Quando il lavoro uccide. Hanno il potere di sfruttamento e di morte
Versione interattiva Lavoro e Salute Settembre 2026 – Lavoro & Salute – Blog
Archivio Lavoro e Salute – Home page
E, ormai, pochi sindacalisti e politici se ne accorgono, denunciano e lottano
di Franco Cilenti
Come sulle catastrofi ambientali anche sulle morti sul lavoro ci vorrebbero far capire che non c’è niente da fare e dovremmo solo pregare che non ne succedono tante. E a chi risponde che come nelle catastrofi anche nelle stragi sul lavoro non c’è la mano punitiva di un Dio ma le scelte dell’uomo contro la natura e contro i diritti del lavoratore lo deridono come fosse lo scemo del villaggio. Ma noi scemi gridiamo anche che che di fronte allo stillicidio di morti sul lavoro, la risposta delle istituzioni rappresenta una evidente complicità raffigurabile in un palo che coadiuva una rapina. Solo che in questi quotidiani casi non si tratta di denaro ma di vite umane, non si tratta di casseforti ma di luoghi di lavoro, non si tratta di comuni banditi ma di imprenditori, non si tratta di complici che fungono da pali in strada ma soggetti deputati alla salvaguardia del benessere psicofisico delle lavoratrici e dei lavoratori.
Banditi e pali che, invece, sono solerti nei tagli al costo del lavoro e quindi ai salari di chi lavora, ovvero: cornuti (poveri) e mazziati (messi a rischio di infortuni e morte).
Omicidi? Si, di omicidi si tratta se è vero, com’è vero, che tutti conoscono i percorsi produttivi e legislativi responsabili degli eventi quotidiani ma non prevengono il crimine girandosi dall’altra parte, gli imprenditori con la loro arroganza e le istituzioni con le loro lacrime di coccodrillo mentre scrivono le loro leggi con l’inchiostro simpatico, appositamente usato per non irritare i loro referenti economici: quelli che hanno solo 6.293 controlli in azienda su una platea di oltre 3,2 milioni di imprese: l’ 1,97 per mille (INAIL).
L’organizzazione del lavoro negli ultimi 20 anni è gravemente peggiorata in quanto le aziende considerano gli investimenti sulla sicurezza un costo sapendo che penalmente rischiano poco metto in conto i morti sul lavoro, ai quali vanno aggiunti quelli che muoiono a causa delle malattie professionali per patologie dovute alle esposizioni di sostanze tossiche presenti sul lavoro di varia natura e si aggiungono quelle differite per infortunio e quelli non denunciati perché lavoranti al nero.
La grande maggioranza dei lavoratori obbligati a lavorare senza contratto sono migranti e il rischio di morte sul lavoro per loro è oltre tre volte superiore rispetto a quello dei lavoratori italiani.
Quello che è venuto a mancare a mancare negli ultimi quindici anni è il coinvolgimento di tutti i lavoratori nella valutazione dei rischi esistenti in ogni reparto o gruppo di lavoro omogeneo, affinché siano essi a dare al loro rappresentante (RLS) le indicazioni oggettive sui rischi reali esistenti, che molto spesso, oltre che la mancanza di accorgimenti tecnici di prevenzione sugli impianti, i rischi dipendono dalla qualità dei processi produttivi ed organizzativi.
Le imprese assumono, con contratto di apprendistato, contratto interinale, contratto a termine, partite iva, false cooperative, contratto in affitto, ecc…ecc…, ci sono ben 45 forme di contratti precari in base alla legge n. 30 (Legge Biagi) e cercano di incrementare in continuazione carichi e ritmi di lavoro, costringono a straordinari per non assumere nuovo personale, non facendo formazione adeguata.
Le imprese giustificano questa loro barbara logica, come necessità per essere più competitivi nella globalizzazione sui mercati mondiali… ma non è così: in verità la competitività delle imprese sui mercati, si misura proprio dalla capacita di effettuare “Investimenti Alti” innovativi ed investimenti intensi anche sulla sicurezza… ma la maggioranza dei datori di lavoro pensano solo di fare nell’immediato più profitti, ed ad investire i propri capital in attività finanziarie speculative senza rischio di impresa, e con la legge la legge n. 30 “Biagi” e con il Jobs Act attraverso l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori, il datore di lavoro può dire: “fai come ti comando altrimenti sei licenziato“ e i lavoratori costretti ad accettare ogni tipo di vessazione!
A una seria verifica dei motivi degli infortuni e dei morti sul lavoro ci accorgiamo che essi non sono “incidenti” sul lavoro, ma sono morti sostanzialmente programmate da una organizzazione capitalista del lavoro, che ha messo al suo centro il risparmio di tutti i costi compresi quelli della prevenzione, formazione, informazione, addestramento … al solo fine di fare più profitti, anche quando si obbliga a lavorare con 38 gradi di calore, con l’assenso del Governo!
Morti programmate con una media di quasi quattro morti al giorno con frequenti accellerazioni: tra il 30 e il 31 luglio scorso si è verificata un’impennata tragica con 18 morti registrati esclusivamente sui luoghi di lavoro. La possiamo definire strage senza urtare la classe imprenditoriale? Possiamo dire loro che “gli incidenti” avvengono in stragrande maggioranza a causa dei carichi di lavoro aumentati, della mancanza di organici, a causa degli straordinari, soprattutto tra i lavoratori precari, tra i dipendenti delle ditte in appalto e subappalto e cooperative?
E cosa dicono gli imprenditori degli oltre diecimila mila morti all’anno per pregresse esposizioni cancerogene sul lavoro?
Per noi è un enorme problema di giustizia penale e civile per le vittime di questa strage silenziosa.
QUINDI
Oggi siamo in una fase molto diversa da quando sono nati le RSU/RSA e i RLS ma non affatto migliore.
Siamo di fronte a: aumento, senza alcun freno, dello sfruttamento, miseri salari, incremento della precarietà e della flessibilità, aumento brutale dei ritmi e degli orari, tagli continui (anche nella pandemia) alla sanità, appunto per questo stato di cose ai confini della civiltà del lavoro si dovrebbe ridare poteri di contrapposizione conflittuale a chi si sente di esercitarlo, pena la continua conta di infortuni e di morti sul lavoro, al netto delle malattie professionali che si trasformano negli anni anch’esse in disabilità e morti.
Accenniamo, per l’ennesima volta, i punti per la ripartenza di un protagonismo sindacale, delle lavoratrici e dei lavoratori
. 1- Revisione del regime sanzionatorio del D.Lgs.81/08 ridotto drasticamente dal D.Lgs.106/09, fino a riportarlo a quello originale e introduzione nel codice penale del reato di omicidio sul lavoro.
. 2- Revisione della tabella dell’INAIL sulle malattie professionali in modo da far rientrare nell’elenco ulteriori patologie rispetto a quelle presenti attualmente (D.Lgs del 21 luglio 2008). In particolare tutte le patologie psichiche e psicosomatiche correlate allo stress occupazionale e alle molestie e violenze sul lavoro.
. 3- I Servizi di Prevenzione sui luoghi di lavoro delle ASL devono riprendere un intervento partecipato con i lavoratori, per andare a cercare il soggetto debole, cioè i lavoratori, che ormai in rari casi si rivolgono ai Servizi, avendo maturato una notevole diffidenza.
. 4- Piena competenza dei compiti di vigilanza in tutti i luoghi di lavoro da parte dei servizi di prevenzione delle ASL Oggi solo un piccolo numero di aziende riceve controlli, anche se solo ogni tre/quattro anni.
. 5- Inasprimento delle sanzioni a carico del datore di lavoro e dei dirigenti.
. 6- Ripristino del testo originale del D.Lgs. 81/08, eliminando le successive modifiche peggiorative
. 7- Promozione di sportelli salute e sicurezza autorganizzati e gestiti dalle realtà locali.
. 8- Creazione di una rete di assistenza tecnico/legale per i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza quando, a seguito della loro attività, subiscono discriminazioni da parte delle aziende.
. 9- Istituzione di un pool di magistrati per la salute e sicurezza sul lavoro in ogni Procura.
. 10- Introduzione nel codice penale del reato di omicidio sul lavoro.
. 11- Competenze sul riconoscimento delle malattie professionali dall’INAIL alle USL/ASL.
. 12- Centralità ai Pool di magistrati che si occupano di salute e sicurezza sul lavoro in ogni Procura, prevedendo percorsi di formazione specifici prima dell’entrata nel pool, fino alla creazione di una Procura nazionale per la sicurezza sul lavoro.
Avviso a sindacalisti e politici interessati
Senza questi provvedimenti da conquistare attraverso ogni forma di lotta, democraticamente partecipativa, tutti gli altri sforzi, per tentare di fermare questa ecatombe sociale, saranno ininfluenti, e anche voi sarete, comunque complici.
Versione interattiva Lavoro e Salute Settembre 2026 – Lavoro & Salute – Blog
Archivio Lavoro e Salute – Home page










Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!