La grande bufala del “nostro petrolio”: come il turismo di massa impoverisce i residenti e distrugge i salari
di Angela Fais*
E se vi dicessimo che il turismo di massa è un dispositivo tossico che fa da volano all’inflazione locale, esasperando il caro vita per i residenti, che non porta soldi e non è il nostro petrolio? Probabilmente ci accusereste di essere “i nemici della felicità”, epiteto con cui venivano chiamati i contestatori dello Stato Unico nel capolavoro di E. Zamjatin. L’overtourism, infatti, genera un paradosso economico perverso e luciferino, per cui se da una parte aumenta il PIL del Paese, dall’altra riduce il potere d’acquisto e impoverisce la qualità di vita delle comunità locali, favorendo solo determinate categorie come le grandi catene e i grossi proprietari immobiliari.
Lo conferma l’allarme dell’ADICONSUM dell’8 settembre 2026, relativo proprio ai rincari turistici ed energetici.
Alla fine delle vacanze, infatti, una brutta sorpresa attende i consumatori: i prezzi rimangono alle stelle. Proprio così, tutto resta caro come quando eravamo in vacanza. Dal prezzo del carburante che aumenta, arrivando a 2 euro lt per la benzina e 2,17 euro lt il gasolio, al settore della ristorazione dove i prezzi restano alti anche dopo la partenza dei flussi turistici di massa.
Aumenti che purtroppo si riflettono anche sui contratti di locazione a causa di un turismo incontrollato che si muove in un orizzonte speculativo, droga il mercato immobiliare, sopratutto in contesti di alta attrattività, e determina la scarsità di case con il conseguente aumento dei canoni di locazione. Il mercato immobiliare siciliano, ad esempio, tocca i massimi storici dal 2012 con una media salita a 8,8 euro al mq.
La domanda turistica, di fatto, induce i proprietari a scegliere, anziché i tradizionali contratti d’affitto, la locazione breve con cui si guadagna di più e che consente di adattarsi al caro vita.
Se incrociamo questi dati con gli esiti dell’inchiesta condotta da FILCAMS CGIL uscita a giugno 2026 sul lavoro povero, il quadro che si delinea è estremamente sconfortante. Tuttavia, consente di contestare apertamente la vulgata secondo cui si potrebbe vivere solo di turismo e aver garantiti grandi guadagni.
Dall’inchiesta Filcams emerge che il 70% dei lavoratori del settore turistico, percentuale che al sud e nelle isole sale oltre l’80%, resta al di sotto della soglia di povertà, fissata a 14800 euro l’anno. Si badi bene che l’inchiesta, condotta su 6 milioni di lavoratori (quindi persone contrattualizzate), non tiene conto del grande sommerso del lavoro nero che, al Sud, raggiunge percentuali altissime e affligge pesantemente il settore turistico.
Non lasciamoci dunque ingannare da quanto concordato da Federalberghi e Confcommercio con il CCNL del turismo (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per il settore turistico) in merito ai minimi retributivi del settore turistico nel 2026, incrementi che, secondo le loro dichiarazioni, sarebbero scaturiti dagli effetti della legge di Bilancio 2026. ?Le due parti, inchiesta della Filcams Cgil e CCNL, guardano infatti indicatori economici differenti. Federalberghi e il CCNL guardano le paghe orarie teoriche stabilite dal contratto. I guadagni oggettivi che il lavoratore incassa, però, sono ben altri.
Alla luce di tutto questo diventa dirimente capire quanto valore produce realmente il turismo nella nostra economia e nelle nostre comunità.
Il settore turistico fa grandi incassi e impiega un altissimo numero di lavoratori ma ha un basso valore aggiunto, inoltre solo una parte limitata della ricchezza prodotta si trasforma in guadagno netto reale per l’economia. Si consideri a tal proposito che a causa del cosiddetto ‘toxic tourism’ -sempre tardi quando si deciderà di farla finita con gli anglismi- si va incontro a una dispersione dei ricavi turistici di ben 12,6 miliardi di euro che non restano nell’economia reale, complice la finanziarizzazione delle città, le grandi catene e i resort all-inclusive.
Settore a basso valore aggiunto dunque, ma anche a bassa produttività, soprattutto se confrontato con altri settori, come la tecnologia o l’industria avanzata.
Comparto che genera anche costi occulti significativi se pensiamo alla gestione dei rifiuti, alla pressione sui trasporti pubblici e alla questione della sicurezza; tutti problemi che si ripercuotono pesantemente sulla comunità, a carico dei residenti.
La propaganda dominante e la narrativa ufficiale però si premurano accuratamente di celare queste considerazioni.
*Angela Fais è autrice per LAD Edizioni di “Pietre senza popolo”, il libro che svela i meccanismi dietro la turistificazione
11/9/2026 https://www.lantidiplomatico.it/









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