SALUTE MENTALE IN PIEMONTE: IL RAPPORTO SIEP 2026 CONFERMA LE DIFFICOLTÀ.
DAL PRC LA DENUNCIA DI ALBERTO DEAMBROGIO: “SERVIZI AL LUMICINO E FONDI NON SUFFICIENTI, LA GIUNTA CIRIO REAGISCA”
I dati emersi dall’ultimo Rapporto SIEP 2026 (Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica) – dichiara Alberto Deambrogio segretario regionale piemontese del PRC – scattano una fotografia impietosa della salute mentale in Italia, evidenziando un Paese drammaticamente frammentato dove il diritto alla cura dipende esclusivamente dalla regione in cui si risiede.
In questo scenario di diffusa disparità, il Piemonte continua purtroppo la sua crisi, pagando il prezzo di anni di disinvestimenti, tagli lineari e totale assenza di una visione strategica incentrata sulla territorialità e sui diritti delle persone.
“Il verdetto della SIEP non ci sorprende, ma deve pesare come un macigno sulle coscienze di chi governa questa regione. Il Piemonte destina appena il 2,55% delle proprie risorse sanitarie alla salute mentale, restando non solo ben al di sotto della già magra media nazionale del 3%, ma a distanza siderale da quel 5% minimo che le associazioni dei familiari, gli operatori e il Coordinamento Piemontese per la Salute Mentale (CoPiSam) rivendicano da tempo. Con lo stanziamento di fondi fermo al palo e una spesa pro capite inadeguata, i nostri Dipartimenti di Salute Mentale sono ormai ridotti al lumicino”.
La denuncia del PRC punta il dito contro l’insufficienza cronica di personale e la progressiva privatizzazione dei servizi, che lasciano i Centri di Salute Mentale (CSM) privi di organico sufficiente per garantire aperture prolungate e una presa in carico reale, continuativa e comunitaria.
“Mentre l’esecutivo nazionale sbandiera risorse triennali che rischiano di perdersi nei mille rivoli delle burocrazie locali, la Giunta regionale piemontese e l’assessore Riboldi continuano a ignorare il grido d’aiuto che arriva dai territori.
Assistiamo a un aumento vertiginoso del disagio psicologico e psichiatrico, specialmente tra le fasce giovanili, all’intreccio sempre più complesso tra disturbi e uso di sostanze, ma la risposta pubblica è il vuoto. Mancano medici, infermieri, psicologi ed educatori; i percorsi personalizzati e i budget di salute restano sulla carta per carenza di fondi, spingendo le famiglie verso il privato o verso l’abbandono.
Come Rifondazione Comunista – conclude Deambrogio – riteniamo inaccettabile che la salute mentale sia trattata come una Cenerentola della sanità. Chiediamo l’immediato adeguamento dello stanziamento di bilancio regionale al 5% del fondo sanitario, un piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato e il blocco delle esternalizzazioni che frammentano il lavoro terapeutico. La salute mentale è un diritto costituzionale, non un lusso per chi può permetterselo”.

29/9/2026









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