Sanità: il Parlamento europeo esce dal coma?
PIANO DI CRISI DELL’UE PER IL PERSONALE SANITARIO
Sostenibilità dei sistemi sanitari e condizioni occupazionali e lavorative nel settore sanitario
SINTESI ANALITICA PER LA STAMPA
Numeri della crisi, proposte principali e testo integrale della relazione del Parlamento europeo.
Relatori: Loucas Fourlas • Ruggero Razza
A10-0168/2026 11 giugno 2026
Piano di crisi dell’UE per il personale sanitario
La relazione Fourlas-Razza: un piano europeo per personale, sicurezza delle cure e sostenibilità dei sistemi sanitari
La relazione parte da un cambio di prospettiva importante: la carenza di personale sanitario non viene più
considerata semplicemente un problema occupazionale. È un problema di sicurezza dei pazienti, accesso
alle cure, coesione territoriale, competitività e, infine, sicurezza strategica europea.
Il punto politico centrale è conseguente: senza medici, infermieri e altri professionisti in numero
sufficiente, non esiste sistema sanitario resiliente, indipendentemente dalla disponibilità di nuovi farmaci,
tecnologie, ospedali o investimenti infrastrutturali.
La proposta più ambiziosa è quindi quantificata: aumentare di almeno un milione di unità il personale
sanitario europeo nel periodo 2028-2034, accompagnando l’obiettivo con una strategia europea di lungo
periodo e con risorse dedicate nel prossimo Quadro finanziario pluriennale.
- I NUMERI DELLA CRISI
1,2 milioni di professionisti mancanti oggi
Nel 2022 nell’UE si stimava una carenza di circa 1,2 milioni di medici, infermieri e ostetriche rispetto al
personale necessario per raggiungere una copertura sanitaria universale. Il settore sanitario risulta inoltre
stabilmente fra i tre settori con le più gravi e diffuse carenze di manodopera negli Stati membri.
La relazione richiama inoltre una previsione di 950.000 operatori sanitari mancanti entro il 2030. Nella
motivazione finale compare una stima ancora più ampia, riferita complessivamente agli operatori sanitari
e assistenziali, secondo cui la carenza potrebbe superare i 4 milioni entro il 2030. I due numeri non vanno
confusi: fanno riferimento a perimetri e fonti differenti.
È probabilmente questo il dato più efficace per spiegare alla stampa la dimensione del problema: l’Europa
non affronta una normale difficoltà di reclutamento, ma un deficit strutturale della propria capacità di cura.
Una forza lavoro che sta invecchiando
Il problema è destinato ad aggravarsi per effetto dei pensionamenti. Il 30% dei medici europei e il 18%
degli infermieri ha almeno 55 anni. In 12 Stati membri, già nel 2022, la quota dei medici di almeno 55 anni
raggiungeva addirittura il 40%.
La questione, dunque, non riguarda soltanto quanti professionisti mancano oggi, ma quanti ne usciranno
nei prossimi anni rispetto a quanti ne entreranno. La relazione segnala infatti contemporaneamente
pensionamenti, diminuzione delle iscrizioni in alcune discipline sanitarie e insufficiente afflusso di nuovi
laureati. - LA CRISI DEL PERSONALE È GIÀ UNA CRISI DELLE CURE
Le conseguenze sono concrete: meno personale significa visite più brevi, liste d’attesa più lunghe, pronto
soccorso sovraffollati, diagnosi tardive, minore prevenzione e maggiore probabilità di errori.
La relazione afferma espressamente che le carenze croniche possono essere associate a danni,
complicazioni e riammissioni evitabili, minore monitoraggio dei pazienti, mancata esecuzione dei controlli
necessari, minore rispetto dei protocolli, ritardi diagnostici e interruzione della continuità assistenziale.
Un altro dato fotografa la disuguaglianza nell’accesso: nel 2024 il 3,6% dei cittadini UE di almeno 16 anni
che necessitavano di una visita o di un trattamento non è riuscito ad accedervi, per ragioni economiche,
liste d’attesa o distanza dai servizi. In alcune regioni europee le donne incinte devono percorrere oltre 100
chilometri per raggiungere un reparto maternità.
È qui che compare uno dei concetti politicamente più rilevanti della relazione: i “deserti sanitari”.
Piano di crisi dell’UE per il personale sanitario - L’EMERGENZA NASCOSTA: LA SALUTE MENTALE DI CHI CURA
Probabilmente i numeri più drammatici dell’intero documento riguardano la condizione psicofisica dei
professionisti.
Secondo i dati OMS richiamati dalla relazione:
- 1 operatore sanitario su 3 riferisce depressione o ansia;
- 1 su 10 riferisce pensieri suicidi o comportamenti autolesionistici;
- 1 medico su 4, soprattutto fra i giovani, lavora più di 50 ore settimanali;
- il 32% dei medici e il 25% degli infermieri ha un contratto a tempo determinato;
- fra il 60 e il 90% degli infermieri riferisce ogni anno disturbi muscoloscheletrici.
La relazione cita inoltre livelli particolarmente elevati di burnout in alcuni ambiti, fino al 79% degli
infermieri e al 65% dei medici nel settore cardiovascolare. Medici e infermieri avrebbero una probabilità
cinque volte superiore rispetto alla popolazione generale di manifestare sintomi depressivi: 32% contro
6%.
Il punto decisivo è che il burnout non riguarda soltanto il benessere del lavoratore. Diventa un problema di
sicurezza clinica: il documento richiama studi secondo cui gli operatori in burnout possono avere il doppio
delle probabilità di essere coinvolti in incidenti riguardanti la sicurezza dei pazienti.
- LA PRIMA GRANDE PROPOSTA: UN MILIONE DI OPERATORI IN PIÙ
È la proposta politicamente più forte della relazione.
Il Parlamento chiede alla Commissione una strategia europea globale e di lungo periodo per il personale
sanitario, con l’obiettivo di incrementare la forza lavoro di almeno un milione di operatori nel QFP
2028-2034.
Non si propone una semplice campagna di assunzioni. La strategia deve comprendere
contemporaneamente:
formazione → ingresso → assunzione → condizioni di lavoro → carriera → permanenza nel sistema →
mobilità → aggiornamento delle competenze → programmazione del fabbisogno.
La Commissione dovrebbe inoltre monitorare sistematicamente le carenze professione per professione e
regione per regione.
È un cambio significativo: la programmazione del personale sanitario diventerebbe una questione
europea strutturale, pur restando l’organizzazione dei sistemi sanitari competenza degli Stati membri. - ORGANICI SICURI: DAL NUMERO DEI DIPENDENTI ALLA SICUREZZA DEL PAZIENTE
Una delle innovazioni più concrete è la proposta di definire principi comuni europei sugli organici sicuri.
La relazione chiede una raccomandazione del Consiglio e invita a valutare anche la necessità di un
quadro obbligatorio, comprendente controlli sui carichi di lavoro e sui rapporti medici/pazienti e
infermieri/pazienti.
Gli Stati vengono inoltre invitati a considerare soglie minime e parametri di sicurezza e tempi di
consultazione sufficienti per una corretta valutazione clinica.
Per gli infermieri viene proposta la creazione di uno strumento europeo standardizzato per misurare il
carico di lavoro, prendendo come riferimento sistemi validati come il Nursing Activity Score.
Piano di crisi dell’UE per il personale sanitario
La portata della proposta è importante: un organico insufficiente viene trattato come un rischio
professionale e un rischio per la sicurezza del paziente, non semplicemente come una difficoltà
gestionale. - RICONOSCERE LE PROFESSIONI SANITARIE COME USURANTI
Altro punto significativo è la richiesta agli Stati membri di riconoscere formalmente le professioni sanitarie
come professioni usuranti e particolarmente impegnative.
La relazione collega questa qualificazione alla necessità di assicurare:
retribuzioni adeguate alle competenze e alle responsabilità, stabilità occupazionale, rispetto dell’orario di
lavoro, limitazione dei turni notturni consecutivi e dei turni eccessivamente lunghi, riposo effettivo, tutela
della salute mentale e fisica e contrasto alla precarietà.
Particolarmente significativa è la richiesta alla Commissione di vigilare sull’applicazione della direttiva
sull’orario di lavoro: un medico su quattro e un infermiere su dieci lavorano oltre 50 ore alla settimana. - GIOVANI MEDICI E SPECIALIZZANDI: NON MANODOPERA A BASSO COSTO
La relazione dedica un capitolo sostanziale alla generazione che dovrà sostituire quella prossima alla
pensione.
Si propone di finanziare i tirocini degli studenti di medicina e delle altre professioni sanitarie e di
prevedere sostegni che possano accompagnare l’intero percorso di studi, comprese le attività cliniche.
Per giovani medici e specializzandi si chiedono retribuzione equa, riposi protetti, copertura previdenziale,
tutela della genitorialità, supervisione e tutoraggio, insieme a standard europei minimi di qualità della
formazione specialistica.
La filosofia è semplice: gli studenti non devono essere utilizzati per coprire i vuoti di organico.
A questo si accompagna una proposta originale: creare un Erasmus specificamente dedicato agli istituti di
istruzione e formazione sanitaria, favorendo programmi transnazionali e interdisciplinari. - DESERTI SANITARI: PORTARE I PROFESSIONISTI DOVE OGGI NON VOGLIONO O NON POSSONO ANDARE
La relazione riconosce che la media nazionale del personale può nascondere enormi squilibri territoriali.
Zone rurali, montane, insulari, periferiche, ultraperiferiche e spopolate hanno difficoltà molto maggiori
nell’attrarre professionisti.
La risposta proposta non è esclusivamente salariale. Si ipotizzano incentivi territoriali, tra cui:
programmi abitativi, borse di studio, opportunità professionali e di carriera, incentivi per chi accetta di
lavorare nelle aree scarsamente servite, telemedicina e valorizzazione delle farmacie di prossimità.
Per Paesi con forti differenze interne – e in particolare per territori insulari, periferici o a bassa densità –
questo è uno dei capitoli più rilevanti dell’intera relazione. - IL GRANDE TEMA DEL FINANZIAMENTO: LA SANITÀ NEL BILANCIO UE 2028-2034
Qui la relazione compie una scelta politica netta.
Chiede di aumentare e utilizzare in maniera coordinata le risorse di EU4Health, Orizzonte Europa, fondi
strutturali, Erasmus+, Europa digitale, FSE+ e politica di coesione, indirizzandole verso formazione,
assunzione, mantenimento del personale, innovazione e territori maggiormente in difficoltà.
Piano di crisi dell’UE per il personale sanitario
Ma va oltre.
La relazione manifesta preoccupazione per l’assenza di una specifica linea di bilancio sanitaria nella
proposta del QFP post-2027 e chiede un bilancio sanitario specifico dell’UE all’interno di ciascun QFP,
con risorse prevedibili e dedicate.
Ancora più politicamente significativa è l’indicazione di considerare gli investimenti sanitari come
investimenti strategici e di valutare:
la possibilità di escludere la spesa sanitaria dalle misure di austerità, salvaguardando disciplina di
bilancio, trasparenza e controllo sull’efficacia della spesa.
È uno dei passaggi potenzialmente più forti sul piano politico e mediatico. - INVESTIRE IN SALUTE NON È SOLO SPENDERE
La relazione offre anche una giustificazione economica alla richiesta di maggiori investimenti.
Ogni euro investito in prevenzione può produrre fino a 14 euro di rendimento attraverso minori costi
sanitari e maggiore produttività.
Parallelamente, le malattie non trasmissibili costano all’UE oltre 700 miliardi di euro l’anno.
Le sole malattie cardiovascolari causano 1,7 milioni di morti all’anno e rappresentano il 22% di tutti i
ricoveri ospedalieri.
La conclusione economica della relazione è quindi rilevante: sanità e personale sanitario non devono
essere considerati esclusivamente capitoli di spesa pubblica, ma infrastrutture produttive e strategiche
dell’Europa. - INTELLIGENZA ARTIFICIALE: LIBERARE TEMPO CLINICO, NON SOSTITUIRE LE PERSONE
La digitalizzazione viene vista come parte della soluzione, ma con un limite molto chiaro.
Tecnologie digitali e IA possono ridurre gli adempimenti amministrativi, ottimizzare l’organizzazione,
migliorare l’accessibilità dei servizi e liberare tempo dei professionisti.
Ma il principio stabilito è: la tecnologia deve integrare il lavoro umano, non sostituirlo.
Questo comporta anche investimenti nella formazione digitale del personale e una riorganizzazione delle
competenze, affinché medici e infermieri possano dedicare una quota maggiore del proprio tempo alle
attività assistenziali. - DONNE E SANITÀ: IL 78% DELLA FORZA LAVORO
La crisi presenta inoltre una fortissima dimensione di genere.
Le donne costituiscono circa il 78% del personale sanitario europeo e, in circa metà degli Stati membri,
rappresentano oltre il 90% degli infermieri. Eppure persistono differenze salariali, minori opportunità di
carriera e maggiore esposizione a violenza e molestie.
La relazione richiama un divario di 24 punti percentuali nelle retribuzioni mensili medie tra uomini e donne
nel settore sanitario e assistenziale.
Da qui le proposte su conciliazione famiglia-lavoro, servizi per l’infanzia, tutela della maternità, contrasto
alla discriminazione e alla violenza e sostegno al rientro professionale.
- LE 10 PROPOSTE PRINCIPALI
A colpo d’occhio – i punti da evidenziare nella comunicazione
1 1 MILIONE IN PIÙ
Almeno un milione di operatori sanitari in più nell’UE nel ciclo 2028-2034.
2 STRATEGIA EUROPEA
Programmazione permanente del personale e monitoraggio delle carenze per professione e territorio.
3 ORGANICI SICURI
Standard e possibili parametri minimi sui rapporti medici/pazienti e infermieri/pazienti.
4 PROFESSIONI USURANTI
Riconoscimento delle professioni sanitarie come usuranti e particolarmente impegnative.
5 GIOVANI E SPECIALIZZANDI
Tirocini sostenuti finanziariamente, tutele e formazione specialistica di qualità.
6 ERASMUS SANITARIO
Un programma Erasmus specificamente dedicato alla formazione sanitaria.
7 DESERTI SANITARI
Incentivi economici, abitativi, formativi e professionali nelle aree scarsamente servite.
8 SALUTE MENTALE
Benessere del personale come indicatore di performance della dirigenza sanitaria.
9 BILANCIO UE PER LA SALUTE
Risorse sanitarie adeguate e riconoscibili nel QFP 2028-2034 e nel dopo-EU4Health.
10 SANITÀ = INVESTIMENTO
Valutare la protezione degli investimenti sanitari dalle
misure di austerità.
Piano di crisi dell’UE per il personale sanitario Sintesi grafica
Piano di crisi dell’UE per il personale sanitario 6 - LA SALUTE MENTALE DIVENTA UN INDICATORE DI PERFORMANCE
Una proposta meno appariscente, ma innovativa, è quella di considerare la tutela della salute mentale del
personale come un indicatore chiave di performance dei dirigenti sanitari.
In altre parole, un manager sanitario non dovrebbe essere valutato soltanto su bilanci, attività e
produttività, ma anche sulla capacità dell’organizzazione di proteggere il benessere psicologico dei
lavoratori.
È un cambiamento culturale significativo perché trasforma il burnout da problema individuale del
professionista a responsabilità organizzativa del sistema sanitario. - Almeno 1 milione di operatori sanitari in più nell’UE entro il ciclo finanziario 2028-2034.
- Strategia europea permanente sul personale sanitario, con monitoraggio delle carenze per professione e territorio.
- Standard sugli organici sicuri, fino alla possibile introduzione di parametri minimi e rapporti medici/pazienti e infermieri/pazienti.
- Riconoscimento delle professioni sanitarie come usuranti e particolarmente impegnative.
- Tutela specifica di studenti, giovani medici e specializzandi, con tirocini sostenuti finanziariamente e formazione specialistica di qualità.
- Un Erasmus sanitario dedicato.
- Piano contro i deserti sanitari, con incentivi economici, abitativi, formativi e professionali per lavorare nelle aree scarsamente servite.
- Salute mentale del personale come indicatore di performance della dirigenza sanitaria.
- Bilancio sanitario europeo adeguato e riconoscibile nel QFP
2028-2034, salvaguardando risorse per il dopo-EU4Health. - Valutazione della possibilità di proteggere gli investimenti sanitari dalle misure di austerità, riconoscendo la sanità come investimento strategico e non come mera voce di costo.
LA CHIAVE POLITICA DELLA RELAZIONE
Il messaggio che emerge può essere sintetizzato così: l’Europa rischia di avere più bisogno di cure
proprio mentre diminuiscono le persone disponibili a garantirle.
Piano di crisi dell’UE per il personale sanitario
L’invecchiamento della popolazione aumenta la domanda; l’invecchiamento dei professionisti riduce
l’offerta. Burnout, precarietà, retribuzioni insufficienti e condizioni di lavoro difficili accelerano le uscite. I
deserti sanitari amplificano le differenze territoriali. Nel frattempo malattie croniche, tumori, patologie
cardiovascolari, salute mentale, resistenza antimicrobica e possibili nuove emergenze aumentano la
pressione sui sistemi.
Per questo la relazione Fourlas-Razza cerca di spostare il dibattito europeo dalla gestione della carenza
alla programmazione della capacità sanitaria dell’Europa.
La proposta del milione di professionisti in più è il simbolo quantitativo di questa impostazione; organici
sicuri, formazione, condizioni di lavoro, salute mentale, coesione territoriale e finanziamento europeo ne
rappresentano l’architettura.
E il messaggio forse più significativo per la comunicazione pubblica è che la crisi del personale sanitario
non riguarda soltanto chi lavora negli ospedali: riguarda direttamente il diritto del cittadino a essere curato
in tempo, vicino a casa e in condizioni di sicurezza.









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