833 dopo la fine delle mutue, la facoltà dei lavoratori di farsi una mutua privata per loro e i loro famigliari.
La devastazione delle coscienze dei singoli spianano la strada a pregiudizi e discriminazioni, a rassegnazione e rancore, a odio e contrapposizione, non contro i settori imprenditoriali, manageriali, che delinquono coperti dalle leggi fatte per i loro profitti senza limiti, contro di loro prevale il silenzio, come se non fossero i responsabili dell’impoverimento e dello sgretolamento dei nostri diritti al lavoro, alla pensione, ai beni vitali come l’acqua, la sanità e la scuola pubblica.
La diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici che nel frattempo, cioè da oltre trent’anni, hanno destrutturato dal punto di vista occupazionale e screditati come inefficienti, imponendoci così uno Stato ridotto al minimo come capacità di governo della società per offrici come regalo le privatizzazioni delle proprietà produttive pubbliche e a ruota quelle culturali e immobiliari, la precarietà come ordine di vita sociale e la flessibilità sul lavoro, la disoccupazione di massa, stipendi che non garantiscono più redditi di vita decente ma, ben che vada, di sopravvivenza, mentre l’opinione pubblica viene distratta dall’assordante propaganda razzista e xenofoba. Senza discussione politica diffusa e all’insaputa di milioni di cittadine/i si sta per determinare la mutazione definitiva della nostra architettura istituzionale, la destrutturazione della nostra Repubblica.
Lo Stato ha smesso di essere sociale per diventare un Ente che favorisce il mercato e le privatizzazioni.
Il governo è contro il welfare e demolisce i principi d’uguaglianza, di solidarietà e di equità sanciti dalla Costituzione. E’ urgente ricostruire le basi di una società elementarmente giusta, e non più in mano di pochi.
Stante questo stato di cose nei processi politici in atto, siamo portati a chiedere se tutta l’ignoranza sui fatti reali sia solo colpa della narrazione velenosa di giornali televisioni e, ovviamente, delle mistificazioni del governo, senza distinzione reali con il centrosinistra e i suoi governi, tecnici o meno.
Assistiamo al velocizzarsi di diseguaglianze sempre più schiaccianti e legalizzate da leggi repressive, spesso con la violenza delle forze di polizia, al rifiuto dei diritti umani più elementari, come la stessa vita negata alle persone migranti, richiedenti asilo e rifugiati. I nazionalismi autoritari si definiscono “sovranisti” per mistificare gli obbiettivi autoritari con evidente similitudine con la nascita del nazifascismo; l’ambiente sta subendo un collasso ecologico riducendoci a cavie di un processo di graduale annientamento dello stato di salute.
In questo contesto sociale e politico non è prevista, quindi non considerata come lecita e neutrale, la direzione ostinata e contraria di chicchessia, è solo sopportata la critica compiacente di chi vive nel cortile dell’impero.
Il NO all’Autonomia Differenziata sarebbe stata la madre di tutte le lotte, per la democrazia sostanziale e le condizioni egualitarie di vita di tutte e tutti, se anche Cgil, Anpi, grandi Assoociazioni, e persino il PD (non chiaramente contro la secessione) in Parlamento parlamentare, avessero speso la loro forza nel fare oltre che dichiarare. Ora, se perdiamo questa battaglia in pochi anni il sud e i poveri del nord perdono tutto quel poco che gli resta. Forse lo sappiamo in pochi su 60 milioni di cittadine e cittadini.
Così come in pochi ormai hanno memoria dell’art. 3 della Costituzione che stabilisce “…. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Un attacco alla Costituzione con il quale il popolo fuori dalla ricchezza nazionale che produce, perde la stessa dignità di cittadinanza, con il risultato della guerra tra poveri, del conflitto generazionale tra giovani e vecchi, tra lavoratori precari e lavoratori “garantiti”. disintegrare l’Italia tramite 20 sistemi regionali completamente diversi su tutte le materie: sanità, contratti di lavoro, sicurezza sul lavoro, previdenza integrativa, ambiente, lavoro servizi pubblici, scuola, università, ricerca, professioni, infrastrutture, trasporti, energia, beni culturali, che governano – bene o male – regole, diritti e doveri della collettività e dell’identità nazionale.
Anche nei sindacati si produrrebbe una concorrenza perchè ogni ambito regionale penserebbe a se stesso producendo la fine della contrattazione nazionale e la stessa autorevolezza.
Quindi l’Autonomia Differenziata porterebbe alla scomparsa dei principi di uguaglianza e solidarietà, politica, economica e sociale previsti dall’art.2 della Costituzione, determinante per l’unità del Paese – la Repubblica è “una e indivisibile, art. 5- anche se mai applicato compiutamente a causa dello sviluppo diseguale tra le Regioni del centro-nord e quelle del sud lasciate dalle politiche di tutti i governi a marcire intenzionalmente nell’inedia della disoccupazione e nel ricatto delle compiacenti mafie.
Se restiamo in silenzio niente più sarà uguale dall’Italia che abbiamo conosciuto, anche la politica sarà sempre più lontana dalla realtà quotidiana di chi è fuori dai palazzi, e gli italiani del sud vivranno sempre peggio come cittadini scartati dentro delle riserve dalle quali usciranno solo per poter, chi potrà farlo, elemosinare lavoro e salute fuori dai confini regionali.
Non ci nascondiamo che siamo ancora in pochi, politici, intellettuali, costituzionalisti, giuristi, sindacalisti e giornalisti, ad affermarlo, a chiedere la barbarie sostenuta dalle cupole governative che vorrebbero disintegrare l’Italia tramite 20 sistemi regionali completamente diversi su tutte le materie: sanità, contratti di lavoro, sicurezza sul lavoro, previdenza integrativa, ambiente, lavoro servizi pubblici, scuola, università, ricerca, professioni, infrastrutture, trasporti, energia, beni culturali, che governano – bene o male – regole, diritti e doveri della collettività e dell’identità nazionale. Anche nei sindacati si produrrebbe una concorrenza perchè ogni ambito regionale penserebbe a se stesso producendo la fine della contrattazione nazionale e la stessa autorevolezza.
La presa di posizione dei primi cittadini e delle prime cittadine e di amministratori e amministratrici di comuni pugliesi, come la mobilitazione in Calabria e in chiaro ripensamento dell’Emilia-Romagna ci fa ben sperare che la battaglia non sia ancora persa, e possiamo ancora fermare la macellazione dell’Italia una e indivisibile, e tutta diversa da questa barbarie.

Redazione di Lavoro e Salute aderente ai Comitati contro qualunque autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti.
Versione interattiva Lavoro e Salute Settembre 2026 – Lavoro & Salute – Blog
Archivio Lavoro e Salute – Home page










Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!